La partita del rimpasto della giunta regionale siciliana è entrata nella sua fase decisiva, trasformandosi in un complesso groviglio di alchimie politiche. Il presidente Renato Schifani preme sull’acceleratore, con l’obiettivo di chiudere il cerchio entro l’inizio della prossima settimana. Il cronometro corre veloce: entro mercoledì sarebbe auspicabile il giuramento dei nuovi assessori per evitare che, dal primo maggio, il blocco delle assunzioni di personale esterno – dovuto alla mancata approvazione del rendiconto 2025 – paralizzi la composizione degli uffici di gabinetto.
Veti incrociati e questione morale
Il fulcro del dibattito resta il delicato equilibrio tra le forze di maggioranza, lacerate da veti incrociati e dalla spinosa “questione morale”. I riflettori sono puntati sulla trasferta a Enna di Arianna Meloni e Giovanni Donzelli. L’incontro con la classe dirigente di Fratelli d’Italia servirà a sondare il terreno, ma le aspettative di una svolta radicale sembrano destinate a ridimensionarsi. La montagna rischia, ancora una volta, di partorire il topolino.
Il nodo Amata e il caso Galvagno
L’impasse in casa meloniana gravita attorno alla posizione di Elvira Amata, assessore al Turismo rinviata a giudizio per corruzione. L’interessata ha fatto trapelare la disponibilità a un passo indietro, ma solo su esplicita richiesta del partito: una mossa che, nei fatti, consolida la sua permanenza nell’esecutivo. Parallelamente, l’area politica legata al ministro Francesco Lollobrigida guarda con apprensione all’evoluzione giudiziaria di Gaetano Galvagno. Il presidente dell’Ars, anch’egli sotto inchiesta, gode dello scudo protettivo di Ignazio La Russa, il quale, per un eventuale sacrificio del suo “delfino”, pretenderebbe un prezzo politico salato: l’estromissione dell’assessore leghista Luca Sammartino, coinvolto in un distinto procedimento giudiziario a Catania.
La linea della Lega
Di fronte a tale ipotesi, il Carroccio ha eretto una muraglia insormontabile. La posizione della Lega resta cristallina: “l’assessore non si tocca”. Un veto incrociato che, congelando le caselle più esposte, di fatto allontana qualsiasi velleità di cambiamento radicale nella composizione della giunta.
Le mosse di Schifani
In questo scenario, il presidente Schifani mantiene una linea garantista, evitando di forzare la mano sugli alleati, pur non nascondendo il rammarico per una riorganizzazione del Turismo che non è mai pienamente decollata. L’ipotesi più concreta resta l’assegnazione delle due deleghe attualmente tenute ad interim dallo stesso governatore, dopo l’uscita di scena della Dc di Totò Cuffaro lo scorso novembre. Si profila un ritorno alle origini: la delega al Lavoro potrebbe tornare nello scudocrociato, mentre quella alla Funzione Pubblica finirebbe nell’orbita dell’Mpa.
Il nodo sanità e gli equilibri interni
Non mancano le tensioni sulla Sanità. Sebbene Schifani guarderebbe con favore a Nicola D’Agostino, vicino a Salvatore Cardinale, per sostituire Daniela Faraoni, tale opzione scatenerebbe immediati malumori interni al gruppo forzista. Il quadro si complica ulteriormente considerando che circola con insistenza anche il nome del meloniano Aricò. In ultima analisi, ogni decisione appare strettamente vincolata alla successione per la poltrona lasciata vacante da Salvatore Iacolino al Dipartimento Pianificazione Strategica, dove di fatto si iniziano già a vagliare i curricula degli aspiranti: un tassello che diventerà il vero ago della bilancia per i futuri equilibri dell’intero assessorato.
Economia e rischio immobilismo
Sul fronte tecnico, l’Economia dovrebbe restare saldamente nelle mani di Alessandro Dagnino, considerata la complessità delle scadenze finanziarie imminenti, dalla manovra di luglio ai conti di fine anno. Mentre si cerca di evitare il naufragio del tanto invocato “cambio di passo” auspicato da Raffaele Lombardo, la sensazione è che a Piazza Ottavio Ziino il panorama politico sia destinato a restare, in gran parte, invariato. Il tempo stringe e, nel Risiko della politica siciliana, ogni mossa rischia di scatenare un effetto domino imprevedibile.
La tentazione del rimpastino
In ultima analisi, la via più celere e meno indolore appare quella del “rimpastino”. Un riassetto profondo, seppur invocato da molti, richiederebbe tempi lunghi e mediazioni faticose, lussi che Schifani non può concedersi: ogni ulteriore dilazione rischierebbe di alimentare malumori invalicabili, pericolosi per una maggioranza che ha bisogno di stabilità. Questa giunta, infatti, avrà il compito di traghettare la Regione fino al termine della legislatura, un orizzonte temporale che coincide con la prossima chiamata alle urne, dove Schifani punta a una riconferma. Il clima però è infuocato, con una pletora di aspiranti pronti a farsi avanti: dai volti noti rimasti in silenzio fino a chi, pur di ambire a una poltrona, ha recentemente spostato la propria residenza in Sicilia. La politica regionale è, più che mai, un campo minato.






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