Il 14 aprile 2026 i lavoratori precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) promuoveranno un’azione dimostrativa coordinata su scala nazionale: uno striscione con un messaggio comune contro il precariato nella ricerca che sarà esposto contemporaneamente in tutti i 16 istituti dell’INAF in Italia. 

INAF conta circa 1200 dipendenti permanenti e oltre 650 lavoratori precari. La maggior parte di questi è composta da personale altamente qualificato, in maggioranza in possesso di dottorato di ricerca e, in alcuni casi, da “cervelli rientrati” in Italia grazie a incentivi fiscali. Tra loro, circa 300 hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione secondo la normativa vigente (“Legge Madia”) e possiedono un’esperienza post-dottorato media di 8 anni e un’età media di circa 40 anni.  


Non si tratta più di giovani in formazione, ma di ricercatori e tecnologi che contribuiscono in modo determinante ai risultati e al prestigio dell’Ente, spesso guidando progetti scientifici di rilievo nazionale e internazionale. 

Nonostante ciò, i loro contratti vengono spesso rinnovati di anno in anno, perpetuando una condizione di forte incertezza lavorativa che incide profondamente sul benessere psicologico e rende difficili scelte di vita fondamentali, come ottenere un mutuo o costruire una famiglia. In più, a breve circa 100 precari altamente qualificati, con esperienza decennale e in possesso dei requisiti per la stabilizzazione ai sensi dell’art. 20, comma 1, della legge Madia, rischiano l’esodo da INAF, a causa del raggiungimento dei limiti complessivi previsti per i contratti a termine.  

Questo comporterebbe la perdita, spesso verso l’estero, di competenze altamente qualificate, aggravando al contempo il problema del reinserimento lavorativo di ricercatori quarantenni dopo anni dedicati alla ricerca pubblica. 


Il problema del precariato in INAF è ormai strutturale e da anni manca un percorso chiaro e stabile di inserimento. Da tempo, la maggior parte degli investimenti del MUR è destinata a infrastrutture, come telescopi e centri di calcolo, con il risultato di aumentare il personale a tempo determinato senza promuovere una vera pianificazione a lungo termine del personale necessario alla loro gestione. 

Nel 2025 il MUR aveva annunciato per INAF uno stanziamento di 6,5 milioni di euro per avviare un piano di stabilizzazione del personale storico, che avrebbe dovuto concludersi nel 2026: promessa che non ha avuto seguito. Le risorse previste nella legge di bilancio 2026 (derivanti dal cosiddetto “emendamento Lotito”) risultano non solo insufficienti rispetto all’entità del problema ma anche discriminatorie in quanto, di fatto, favoriscono l’assunzione di personale legato ai progetti PNRR con soli due anni di anzianità lavorativa, rispondendo solo in minima parte alla situazione del precariato di lungo corso. 

Con questa mobilitazione, il personale precario INAF chiede con forza al MUR e all’Ente di avviare con urgenza un piano di reclutamento straordinario che risolva questa situazione di emergenza, attraverso l’applicazione delle normative vigenti (cosiddetta “Legge Madia”) come recentemente fatto al CNR, o mediante una nuova norma analoga. Si chiede inoltre la definizione di un piano assunzionale concreto, equo e strutturale a lungo termine, che riconosca il valore e il contributo di chi da anni sostiene la ricerca pubblica italiana. 


Dall’ultima ricognizione ufficiale dell’INAF (settembre 2025), su scala nazionale, circa 300 persone risulterebbero stabilizzabili secondo la normativa vigente (legge «Madia», art. 20 del D.Lgs. 75/2017).

A COMMENTO DELLA MOBILITAZIONE I portavoce delle sedi siciliane dichiarano:

«Presso la sede di Catania dell’INAF lavorano attualmente 72 dipendenti a tempo indeterminato e 43 precari, molti dei quali con un’esperienza media di circa 8 anni e già di fatto inseriti stabilmente nelle attività dell’Ente. Tra questi, 12 avrebbero i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la legge Madia, mentre altri 4 potrebbero essere assunti tramite procedure riservate in tempi relativamente brevi, se solo venissero stanziate le risorse necessarie dal MUR. Si tratta di personale qualificato e indispensabile, che tuttavia continua a vivere in una condizione di incertezza, con contratti rinnovati di anno in anno. A livello nazionale, la situazione non è diversa. Concentrandoci sulla sola platea dei ricercatori e tecnologi di tutto l’INAF, i precari rappresentano il 43 per cento del personale di ricerca, una proporzione difficile da sostenere per un Ente che punta sull’eccellenza scientifica. Una stabilizzazione più ampia consentirebbe di ridurre sensibilmente questa quota e di riconoscere finalmente il valore di chi contribuisce da anni alla ricerca italiana, restituendo anche maggiore dignità e prospettive a lavoratori altamente formati. La domanda è inevitabile, perché non si interviene subito, quando gli strumenti normativi già esistono? E perché non si investe in modo deciso su personale che ha già dimostrato sul campo il proprio valore? Se davvero si vuole difendere il ruolo dell’Italia nella ricerca scientifica internazionale, serve un cambio di passo immediato. Applicare la legge Madia entro quest’anno non è più rinviabile, è una scelta necessaria per dare stabilità, dignità e futuro a chi manda avanti ogni giorno questo lavoro.»


 – Alan Ruggeri, Osservatorio Astrofisico di Catania

«All’Osservatorio Astronomico di Palermo lavorano oggi 45 dipendenti a tempo indeterminato e 21 a tempo determinato tra ricercatori, tecnologi, CTER, amministrativi, assegnisti e borsisti. Tra questi colleghi a tempo determinato, 6 hanno i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la legge Madia. Come in altre sedi italiane, si tratta di personale con anni di esperienza, pienamente integrato nelle attività scientifiche e spesso essenziale per portare avanti progetti e collaborazioni internazionali. Eppure queste persone continuano a vivere in condizione di precarietà, con contratti rinnovati di anno in anno. È una situazione che non solo penalizza i lavoratori, ma anche i vari istituti, indebolendo l’intero sistema della ricerca pubblica. Per quanto il precariato sia fisiologico a inizio di un percorso come quello del ricercatore e del tecnologo, a un certo punto però bisogna stabilire se le persone che lavorano nello stesso ente da un numero considerevole di anni, con contratti rinnovati uno dopo l’altro, sono ancora considerate giovani “in formazione”, o personale altamente qualificato che tanto si spende per la crescita del proprio Istituto e dell’Ente.»


 – Michela Todaro, Osservatorio Astronomico di Palermo 

«Presso la sede dello IASF Palermo, a fronte di 42 dipendenti, il personale precario ammonta ad un totale di 11 persone, di cui 7 sono precari storici che hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione secondo legge Madia. Con un’età media di circa 40 anni e una media di 8 anni di esperienza post-dottorato, molti di noi sono vincitori di grant a livello competitivo con ruoli di responsabilità presso progetti di livello nazionale e internazionale. Per garantire la continuità di questi progetti e usare le esperienze acquisite per far progredire l’ente con ulteriori idee e progetti innovativi, chiediamo a gran voce la stabilizzazione!»

 – Giovanni Contino, IASF Palermo

Per maggiori informazioni, contattare la Rete stabilizzandi INAF: 

retestabilizzandi1.inaf@gmail.com 

Luogo: INAF

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