È morto Bruno Contrada, aveva 94 anni. Ex numero tre del Sisde negli anni più violenti della guerra di mafia a Palermo, è stato al centro di una vicenda giudiziaria controversa che ha diviso l’opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti.
Prima a una condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (Contrada scontò 8 anni della pena) e successivamente alla revoca della stessa condanna dopo un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani (Cedu) e a un risarcimento per l’ex poliziotto.
Bruno Contrada, che aveva subito una lunga custodia cautelare in carcere, tornò in cella. Il funzionario, tra il carcere e i domiciliari per motivi di salute, aveva scontato tutta la pena. Nel 2015, però, i giudici europei condannarono l’Italia a risarcire il superpoliziotto, nel frattempo sospeso anche dalla pensione, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato perché all’epoca dei fatti a lui contestati (1979-1988) il reato di concorso in associazione mafiosa, non “era sufficientemente chiaro”.
L’ex numero tre del Sisde ha incassato 285 mila euro (103 mila per i 440 giorni di carcere e 181 mila per i 1540 giorni di detenzione domiciliare). All’inizio gli era stata riconosciuta una cifra che superava i 600 mila euro, poi ridotta in appello. Il punto è stato il reato contestato. I giudici di secondo grado scrissero che non si configurava il concorso esterno, ma eventualmente si poteva profilare il favoreggiamento alla mafia.
Arrestato, la vigilia del Natale ’92, l’anno delle stragi palermitane, poi a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada era stato condannato a 10 anni di carcere il 5 aprile ’96. Sentenza ribaltata in Corte d’appello il 4 maggio 2001: assolto. La Cassazione ha rinviato gli atti a Palermo. Poi la nuova condanna a 10 anni nel 2006, dopo 31 ore di Camera di consiglio della Corte d’appello palermitana, e la conferma della Cassazione l’anno successivo. Quindi il carcere, i domiciliari e poi la fine pena nell’ottobre 2012.
Contrada in questi anni ha sempre combattuto per “salvaguardare – diceva – l’onore di un uomo delle istituzioni”. “Voglio l’onore che mi hanno tolto, non ho perso fiducia nello Stato” ripeteva.
Dopo un’altra lunga battaglia giudiziaria la prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, ribaltando la decisione della seconda sezione, dopo l’annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, accolse la domanda di Contrada di riparazione per ingiusta detenzione riducendo l’entità dell’indennizzo a 285.342 euro. Sentenza confermata dalla Cassazione nel 2023.
I funerali di Bruno Contrada si terranno lunedì mattina a Palermo, nella chiesa di San Tommaso d’Aquino. Il superpoliziotto, morto ieri poco prima della mezzanotte, era stato ricoverato per venti giorni a causa di una polmonite. La salma sarà tumulata al cimitero dei Rotoli.






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