Lettera aperta da Toti Amato, presidente Omceo Palermo, delegato esteri Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri)

“Insieme per la salute. Sosteniamo la scienza” è l’appello che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha rivolto a governi, istituzioni e cittadini in occasione della Giornata mondiale della salute, che si celebra come ogni anno il 7 aprile.
“E’ un invito che sento di condividere e rilanciare in un tempo in cui il dibattito sul ruolo dell’Organizzazione si è fatto acceso e a tratti polarizzato. Negli ultimi anni, infatti, il tema dell’uscita dall’Oms è riemerso più volte nello scenario internazionale, eppure ad oggi nessun grande Paese ha mai completato formalmente questo percorso. Restano però segnali politici che meritano attenzione e che alimentano una crescente diffidenza verso l’agenzia delle Nazioni Unite.
Penso al caso degli Stati Uniti, che nel 2020 avevano avviato la procedura di ritiro, poi revocata dall’amministrazione Biden. Penso al dibattito recente in Argentina. E penso anche alle critiche emerse in diversi Paesi africani e asiatici, legate soprattutto alla gestione delle emergenze sanitarie e alla distribuzione dei vaccini.


Il punto però è che il quadro è più articolato di quanto spesso venga raccontato. Le criticità esistono e sono documentate. Riguardano la lentezza nelle dichiarazioni di emergenza sanitaria, la dipendenza dai contributi volontari degli Stati, i margini di opacità contestati nelle prime fasi del Covid e la difficoltà nel coordinare risposte rapide e uniformi tra sistemi sanitari molto diversi. Su questo terreno si sono inserite anche posizioni, anche se minoritarie, secondo cui uscire dall’Oms consentirebbe maggiore autonomia decisionale e meno vincoli nelle emergenze. Ma la valutazione prevalente nella comunità scientifica è che la salute pubblica ha ormai una dimensione globale e rinunciare a un organismo che garantisce coordinamento, standard e condivisione dei dati significherebbe esporsi a rischi concreti, dall’isolamento sanitario alla perdita di capacità di risposta nelle crisi. Sono questioni reali che non si possono ignorare.

Allo stesso tempo però non possiamo fermarci qui perché accanto alle ombre esistono anche elementi che meritano di essere riconosciuti e difesi. Viviamo in un mondo in cui si vive più a lungo, ma spesso convivendo con malattie croniche e oncologiche sempre più diffuse. I sistemi sanitari sono sotto pressione, i costi delle cure aumentano e le disuguaglianze restano profonde. In questo scenario, pensare di affrontare le sfide in modo isolato è irrealistico.


L’Oms rappresenta ancora il principale strumento di coordinamento globale, sostenendo i sistemi sanitari più fragili e costruendo reti che nelle emergenze fanno la vera differenza. Non è un sistema perfetto, ma è un sistema esistente.
C’è chi sostiene che uscirne garantirebbe maggiore autonomia, meno vincoli e una gestione più nazionale delle crisi. Sono posizioni che esistono e che vanno ascoltate. Ma dobbiamo chiederci a quale prezzo perché il rischio è quello di indebolire proprio quella cooperazione che oggi è indispensabile. Credo che la strada non sia quella della rottura, ma quella di una “rivisitazione” dell’Oms attraverso una riforma che ne rafforzi l’autonomia, migliori la trasparenza e renda più efficaci e tempestivi i meccanismi decisionali.

La Giornata mondiale della salute ci ricorda che la salute non è mai una questione individuale. È una responsabilità collettiva, che richiede visione, equilibrio e capacità di cooperare. Prima di mettere in discussione l’Oms, fermiamoci a riflettere non soltanto su ciò che non funziona, ma su ciò che rischieremmo di perdere. Oggi “insieme per la salute” non è un claim, ma una necessità”.

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