Il tribunale del Riesame ha dissequestrato i 90 mila euro trovati in casa dell’ex manager Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione nell’ambito di una inchiesta su un giro di mazzette che ha coinvolto un funzionario regionale e un boss di Favara.

I giudici hanno accolto la tesi dei legali di Iacolino, che era stato nominato direttore generale del Policlinico di Messina, che hanno sostenuto che parte del denaro sequestrato era frutto di prelievi bancomat fatti dal loro assistito quando era eurodeputato di FI e parte era invece stato regalato alla figlia per il matrimonio, nel 2021, e conservato in casa dei genitori.

Le indagini difensive, svolte dagli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, hanno ricostruito documentalmente i prelievi in contanti fatti dall’ex eurodeputato tra il 2009 e il 2014 dimostrando la tracciabilità e la provenienza lecita delle somme.

I legali, infatti, hanno provato che parte dei soldi trovati a casa del loro assistito erano doni ricevuti dalla figlia per le sue nozze. Sono stati infine prodotti al tribunale del Riesame i redditi della figlia e dal genero del manager, a dimostrazione del fatto che la coppia non aveva la necessità di utilizzare le somme conservate nella cassaforte di famiglia. I 90 mila euro trovati, per i legali, insomma erano assolutamente proporzionali ai redditi percepiti dal nucleo familiare di Iacolino.