Gennaro Panzuto, 51 anni, noto come “Genny Terremoto”, è stato arrestato e dovrà scontare una condanna definitiva a 8 anni e 6 mesi di carcere per reati legati al traffico di stupefacenti. L’operazione è stata eseguita il 14 marzo dalla Squadra Mobile di Napoli a Frosinone, dove l’uomo viveva da tempo. Per chi lo seguiva sui social, l’impatto è immediato: l’ex boss diventato influencer su TikTok torna dietro le sbarre.
Il provvedimento di carcerazione è stato emesso il 13 marzo dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale di Napoli e riguarda un cumulo di pene derivanti da vecchie accuse legate alla droga.
Dalla camorra ai social: la doppia vita di Panzuto
Panzuto è stato per anni una figura di primo piano nella criminalità organizzata napoletana. Ritenuto ai vertici del clan della Torretta, era legato all’Alleanza di Secondigliano, una delle strutture più influenti della camorra.
Nel corso della sua attività criminale aveva già conosciuto l’arresto: nel 2007, mentre era latitante, fu fermato in Inghilterra.
Negli anni successivi, dopo il ritorno in libertà e il percorso come collaboratore di giustizia, la sua immagine pubblica era cambiata radicalmente.
L’ascesa su TikTok: 170mila follower e 3 milioni di like
Negli ultimi anni Panzuto è diventato un volto noto sui social, in particolare su TikTok.
Ha costruito un profilo con oltre 170mila follower e più di 3 milioni di like, numeri che lo hanno trasformato in un vero influencer.
Si è rivolto soprattutto ai più giovani, invitandoli a non seguire il suo percorso criminale. Una comunicazione diretta, spesso basata sulla sua esperienza personale, che aveva contribuito a rafforzare la sua visibilità online.
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L’arresto a Frosinone e il ritorno in carcere
Al momento dell’arresto, Panzuto non si trovava a Napoli, ma a Frosinone, città dove si era stabilito da tempo.
Gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno eseguito il provvedimento senza particolari criticità, dando attuazione a una condanna ormai definitiva.
La pena da scontare, pari a 8 anni e 6 mesi, è legata a reati in materia di stupefacenti e deriva da un cumulo di condanne precedenti.
Collaboratore di giustizia e fine della protezione
Dopo la stagione criminale, Panzuto era diventato collaboratore di giustizia.
Questo passaggio aveva segnato una fase diversa della sua vita, culminata con il ritorno a Napoli una volta terminato il programma di protezione.
La scelta di esporsi pubblicamente sui social aveva contribuito a costruire una nuova identità, distante dal passato ma sempre legata alla sua storia personale.
Una parabola che si chiude
Il caso di Panzuto racconta un percorso netto: dalla criminalità organizzata ai social, fino al nuovo arresto.
La notorietà digitale non ha inciso sulla sua posizione giudiziaria. La condanna è diventata esecutiva e ha riportato l’ex boss in carcere.






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