L’Iran ha annunciato di aver esteso il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz fino al Golfo dell’Oman e ha avvertito gli Stati Uniti che aprirà il fuoco contro la USS Abraham Lincoln non appena entrerà nel raggio d’azione.

Minaccia diretta alla portaerei USA

La portaerei statunitense si trova attualmente nel Mar Arabico, a centinaia di chilometri dall’area più calda del Golfo. Nonostante la distanza, la Marina iraniana ha chiarito la propria posizione operativa.

Il contrammiraglio Shahram Irani ha dichiarato: “A est dello Stretto di Hormuz, il Golfo dell’Oman, considerato la porta d’accesso allo Stretto di Hormuz e al Golfo Persico, è sotto il completo controllo della Marina della Repubblica Islamica dell’Iran”.

Le batterie missilistiche costiere, secondo quanto riferito, sono pronte a entrare in azione non appena la nave statunitense sarà a tiro.

Restrizioni immediate nel Golfo: il caso Bahrain

La tensione ha già prodotto effetti concreti nella regione. Il Bahrein ha imposto una restrizione temporanea alla navigazione per pescherecci e imbarcazioni da diporto.

La misura è in vigore ogni giorno dalle 18:00 alle 4:00 e resterà attiva fino a nuovo ordine. L’obiettivo dichiarato è garantire la sicurezza della popolazione e proteggere le coste.

Le autorità hanno invitato i marittimi a rispettare gli orari e a non avvicinarsi alle aree costiere, avvertendo di possibili conseguenze legali in caso di violazione.

27 Paesi intervengono: richiesta di sicurezza marittima

La crisi ha spinto una larga coalizione internazionale a prendere posizione. Altri 27 Paesi si sono uniti alla dichiarazione pubblicata il 19 marzo da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone.

Tra i nuovi aderenti figurano Canada, Corea del Sud, Australia, Emirati Arabi Uniti, Svezia, Norvegia e numerosi altri Stati europei e extraeuropei.

Il documento contiene una condanna esplicita: “I firmatari condannano con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo”.

La dichiarazione denuncia anche il bombardamento di infrastrutture energetiche e la chiusura di fatto dello stretto.

Libertà di navigazione e rischio globale

La coalizione ha ribadito un principio chiave: la libertà di navigazione è un diritto fondamentale del diritto internazionale.

“Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo stretto”.

La crisi, infatti, non riguarda solo la regione, ma l’intero sistema economico globale. L’interruzione delle rotte energetiche e commerciali viene definita una minaccia diretta alla sicurezza internazionale.

I Paesi firmatari chiedono inoltre: “una moratoria immediata e completa sugli attacchi contro le infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e del gas”.

Divergenze con la linea degli Stati Uniti

La posizione della coalizione resta distinta da quella proposta dal presidente Donald Trump, che ha ipotizzato un intervento più diretto per riaprire lo stretto.

I Paesi coinvolti puntano invece su una strategia di sicurezza condivisa e su un dispiegamento coordinato, senza esplicitare un’azione militare offensiva immediata.