Un euro. Non è una provocazione, è un’offerta. Datata 26 marzo 2026, firmata a Bucarest, recapitata al presidente del Siracusa Calcio Alessandro Ricci mentre la squadra stava ancora metabolizzando l’ennesima tegola dal cielo: altri cinque punti di penalizzazione, che si sommano ai sei già scontati. Undici punti sottratti in una stagione sola. Un macigno che ha scaraventato il Siracusa all’ultimo posto del girone C di Serie C, in compagnia di tutte le ansie che quel piazzamento porta con sé.

Sul campo si perde. Fuori dal campo, però, si sta consumando la partita vera: quella che potrebbe decidere se il calcio a Siracusa avrà ancora un futuro.

L’offerta da un euro (e le condizioni che pesano molto di più)

Il prezzo è simbolico, quasi un gesto teatrale. Ma dietro quel “Euro 1,00 (uno/00) complessivo” scritto nero su bianco nell’atto formale c’è una struttura giuridica tutt’altro che ingenua.

La cordata di imprenditori che si è fatta avanti ha formulato una proposta irrevocabile per l’acquisto del 100% delle quote del Siracusa Calcio 1924 Srl. Il prezzo è un euro, sì, ma il contratto, da leggersi con attenzione, subordina l’intero accordo a una condizione essenziale e vincolante: al momento del rogito notarile, i debiti complessivi della società non dovranno superare i 2,5 milioni di euro. Non un centesimo in più.

E qui la faccenda si complica, e non poco. Nel computo rientrano tutti i debiti, scaduti o no, contestati o rateizzati, verso banche, fornitori, calciatori, collaboratori, enti previdenziali, fisco, federazioni sportive, enti pubblici e privati. Un perimetro vastissimo. L’unica esclusione riguarda i debiti verso soci, amministratori e parti correlate: finanziamenti, anticipazioni, compensi non corrisposti. Ma c’è un dettaglio che vale più di mille parole: queste poste, comunque denominate, dovranno essere integralmente rinunciate dai venditori prima del trasferimento, senza lasciare alcun effetto patrimoniale sulla società. In sostanza, chi vende non solo cede per un euro, ma deve anche cancellare i propri crediti interni. Un sacrificio non trascurabile.

L’atto notarile doveva essere stipulato entro il 31 marzo 2026. I venditori, dal canto loro, avrebbero dovuto garantire l’assenza di debiti occulti, procedimenti giudiziari o fiscali non dichiarati, né vincoli sulle quote. Se anche una sola di queste condizioni venisse meno, l’offerta decade automaticamente, senza obblighi per gli acquirenti.

Chi c’è dietro la cordata

A guidare il gruppo è Lino Elicona, figura nota nell’ambiente sportivo siracusano, attualmente vicepresidente dell’Avola Calcio e presidente di Fratelli d’Italia in Romania, paese dove ha radicato i suoi interessi imprenditoriali, non a caso la proposta porta la data di Bucarest. Al suo fianco ci sarebbe Salvo Montagno, imprenditore siracusano doc: già presidente del Siracusa Calcio e socio dell’Avola, è un nome che in città non ha bisogno di presentazioni. Completerebbero la cordata altri imprenditori locali e, presumibilmente, titolari di attività straniere, con ogni probabilità di area romena.

La risposta di Ricci: porte aperte ma con i lucchetti

Il presidente Alessandro Ricci, attraverso una nota del consiglio di amministrazione, ma prima dell’offerta della cordata, aveva aperto le porte, fissando le proprie condizioni preliminari: qualsiasi trasferimento di quote sarà preso in considerazione solo nei confronti di soggetti che dimostrino i requisiti di onorabilità e solidità finanziaria richiesti dall’articolo 20-bis delle Norme Organizzative Interne della FIGC. Prima ancora di sedersi al tavolo, insomma, gli acquirenti dovranno produrre attestazioni bancarie, dichiarazioni sostitutive e tutta la documentazione prevista dalla normativa federale. Il CdA cita espressamente i “più recenti precedenti” di società finite in procedure concorsuali o escluse dal campionato: un avvertimento velato, ma leggibile.

La disponibilità al dialogo c’è, viene confermata. Ma ogni passaggio di quote, si precisa, avverrà solo “nel quadro di un percorso pienamente conforme alle disposizioni FIGC”. Tradotto: nessun fai-da-te, nessuna scorciatoia.

Il sindaco mediatore e la trattativa in salita

Nel mezzo si è inserito il sindaco di Siracusa Francesco Italia, che sta cercando di fare da mediatore tra i due gruppi. Un segnale che la questione ha già superato i confini del calcio per diventare una vicenda di interesse cittadino. Del resto, il Siracusa Calcio 1924 non è solo una squadra: è un pezzo dell’identità della città.

Ma la trattativa, a oggi, appare tutt’altro che in discesa. Da una parte una cordata che offre un euro ma pone condizioni stringenti sulla soglia debitoria, e che, se i conti non tornano, si chiama fuori senza se e senza ma. Dall’altra un presidente che accetta l’interlocuzione solo dopo una due diligence federale completa, e che nel recente passato ha già vissuto il calvario delle penalizzazioni, dei deferimenti e delle scadenze mancate.

Quanti siano esattamente i debiti del Siracusa Calcio, e se rientrino nel tetto dei 2,5 milioni imposto dalla cordata, è la domanda che al momento nessuno ha risposto pubblicamente. È lì, in quel numero, che potrebbe nascondersi l’esito dell’intera vicenda.

I tifosi aspettano

Mentre i dirigenti si scambiano carte bollate e clausole notarili, c’è una città che guarda. Guarda e aspetta, con quella pazienza stanca di chi le ha già viste tutte, o quasi. I tifosi del Siracusa hanno incassato undici punti di penalizzazione in una stagione, hanno visto la squadra scivolare all’ultimo posto, hanno letto di deferimenti e contributi non versati come se fossero bollettini medici. Eppure sono ancora lì.

Ma i tifosi, quelli veri, quelli che contano i punti in classifica anche quando farebbero meglio a non farlo, sanno distinguere le promesse dai fatti. E per ora ci sono solo carte firmate a Bucarest, una soglia debitoria tutta da verificare e un presidente che non ha ancora detto né sì né no.

La città con la maglia azzurra aspetta. Come sempre, del resto. Ma stavolta vorrebbe smettere di farlo. Il tempo stringe. Il 31 marzo è dietro l’angolo. Il campionato non aspetta. E Siracusa, stavolta, non può permettersi di aspettare ancora.