Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

L’annuncio è arrivato al termine di un confronto con i rappresentanti delle sei principali componenti federali, convocati in via Allegri a Roma. Le elezioni per scegliere il nuovo presidente della FIGC si terranno il 22 giugno 2026.

La data chiude un capitolo che durava dall’ottobre 2018 e che ha attraversato due mancate qualificazioni ai Mondiali sotto il mandato di Gravina — la terza consecutiva per la Nazionale azzurra, considerando anche quella del 2022 sotto la gestione precedente.

L’eliminazione ai rigori contro la Bosnia Erzegovina a Zenica, nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile, ha innescato una pressione politica e sportiva che non ha lasciato margini.

La riunione di via Allegri: chi c’era e come si è arrivati alle dimissioni

L’incontro era stato convocato con urgenza nella mattinata del 2 aprile. Gravina era arrivato nella sede federale già intorno alle 11.20, senza dichiarazioni alla stampa. I partecipanti alla riunione pomeridiana erano i vertici di tutte le componenti del calcio organizzato italiano: Umberto Calcagno per l’Assocalciatori e Renzo Ulivieri per gli allenatori erano già presenti poco dopo le 13. Attorno alle 14.10 è giunto Matteo Marani, presidente della Lega Pro, seguito cinque minuti dopo da Giancarlo Abete per la Lega Nazionale Dilettanti. Verso le 14.35 sono arrivati insieme Ezio Maria Simonelli, alla guida della Serie A, e Paolo Bedin per la Serie B.

L’incontro aveva formalmente l’obiettivo di una “riflessione politica” sull’eliminazione dal Mondiale. In realtà, come confermano le fonti d’agenzia, la partita era già chiusa prima di entrare in sala.

La pressione convergente del Governo — con il ministro Abodi che aveva definito il calcio italiano da “rifondare partendo dai vertici” — e quella delle componenti federali non lasciavano alternative percorribili.

Malagò e Abete: i due nomi per il dopo-Gravina

I candidati più accreditati per la successione sono Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, e Giancarlo Abete, che aveva già guidato la FIGC dal 2007 al 2014. Malagò gode del sostegno della Serie A, che nella riforma statutaria del 4 novembre 2024 ha visto aumentare il proprio peso elettorale dal 12% al 18%. Le dimissioni innescano un preciso iter: il presidente uscente deve indire le nuove elezioni entro novanta giorni, e i 516 delegati delle componenti federali saranno chiamati alle urne.

Il nome di Malagò è quello che circola con più insistenza negli ambienti della Serie A. L’ex presidente del CONI esce da una posizione di visibilità elevata dopo il successo delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 e non porta con sé compromissioni dirette con le ultime stagioni del calcio federale.

Abete, al contrario, è una figura interna al sistema — è lui stesso a guidare la Lega Nazionale Dilettanti — e rappresenterebbe una continuità più gestita, vicina alla linea di Gravina stesso.

Il ministro Abodi, pur chiedendo le dimissioni di Gravina, si è detto contrario a puntare subito sulle elezioni: auspica un periodo commissariale affidato a una figura proveniente dal campo, senza compromissioni con il ciclo che si chiude.

Tra i nomi circolati per un eventuale ruolo di transizione è comparso anche Paolo Maldini, anche se si tratta ancora di un’indiscrezione priva di conferme ufficiali.

La crisi è di sistema: i numeri che spiegano il declino

Dietro le dimissioni di Gravina c’è una questione più profonda delle singole partite perse. La percentuale di calciatori stranieri in rosa nella Serie A 2025-26 si attesta attorno al 66% secondo Transfermarkt, seconda cifra più alta tra i cinque maggiori campionati europei dopo la Premier League. La media dei calciatori italiani formati dai club si ferma al 9% dei minuti giocati in Serie A: la Liga spagnola garantisce agli stessi giocatori il 21,7% del minutaggio, quasi tre volte tanto.

Il problema tocca direttamente il Sud Italia e la Sicilia

I vivai meridionali hanno da decenni il ruolo di serbatoio di talento per i grandi club del Nord: giovani cresciuti in Sicilia, in Calabria, in Campania che completano la formazione fuori regione e che raramente tornano a rappresentare il calcio del loro territorio. Una rifondazione che non affronti anche questo nodo — il modello di trasferimento precoce dei giovani talenti, la distribuzione delle risorse tra i grandi centri e la provincia — rischia di rimanere una riorganizzazione dei vertici senza effetti reali sulla base.

Gravina in conferenza stampa a Zenica aveva parlato di “crisi di sistema” e di responsabilità che non ricadono solo sulla Federazione. Allo stesso tempo, aveva usato una formula che gli si è rivoltata contro, definendo gli altri sport italiani “dilettantistici” rispetto al calcio professionistico.

Le reazioni di atleti come Marcell Jacobs, Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini — invitati da Gravina stesso in passato a rappresentare l’Italia — hanno accelerato la pressione sulle sue dimissioni.

Cosa succede adesso: la tabella di marcia verso il 22 giugno

Con le dimissioni formalizzate il 2 aprile, il quadro delle prossime settimane è il seguente. Le elezioni sono fissate al 22 giugno 2026, entro il limite dei novanta giorni previsti dallo statuto federale. I candidati dovranno presentare le proprie candidature nei tempi tecnici indicati dalla FIGC.

Resta aperto il nodo della panchina azzurra. Gennaro Gattuso, ct della Nazionale, e Gigi Buffon nel ruolo di capo-delegazione sono entrambi in uscita dalla Federcalcio. Per le due amichevoli già programmate — il 4 giugno contro la Svezia e il 7 giugno contro la Grecia — si attende di capire chi guiderà la squadra in un momento di transizione istituzionale.

La nota della FIGC

“A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma”.