I Carabinieri della stazione di Bronte, supportati dai colleghi del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) di Catania, hanno portato alla luce una struttura sanitaria completamente priva di autorizzazioni nel centro cittadino. L’operazione, maturata nell’ambito di una serie di controlli straordinari volti alla tutela della salute pubblica e al rispetto delle norme igienico-sanitarie, ha visto la collaborazione attiva del personale del Servizio igiene ambienti di vita (Siav) dell’Asp di Catania. Al termine degli accertamenti, una donna di 39 anni residente a Maniace è stata deferita all’Autorità Giudiziaria.

Le indagini e il blitz nel condominio

L’intervento è scattato a seguito di una rapida ma efficace attività info-investigativa condotta dai militari dell’Arma. Gli indizi raccolti hanno indirizzato le forze dell’ordine verso un appartamento situato in un condominio del centro abitato, sospettato di ospitare attività sanitarie non censite. Una volta ottenuto l’accesso ai locali, i carabinieri hanno effettivamente riscontrato la presenza di un ambulatorio medico organizzato in modo professionale, completo di lettini e sofisticati macchinari sanitari.

La gestione della struttura faceva capo alla trentanovenne che, pur possedendo la qualifica di massofisioterapista, esercitava di fatto mansioni proprie della professione medica senza averne il titolo accademico e l’abilitazione necessaria. Questa condotta ha integrato l’ipotesi di reato di esercizio abusivo di una professione, portando all’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica.

Violazioni delle norme di sicurezza e sequestro delle attrezzature

Oltre alla mancanza dei titoli professionali, la donna ha violato le disposizioni di legge che vietano l’apertura o il mantenimento in esercizio di case di cura o ambulatori medico-chirurgici senza la preventiva autorizzazione dell’Autorità competente. Tale autorizzazione è subordinata per legge alla verifica rigorosa delle prescrizioni di pubblica sicurezza e all’idoneità tecnica dei locali. Al momento dell’irruzione, all’interno dello studio erano presenti cinque pazienti, circostanza che ha confermato l’abitualità dell’attività illecita.

L’intera operazione si è conclusa con il sequestro penale dell’appartamento e di tutte le apparecchiature elettromedicali rinvenute all’interno, impedendo così la prosecuzione di un’attività potenzialmente rischiosa per l’utenza. Le autorità hanno ribadito che i risultati conseguiti sono il frutto del costante monitoraggio del territorio. È opportuno ricordare che, nel rispetto dei diritti degli indagati, per la donna vige la presunzione d’innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva in sede giurisdizionale.

Tutela della legalità e salute pubblica

L’intervento dei Carabinieri di Bronte e del Nas sottolinea l’importanza della vigilanza nel settore sanitario, dove l’abusivismo non rappresenta solo un illecito amministrativo o penale, ma un serio pericolo per i cittadini che si affidano a personale non qualificato. L’azione di contrasto proseguirà con ulteriori controlli su tutto il territorio provinciale per garantire che le strutture mediche operino esclusivamente nel solco della legalità e della massima sicurezza per i pazienti.