C’è un monumento che da circa 2500 anni sfida il tempo, il vento e il sale del Mediterraneo. Il Teatro Greco di Siracusa, scavato nella roccia calcarea del colle Temenite, è sopravvissuto a invasioni, terremoti e secoli di abbandono. Oggi, secondo alcuni esperti e associazioni culturali, rischierebbe di soccombere a qualcosa di più subdolo: l’indifferenza attorno al suo stato di salute.
La roccia che si sgretola
Il problema non è nuovo, né trascurabile. La porosa in cui è scavata la cavea è per sua natura vulnerabile. Fratturazioni, spezzature di parti aggettanti, infiltrazioni d’acqua, escursioni termiche: sono i nemici silenziosi che lavorano dall’interno, millimetro dopo millimetro. A questi fattori naturali si sommano quelli antropici: la pesante copertura lignea stagionale, le attrezzature sceniche sempre più elaborate e un calendario di eventi che avrebbe progressivamente valicato i confini delle tradizionali tragedie classiche per abbracciare concerti e manifestazioni distribuite su quasi otto mesi l’anno.
Un’équipe d’eccellenza e poi il silenzio
Quando Carmelo Bennardo arrivò alla direzione del Parco archeologico di Siracusa nel 2023, portò con sé l’entusiasmo del riformatore. Gliene danno atto i componenti del Comitato per la difesa del Teatro Greco, Marina Di Michele, Salvo Baio e Mario Blancato, che ricordano come lo stesso Bennardo affidò un’indagine diagnostica a ditte specializzate e a quattro università, Venezia, Trieste, Torino e Catania, con il professor Lorenzo Lazzarini dell’Università Iuav nel ruolo di coordinatore scientifico. Un nome di assoluto prestigio nel campo delle pietre antiche, che in passato aveva lanciato avvertimenti espliciti: “Non si può più aspettare. Sarebbe delittuoso far finta di non vedere ciò che è evidente.”
La denuncia del Comitato
Da allora non si è saputo nulla e così il Comitato evidenzia questo silenzio istituzionale assordante, quando manca poco all’invasione degli spettatori per assistere alle rappresentazioni classiche al Teatro che si presenterà coperto da una struttura in legno per proteggerlo. “Dopo il promettente esordio”, scrivono, “l’architetto Bennardo si è letteralmente eclissato e non ha dato alcuna notizia sui risultati dell’indagine diagnostica avviata tre anni prima, nonostante i sottoscritti gliene avessero sollecitato la pubblicazione. L’incredibile e indecifrabile silenzio perdura a tutt’oggi e mette in ombra l’attività di studio delle imprese e delle università da lui incaricate.”
I tre rivolgono un appello anche al professor Lazzarini: “Sarebbe opportuno che il professor Lazzarini, che avrà sicuramente le carte in regola e che, conoscendolo, sarà insofferente per questa situazione di stallo, facesse lui quella chiarezza che finora non ha fatto l’architetto Bennardo.”
Il protocollo che fa discutere
Nel frattempo, Bennardo, come fanno sapere i componenti del Comitato, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il sindaco di Siracusa per la coproduzione di spettacoli ed eventi culturali nei siti del Parco in diversi periodi dell’anno, come previsto da una legge regionale siciliana. Una scelta legittima, ma che ai firmatari della nota appare stonata rispetto alle priorità. “Vorremmo chiedere al direttore”, concludono Di Michele, Baio e Blancato, “se si sente ancora impegnato ad effettuare gli interventi di manutenzione del Teatro greco per arrestarne il degrado o se, con la collaborazione attiva del sindaco di Siracusa, vuole trasformarlo in un palcoscenico di spettacoli a cielo aperto.”
Una macchina culturale ed economica
La posta in gioco va ben oltre la pietra calcarea. Il Teatro Greco è il cuore pulsante dell’economia culturale siracusana. Le Rappresentazioni Classiche della Fondazione INDA portano ogni anno quasi duecentomila spettatori nella cavea, un flusso capace di animare hotel, ristoranti, commercio e indotto turistico per settimane. Siracusa senza il suo Teatro greco sarebbe una città mutilata nella sua stessa identità, oltre che nei suoi conti.
È per questo che le domande rimaste senza risposta pesano doppio. Tra poche settimane i cancelli si riapriranno, il pubblico tornerà a riempire i gradini di pietra sotto il cielo di Sicilia, e nessuno, almeno ufficialmente, saprà dire con certezza in quali condizioni si trova la struttura che lo accoglie.






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