I dati del report Prometeia presentato al Forum delle Economie di UniCredit confermano la tenuta del turismo in Sicilia sotto il profilo dei flussi complessivi. Tuttavia, secondo Confimprese Sicilia, una lettura esclusivamente quantitativa rischia di restituire un quadro parziale della reale dinamica economica del settore.

Nel 2025 la Sicilia ha superato i 22,5 milioni di presenze turistiche, in linea con l’anno precedente. All’interno di questo dato si registra una trasformazione della domanda: cresce la componente internazionale, mentre diminuisce quella nazionale. Parallelamente, la permanenza media si attesta intorno alle 3,1 notti, inferiore alla media italiana.

Secondo il coordinatore regionale di Confimprese Italia Sicilia, Giovanni Felice “è proprio questo il punto centrale: il tema non è soltanto il numero dei visitatori, ma la capacità del sistema turistico di generare valore economico stabile per le imprese e per il territorio”.


Se si guarda agli indicatori economici – continua il Vice Presidente di Confimprese Italia – emerge con maggiore evidenza il limite del modello attuale. In Sicilia il turismo rappresenta circa il 4,2% del PIL regionale, un valore significativamente inferiore rispetto ad altre regioni a forte vocazione turistica, dove si superano stabilmente quote tra il 10% e il 15%.”

A questo si aggiunge un ulteriore elemento: la spesa media per notte e la spesa complessiva per turista risultano tra le più contenute nel panorama nazionale, a conferma di una difficoltà strutturale nel trasformare i flussi in valore economico”.

Ed ancora. “La crescita della componente estera è senza dubbio un segnale positivo – continua Giovanni Felice – ma non è sufficiente, da sola, a determinare un rafforzamento del posizionamento competitivo della Sicilia. Senza un aumento della permanenza media, della qualità dei servizi e della capacità organizzativa del sistema, il rischio è quello di una crescita che resta prevalentemente quantitativa”.


Un ulteriore elemento riguarda il posizionamento internazionale della destinazione. “A fronte della crescita complessiva dei flussi esteri – continua il coordinatore regionale di Confimprese Sicilia – resta ancora limitata la presenza di mercati ad alto valore aggiunto, come Giappone e Cina, che in altre destinazioni europee e italiane contribuiscono in modo significativo alla spesa turistica complessiva”.

Si arriva quindi alle conclusioni. “Il confronto con altre regioni italiane – dice Felice – evidenzia una dinamica meno intensa sia nei flussi sia nella capacità di generare reddito turistico, rafforzando la necessità di un salto di qualità nelle politiche di settore.

Serve un cambio di approccio – conclude il coordinatore Regionale Giovanni Felice – la Sicilia deve passare da una logica dei volumi a una strategia del valore, fondata su permanenza più lunga, servizi adeguati, infrastrutture efficienti e condizioni operative sostenibili per le imprese. Solo così il turismo potrà diventare un vero motore di sviluppo economico duraturo.”


Ecco alcuni valori stimati su base ENIT, Banca d’Italia e Prometeia. Il dato evidenzia il gap tra la Sicilia e altre regioni a forte vocazione turistica.

Incidenza del turismo sul PIL – confronto tra Italia e principali regioni turistiche

Area Peso turismo su PIL (%)

Italia ≈ 6%

Sicilia ≈ 4,2%

Toscana ≈ 13–14%

Veneto ≈ 12–13%

Trentino-Alto Adige ≈ 15–17%

Sardegna ≈ 8–9%

Puglia ≈ 6–7%

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