Nel 2026 resta in busta paga il cosiddetto ex bonus Renzi, oggi trattamento integrativo IRPEF, con un valore massimo di 100 euro al mese e fino a 1.200 euro l’anno. Il punto chiave è che non tutti lo riceveranno: le regole sono diventate più selettive e legate a reddito, detrazioni e imposta dovuta.
Si tratta di una misura introdotta nel 2014 dal governo Renzi e ancora attiva, che integra direttamente lo stipendio mensile. In busta paga compare con la voce TIR (Trattamento Integrativo Redditi) ed è anticipata dal datore di lavoro per conto dello Stato.
Come funziona davvero il bonus da 100 euro
Il meccanismo resta automatico, ma solo per chi rientra nei requisiti fiscali. Non serve fare domanda: l’importo arriva direttamente nello stipendio.
Il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta: anticipa il bonus e lo recupera successivamente tramite compensazioni fiscali con l’Agenzia delle Entrate.
Il trattamento viene riconosciuto per i periodi di lavoro effettivamente svolti ed è distribuito nelle mensilità dell’anno. L’importo può variare leggermente: circa 101,92 euro nei mesi da 31 giorni e 98,63 euro in quelli da 30.
Chi riceve il bonus nel 2026
Il bonus riguarda diverse categorie legate al lavoro dipendente. Tra i beneficiari rientrano:
- lavoratori dipendenti pubblici e privati;
- lavoratori con contratti assimilati;
- soci di cooperative;
- percettori di NASpI o cassa integrazione
Il punto centrale, però, non è la categoria ma il reddito e la situazione fiscale complessiva.
Le soglie di reddito: cosa cambia davvero
Il diritto al bonus si basa su tre fasce principali.
Chi ha un reddito annuo fino a 15.000 euro riceve il bonus pieno, fino a 1.200 euro l’anno. C’è però una condizione precisa: l’imposta lorda deve essere superiore alle detrazioni da lavoro.
Nella fascia tra 15.000 e 28.000 euro il bonus non è automatico. Qui entra in gioco un calcolo più complesso: il lavoratore riceve solo la differenza tra detrazioni fiscali e imposta lorda, sempre entro il limite massimo di 1.200 euro.
Le detrazioni che incidono possono includere spese sanitarie, carichi familiari, interessi sul mutuo o lavori di ristrutturazione.
Oltre i 28.000 euro di reddito annuo, il bonus non spetta più in nessun caso.
Il nodo degli incapienti e dei redditi bassi
Uno dei punti più critici riguarda chi guadagna meno.
I lavoratori con redditi inferiori a circa 8.500 euro annui sono definiti incapienti. Non pagando IRPEF, non possono accedere al bonus.
C’è poi una fascia intermedia, tra 8.500 e 9.000 euro, che ha perso il diritto al trattamento a causa delle modifiche introdotte con la Legge di Bilancio 2025 e confermate nel 2026, in particolare per effetto del taglio del cuneo contributivo.
Al momento non sono previste correzioni normative.
Il rischio restituzione: cosa succede a fine anno
Uno degli aspetti più delicati riguarda il conguaglio fiscale.
Durante l’anno il bonus viene erogato sulla base di una stima del reddito. Ma a fine anno il datore di lavoro verifica la situazione reale.
Se il reddito supera i 28.000 euro, ad esempio per straordinari o premi, il bonus deve essere restituito integralmente.
Se l’importo da recuperare supera i 60 euro, la restituzione avviene in otto rate a partire dalla prima busta paga utile.
Il rischio aumenta quando il datore di lavoro non conosce tutti i redditi del dipendente, come affitti, seconde attività o altre entrate.
La fascia più complessa: tra 15.000 e 28.000 euro
È qui che si concentra la maggior parte delle criticità.
In questa fascia il bonus dipende dalle detrazioni effettive maturate durante l’anno. Se le spese detraibili sono basse, il trattamento può ridursi fino ad azzerarsi.
Per questo molti consulenti consigliano di non ricevere il bonus in anticipo, ma di recuperarlo in dichiarazione dei redditi tramite modello 730, evitando il rischio di restituzioni.
Quando conviene non riceverlo in busta paga
Il lavoratore può chiedere al datore di lavoro di non erogare il bonus mensilmente.
In questo modo potrà verificarne il diritto a consuntivo e recuperarlo solo se spettante. È una scelta prudente, soprattutto per chi ha redditi variabili o più fonti di guadagno.
Fonti:






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