Israele e Iran hanno lanciato nuovi attacchi reciproci, ampliando il conflitto che dal 28 febbraio ha già causato migliaia di vittime e destabilizzato i mercati energetici globali. L’impatto è diretto anche per l’Europa: prezzi di gas e petrolio restano instabili e la sicurezza delle forniture è sotto pressione. Lo riporta Reuters.
Le forze israeliane hanno colpito Teheran prendendo di mira, secondo una nota militare, le “infrastrutture del regime terroristico iraniano”. Non sono stati forniti dettagli operativi. In risposta, l’Iran ha lanciato una raffica di missili verso Israele, attivando le sirene antiaeree a Tel Aviv. Le esplosioni degli intercettori hanno risuonato in tutta la città.
L’escalation arriva dopo un attacco iraniano a una raffineria israeliana e dopo l’avvertimento del presidente statunitense Donald Trump, che aveva invitato Israele a non colpire ulteriormente un giacimento offshore condiviso tra Iran e Qatar.
Energia nel mirino: infrastrutture strategiche sotto attacco
Negli ultimi giorni gli attacchi si sono concentrati su infrastrutture energetiche chiave. L’Iran ha colpito Ras Laffan Industrial City in Qatar, uno dei principali hub globali per il gas naturale liquefatto. Qui viene trattato circa il 20% del GNL mondiale.
Secondo il CEO di QatarEnergy, l’attacco ha messo fuori uso circa un sesto della capacità di esportazione del Paese, per un valore stimato di 20 miliardi di dollari l’anno. I danni richiederanno tra tre e cinque anni per essere riparati.
Non solo Qatar. Anche il principale porto saudita sul Mar Rosso è stato attaccato. Questa infrastruttura era diventata fondamentale per aggirare la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa normalmente circa un quinto del petrolio mondiale.
Parallelamente, il Kuwait ha segnalato un attacco con drone a una raffineria, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno parlato di una “minaccia missilistica” nelle prime ore della giornata, coincisa con l’inizio delle celebrazioni per Eid al-Fitr.
Prezzi dell’energia: volatilità e risposta internazionale
Giovedì i prezzi dell’energia sono saliti dopo gli attacchi iraniani. Venerdì, invece, si è registrato un calo, grazie all’annuncio di interventi da parte di Stati occidentali e Giappone per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e all’impegno degli Stati Uniti ad aumentare la produzione di petrolio.
Una dichiarazione congiunta firmata da Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone ha espresso “la disponibilità a contribuire agli sforzi per garantire un passaggio sicuro nello Stretto”. I Paesi hanno anche promesso “ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici”.
Tuttavia, al momento non ci sono segnali di interventi immediati. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito che un eventuale contributo arriverà solo dopo la fine delle ostilità. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato: “Difendere il diritto internazionale e promuovere la de-escalation è il massimo che possiamo fare”.
E ha aggiunto: “Non ho sentito nessuno qui (tra gli altri leader UE) esprimere la volontà di entrare in questo conflitto — anzi, il contrario”.
Divergenze tra Stati Uniti e Israele sulla strategia
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Israele non ripeterà attacchi contro infrastrutture energetiche: “Gli ho detto: ‘Non farlo’, e non lo farà”.
Benjamin Netanyahu ha però affermato che Israele ha agito autonomamente nel bombardamento del giacimento South Pars.
Secondo la direttrice dell’intelligence nazionale USA Tulsi Gabbard, gli obiettivi dei due Paesi non coincidono: “Il governo israeliano si è concentrato sul neutralizzare la leadership iraniana. Il presidente ha detto che i suoi obiettivi sono distruggere la capacità di lancio dei missili balistici, la produzione e la marina iraniana”.
Queste differenze mostrano una mancanza di coordinamento strategico tra alleati.
“Una nuova fase della guerra”: la risposta iraniana
L’esercito iraniano ha definito gli attacchi alle infrastrutture energetiche come l’inizio di “una nuova fase della guerra”.
Il portavoce militare Ebrahim Zolfaqari ha dichiarato: “Se gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane continueranno, le azioni contro le vostre infrastrutture e quelle dei vostri alleati non si fermeranno finché non saranno completamente distrutte”.
Un rappresentante dei Guardiani della Rivoluzione ha aggiunto che la produzione missilistica continua senza interruzioni, con livelli considerati elevati e senza problemi di scorte.
Effetti politici e scenario aperto
Il conflitto ha già ridisegnato equilibri politici. Alcuni analisti ritengono che Netanyahu ne esca rafforzato sul piano interno. Per Trump, invece, la situazione appare più complessa: il rischio di aumento dei prezzi dei carburanti pesa su un elettorato sensibile al costo della vita in vista delle elezioni di midterm.
L’attacco iniziale, che ha portato alla morte della guida suprema iraniana e di altri alti funzionari, è avvenuto mentre erano in corso negoziati tra Washington e Teheran sul programma nucleare.






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