Tre giorni intensi, dal 14 al 16 maggio, due luoghi, la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo e la Cattedrale di Monreale, relatori da tutta Italia: è stato tutto questo il convegno dedicato a due figure imponenti della Chiesa, il cardinale Carlo Maria Martini e papa Paolo VI. “Abbiamo scelto di occuparci di queste due figure, benché distanti da Palermo, perché significa mettersi dentro una ricezione del Concilio. – spiega il preside della Facoltà, don Vito Impellizzeri – Sono due uomini del Concilio, che hanno fatto di esso la propria logica di governo, di riflessione sulla Chiesa.
Il cristocentrismo era molto forte per Paolo VI, Omnia nobis est Christus è stata la sua prima lettera pastorale. La prospettiva del cardinale Martini era soprattutto legata alla scrittura, quindi una riflessione ecclesiologica conciliare con il centro Cristo e la scrittura”.
L’idea della tre giorni nasce da un volumetto-giornale di Teologia sul Concilio Vaticano II edito nella scorsa primavera: “Ci siamo resi conto cammin facendo, con il preside Impellizzeri, poi con il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla e l’amico liturgista Andrea Grillo, – racconta Marco Vergottini, teologo ed organizzatore dell’evento – come queste due figure fossero centrali nel Concilio Vaticano II”.
Da un lato papa Paolo VI, “il nocchiero del Concilio, – prosegue Vergottini – lo eredita da Giovanni XXIII ma poi di fatto è colui che riporta la nave in porto dopo tre lunghe sessioni, concludendosi il 7 e l’8 dicembre del 1965. Paolo VI è un papa che certamente era un fine diplomatico oltre che un intellettuale e riuscì a governare questa macchina, quella del Concilio, che aveva in sé tante tensioni, tante impostazioni, tante visioni anche contrapposte. Lui puntò ad un compromesso con l’aiuto dei teologi, perché nel Concilio si è realizzato in modo, forse unico, una sintesi tra pastori e teologi. Per quanto riguarda Carlo Maria Martini, è l’arcivescovo di Milano voluto da Giovanni Paolo II ma che ebbe rapporti importanti anche con Paolo VI, anche perché fu il suo successore sulla cattedra di Sant’Ambrogio. La figura di Martini è la figura, potremmo dire, di un vescovo che ha tradotto in italiano, noi potremmo dire in ambrosiano, in meneghino, il Concilio Vaticano II con delle straordinarie intuizioni”.
Guardare così a queste due imponenti figure, che hanno lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa, significa guardare e leggere con ottimismo il presente e il futuro, soprattutto in questa società complessa in cui siamo immersi. “Questo è stato l’impegno del convegno, – conclude Impellizzeri – realizzato con i contributi di persone di alto livello teologico con le quali hanno interagito dodici professori della Facoltà Teologica di Sicilia, per lo più giovani, proprio per creare una squadra che abbia il Concilio come orizzonte epistemologico della Chiesa”.
Fondamentale il ponte creatosi tra il capoluogo siciliano e la vicina cittadina arabo-normanna: “Credo che l’idea di questo convegno sia stata una benedizione anche per le nostre Chiese di Sicilia, – afferma il vescovo di Monreale, mons. Gualtiero Isacchi – mi riferisco in particolare a Palermo e Monreale che l’hanno vissuta in prima persona, perché ci permettono di accogliere una storia che si è svolta in qualche modo lontano da noi, ma non troppo, ma che allo stesso tempo ha veramente molto da dire all’oggi della Chiesa”.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.





Commenta con Facebook