I negoziati sono durati 21 ore. Poi le delegazioni hanno lasciato Islamabad senza un accordo e Donald Trump ha risposto su Truth con un annuncio che cambia (di nuovo) i termini del conflitto: blocco “con effetto immediato” di tutte le navi da e per lo Stretto di Hormuz, con l’ordine alla Marina americana di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio all’Iran.

Vance, capo della delegazione americana, ha dichiarato che i colloqui sono falliti perché l’Iran non ha fornito la promessa definitiva di abbandonare il programma nucleare. Teheran ha risposto che il fallimento è imputabile alle richieste irragionevoli degli Stati Uniti, aggiungendo che nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati. Due versioni inconciliabili, con una sola certezza: entrambe le delegazioni sono già ripartite dalla capitale pakistana.

Cosa ha ordinato Trump esattamente

Il messaggio su Truth è diretto. Trump ha scritto: “Ho ordinato alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare”. Ha aggiunto che gli Stati Uniti inizieranno a distruggere le mine che i Pasdaran hanno posato nello Stretto, con un avvertimento esplicito: chi sparasse contro le imbarcazioni americane o contro navi pacifiche verrebbe “fatto saltare in aria”.

Non si tratta di una minaccia generica. Il Comando centrale USA ha già comunicato che la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy hanno attraversato lo Stretto nell’ambito di una missione di sminamento. Aerei A-10 Warthog e elicotteri Apache sono già operativi nell’area per colpire le unità navali veloci iraniane e intercettare i droni.

Il nodo che ha fatto saltare il tavolo

I principali punti di stallo erano la gestione dello Stretto di Hormuz, la fine dei raid israeliani in Libano, il programma nucleare, le sanzioni, gli asset congelati e le riparazioni di guerra. Gli inviati americani Witkoff e Kushner avevano chiesto di separare la questione libanese da quella iraniana e di rimandare la discussione su Hormuz a dopo la sua riapertura. I Pasdaran avevano risposto che, senza un accordo ragionevole, lo Stretto sarebbe rimasto chiuso.

C’è anche un problema tecnico che ha pesato sull’intera trattativa: secondo il New York Times, che cita funzionari americani, l’Iran non è stato in grado di riaprire Hormuz a un maggiore traffico perché non riesce a localizzare tutte le mine che ha posato nel canale e non ha la capacità di rimuoverle. Un dettaglio che rende ancora più complicato qualsiasi accordo operativo.

L’Italia dipende da Hormuz per circa l’11% delle forniture di gas naturale liquefatto, tra i livelli europei più alti, anche se questo è mitigato da stoccaggi superiori alla media continentale. Il nodo immediato, però, non è il gas: è il carburante per aerei. ACI Europe ha già avvertito che le riserve di Jet A1 negli aeroporti europei si stanno esaurendo e potrebbero raggiungere una carenza sistemica entro tre settimane se Hormuz non viene completamente riaperto.

La posizione iraniana e il Pakistan

Teheran ha dichiarato che i canali diplomatici restano aperti. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha assicurato che “la via della diplomazia non è chiusa”, ma l’agenzia Irna precisa che la Repubblica islamica al momento non prevede di riprendere immediatamente i negoziati. Il Pakistan, che ha ospitato e mediato i colloqui, ha chiesto ad entrambe le parti di rispettare comunque il cessate il fuoco.

Il New York Times ricorda che la principale leva a disposizione di Trump ora è la minaccia di una ripresa delle operazioni militari su larga scala, in vista della fine del fragile cessate il fuoco fissata al 21 aprile.