Un attacco aereo nella notte ha colpito un grande ospedale per il recupero dalle dipendenze a Kabul, provocando oltre 400 morti e centinaia di feriti. Il bilancio, comunicato dal ministero dell’Interno afghano, parla di almeno 408 vittime e 265 feriti. L’episodio segna un salto di livello nel conflitto tra Pakistan e Afghanistan, entrato nella terza settimana.
Il bombardamento sull’ospedale Omid
Secondo le autorità afghane, come riportato dalla giornalista Elena Becatoros nel reportage dell’Associated Press, il raid ha colpito l’Omid Addiction Treatment Hospital, una struttura da circa 2.000 posti letto situata nei pressi dell’aeroporto internazionale di Kabul.
L’attacco è avvenuto intorno alle 21 locali. Intere sezioni dell’edificio sono state distrutte.
Un operatore dei soccorsi ha descritto la scena: “Quando siamo arrivati qui, tutti erano sepolti sotto le macerie. Abbiamo poi usato una gru per tirarli fuori. La maggior parte delle persone era morta e molte sono ancora intrappolate sotto i detriti”.
Le immagini diffuse dalle televisioni locali mostrano squadre di emergenza al lavoro con torce elettriche tra le rovine, mentre i vigili del fuoco tentano di domare le fiamme.
Il bilancio e il caos negli ospedali
I feriti sono stati trasferiti in diverse strutture sanitarie della città. Fuori dagli ospedali si sono radunate famiglie in cerca di informazioni sui propri cari.
Non è stato possibile verificare in modo indipendente il numero delle vittime.
Tra chi attende notizie c’è anche Haji Najibullah, che ha raccontato: “Non abbiamo informazioni su chi sia vivo e chi sia sotto le macerie. Solo Dio sa chi può essere sopravvissuto e chi è ferito”.
Accuse incrociate tra Kabul e Islamabad
Il governo afghano accusa direttamente il Pakistan di aver colpito l’ospedale e altre aree civili.
Il portavoce Zabihullah Mujahid ha dichiarato che l’attacco ha preso di mira “ospedali e siti civili per perpetrare atrocità” e ha aggiunto che le vittime erano “civili innocenti e tossicodipendenti”.
“Condanniamo fermamente questo crimine e consideriamo un atto simile contrario a tutti i principi accettati e un crimine contro l’umanità”.
La risposta del Pakistan è netta. Il ministero dell’Informazione respinge le accuse e sostiene che i raid erano diretti esclusivamente contro obiettivi militari.
In una comunicazione ufficiale si legge che l’esercito pakistano ha “colpito con precisione” il sito di Camp Phoenix, descritto come un deposito di armi e munizioni utilizzato da gruppi militanti.
“Non è stato colpito alcun ospedale, nessun centro di riabilitazione e nessuna struttura civile”.
Il nodo Camp Phoenix
L’area colpita si trova accanto a Camp Phoenix, ex base NATO dove le forze statunitensi addestravano l’esercito afghano.
Dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, la base è passata sotto il controllo delle nuove autorità. Non è chiaro quale sia oggi la sua funzione.
Il Pakistan sostiene che il bersaglio fosse proprio quella struttura. Kabul, invece, denuncia che il bombardamento ha colpito direttamente l’ospedale.
Il ministero pakistano ha sollevato anche un interrogativo: “Resta senza risposta una domanda importante: perché una presunta struttura di riabilitazione dalle droghe si troverebbe accanto a un deposito di munizioni letali in un campo militare?”.
Guerra aperta e escalation militare
Il conflitto tra i due Paesi si è intensificato nelle ultime settimane, con scontri lungo il confine e raid aerei.
Gli scontri più recenti sono avvenuti poche ore prima dell’attacco, con uno scambio di colpi che ha causato almeno quattro morti in Afghanistan.
Islamabad accusa Kabul di offrire rifugio ai militanti del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), gruppo considerato terroristico dagli Stati Uniti e responsabile di attacchi sul territorio pakistano.
Le autorità afghane negano.
Il Pakistan ha dichiarato di trovarsi in una “guerra aperta” con l’Afghanistan. Il conflitto ha interrotto una tregua mediata dal Qatar nell’ottobre precedente.
L’allarme internazionale
La comunità internazionale segue con crescente preoccupazione l’evoluzione del conflitto, anche per la presenza nell’area di gruppi come al-Qaida e Stato Islamico.
L’esperto ONU per i diritti umani in Afghanistan, Richard Bennet, ha espresso preoccupazione per le vittime civili: “Sono turbato dalle nuove notizie sui raid aerei del Pakistan in Afghanistan e dalle vittime civili”.
Ha poi lanciato un appello: “Invito le parti a ridurre l’escalation, esercitare la massima moderazione e rispettare il diritto internazionale, inclusa la protezione dei civili e delle strutture come gli ospedali”.
Foto: The Times of India.






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