Paolo Cirino Pomicino è morto oggi, 21 marzo 2026, nella clinica Quisisana di Roma. Aveva 87 anni.
Chi era ‘o Ministro: medico, politico, superministro
Il soprannome è rimasto per decenni: ‘o Ministro. Non per reverenza generica, ma per quella specifica. Paolo Cirino Pomicino aveva presieduto prima il ministero della Funzione Pubblica nel governo De Mita (1988-1989), poi il ministero del Bilancio e della Programmazione Economica nel VI e nel VII governo Andreotti (1989-1992). Due ruoli che, negli anni in cui il debito pubblico italiano stava sfondando ogni record, equivalevano a tenere in mano le chiavi della finanza nazionale.
Prima ancora della politica, c’era stata la medicina. Cirino Pomicino si era laureato in medicina e chirurgia all’Università Federico II di Napoli con il massimo dei voti, specializzandosi in neurologia. Lavorò come neurologo e neurochirurgo al Cardarelli di Napoli. Quella formazione scientifica non abbandonò mai del tutto il suo modo di ragionare — anche negli anni più tumultuosi della sua stagione parlamentare.
L’ingresso in politica avvenne nel 1970, come consigliere comunale democristiano a Napoli. Appartenne da subito alla corrente andreottiana, quella che nella DC si chiamava anche “Primavera”. Fu delegato al congresso nazionale del 1973, poi componente della direzione e infine del consiglio nazionale del partito.
Alla Camera, prima ancora di entrare nel governo, Pomicino presiedette la Commissione Bilancio tra il 1983 e il 1987: un ruolo di controllo sulla spesa pubblica in un decennio in cui quella stessa spesa cresceva a ritmi che nessun governo successivo sarebbe stato in grado di contenere. Nelle elezioni europee del 2004, si candidò con i Popolari UDEUR di Clemente Mastella, ottenendo 41.000 preferenze nella circoscrizione Sud e risultando eletto. Fu l’unico seggio conquistato dall’Udeur. Tornò poi a Montecitorio nella XV legislatura, dopo un’esperienza a Bruxelles segnata anche dall’espulsione dal partito di Mastella nel 2005 — per aver invitato gli elettori a non votare Bassolino alle regionali campane — e dal successivo approdo alla Democrazia Cristiana per le Autonomie fondata da Rotondi.
La stagione di Tangentopoli e le vicende giudiziarie
Gli anni Novanta segnarono la fine della Prima Repubblica e, con essa, un lungo percorso giudiziario per Pomicino. Le inchieste di Mani Pulite lo investirono pienamente. Nel 2004, al termine di un processo svoltosi dinanzi al Tribunale di Foggia su presunti episodi di concussione legati alla costruzione di una discarica a Vieste, fu assolto con formula piena su richiesta dello stesso pubblico ministero. Dichiarò pubblicamente che si trattava per lui della quarantesima assoluzione. Il 15 marzo 2011, il Tribunale di sorveglianza di Roma emise un’ordinanza di riabilitazione.
Dopo un trapianto di cuore nel 2007 — che non gli impedì di completare la legislatura — non venne ricandidato nel 2008. Negli anni successivi aderì all’Unione di Centro, poi nel 2018 partecipò al lancio di Noi con l’Italia–UDC. Nella primavera del 2019 annunciò il proprio sostegno al Partito Democratico e alla lista Italia è Popolare.
Nel 2008, il regista Paolo Sorrentino aveva immortalato Cirino Pomicino nel film Il divo, facendolo interpretare dall’attore Carlo Buccirosso. Fu quella anche la prima volta che una generazione più giovane aveva potuto misurare, attraverso la finzione cinematografica, la dimensione del potere che aveva esercitato. Lascia la moglie Lucia.






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