Ha raccontato tutto durante una lite con la madre e la sorella. “Tu dalla zia non ci vai più”. La ragazzina a quel punto ha iniziato a piangere. Un pianto liberatorio. Era finita quella lunga scia di violenze. Ha trovato il coraggio di raccontare tutto.

Le morbose attenzioni del compagno della zia. Un anziano che per cinque lunghi anni ogni fine settimana abusava di lei. L’incubo è iniziato quando la bimba aveva 8 anni. La mamma la portava in casa della zia nei fine settimana.

Secondo quanto ricostruito nel processo, gli abusi si erano protratti dal 2018 al 2024. La bambina, ogni fine settimana, veniva portata a casa della zia materna, compagna dello zio oggi in carcere. In quelle occasioni l’uomo la portava in una stanza, la spogliava, la faceva stendere sul letto e la toccava nelle parti intime, imponendole il silenzio con minacce precise: “Non dire mai niente a nessuno – le sussurrava – se si dovesse venire a sapere cosa facciamo finiamo in carcere”.

Il pensionato che adesso ha 70 anni è stato condannato a 17 anni di reclusione. La pena è stata inflitti dalla prima sezione della Corte d’assise (competente per i reati a sfondo sessuale commessi ai danni dei minori sotto i dieci anni), presieduta da Vincenzo Terranova.

I giudici hanno disposto anche un risarcimento di 25 mila euro per la madre della bambina e di 100 mila euro per la piccola, seguite entrambe dall’avvocato Tiziana Staropoli. La Procura aveva chiesto per l’uomo 12 anni e la corte è andata ben oltre.

Una violenza sistematica, ripetuta, che si consumava nel luogo che avrebbe dovuto rappresentare sicurezza. Per anni la giovanissima vittima aveva taciuto, schiacciata dalla paura e dal senso di colpa.

Tra giugno e dicembre del 2023, l’uomo aveva creato un falso profilo online fingendosi un ragazzo di 15 anni di Roma. Attraverso chat e messaggi sui social aveva costruito con la bambina una relazione virtuale, “il suo primo fidanzatino”, ha spiegato in aula l’avvocato Staropoli. Un ulteriore strumento di controllo, per entrare nella sua sfera emotiva e rafforzare il legame di dipendenza. Il raggiro viene scoperto da persone vicine alla famiglia, insospettite da quell’identità. La foto del profilo era stata presa da Pinterest e apparteneva a un modello. Le indagini della polizia postale hanno poi confermato che i profili facevano capo a un unico indirizzo, cioè quello dello zio settantenne.