Nell’ultima audizione davanti ai pm di Pavia, Marco Poggi ha sentito leggere dagli stessi magistrati le parole del soliloquio di Andrea Sempio: “quel video… e io ce l’ho”. E ha dovuto dare una spiegazione. “Se la devo dare, l’unica plausibile, seppure assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa”. Ha aggiunto: “Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa. Poi, Chiara se ne sarebbe accorta”. E ancora: “mi sembra folle, non riesco a spiegarmelo, è tutto surreale”.

Il foglietto con “assassino” buttato nel giorno della convocazione

Il 26 febbraio 2025, giorno in cui era atteso in caserma dai carabinieri di Voghera per una notifica, Sempio gettò un foglietto in un bidone di un’isola ecologica lontano da casa sua. I militari lo seguivano. “Individuavano il sacco della spazzatura gettato dall’indagato e divenuto sospetto proprio poiché gettato in un luogo lontano da casa sua”, si legge nella nota dei pm contestata a Sempio durante l’interrogatorio del 6 maggio. “Il recupero della spazzatura permetteva di rinvenire al suo interno un foglio a quadretti manoscritto su entrambi i lati”.

Su un lato, appunti sulle modalità di approccio con le donne. Sull’altro, parole scritte in stampatello tutte da contestualizzare, “da cucina a sala”, “cane”, “colpi da…”, “campanello”, “finestra da fuori”, e una inequivocabile: “assassino“.

I pm scrivono nella loro contestazione: “A fronte del rifiuto di Chiara di vederlo, Sempio si è recato direttamente a casa della vittima che lo ha fatto entrare in casa, senza preoccuparsi del fatto di essere in pigiama né tantomeno di possibili rischi. A questo punto tutti gli elementi raccolti convergono su un unico innesco. Il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati. Da quel rifiuto inaspettato nasce una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittima lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico. È in quella deriva improvvisa che l’aggressione diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e sulla testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”.

La cugina Cappa: “Chiara me ne aveva parlato in modo sereno”

Sulla questione dei video intimi, nella caserma Montebello di Milano sono state sentite anche le gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara. Paola dice di non averne mai sentito parlare. Stefania, invece: “Sì, me ne aveva parlato. Lo aveva fatto in maniera molto generica, ma me ne aveva parlato”. In che toni? “In maniera molto serena e semplice”. Non ricorda di averla sentita lamentarsi del fatto che fossero stati visti da altri.

Stefania Cappa racconta anche un episodio dei giorni precedenti al delitto, durante una sua visita a casa della cugina: erano in giardino quando suonò un allarme. “Vidi Chiara uscire di corsa in strada, abbigliata com’era, con l’abbigliamento da casa: ciabatte e pigiamino bianco. Mi sembrava molto spaventata. Voleva verificare che non ci fossero ladri in giro”.

“Chiara non me lo avrebbe nascosto”

Marco Poggi fatica a conciliare la versione investigativa con i ricordi che ha di sua sorella. “Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole. Mi avrebbe potuto dire ‘ma tu, deficiente, hai dato qualcosa al tuo amico?’. Perché non l’avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema, la riservatezza viene un po’ meno”.

Sul fatto di aver visto accidentalmente una chat tra Chiara e Stasi, Marco Poggi ha confermato di esserne venuto a conoscenza in quel modo, ma ha ribadito di non aver visto il video né di averne parlato con gli amici.

Sempio si proclama innocente. All’interrogatorio del 6 maggio si è avvalso della facoltà di non rispondere.