La Sicilia non è un posto per bambini. Probabilmente neanche per anziani o per giovani, ma a pagare il prezzo più alto dei servizi che non funzionano sono proprio i bambini mentre è la rete familiare che sopperisce a tutto il resto.

E’ il quadro disegnato nella classifica sulla qualità della Vita del Sole 24 Ore che fotografa un’Isola a due facce: i servizi e le opportunità per giovani e anziani arrancano, ma le tre grandi aree metropolitane resistono grazie a solidarietà sociale, reti familiari e servizi di prossimità.

I dati della classifica del Sole 24 ore

I nuovi dati della sesta edizione dell’indagine sulla Qualità della vita di bambini, giovani e anziani confermano dinamiche ormai consolidate per la Sicilia, che sconta il peso storico di ritardi infrastrutturali e occupazionali. Eppure, l’introduzione dei nuovi parametri legati ai “servizi entro i 15 minuti a piedi” e alle relazioni sociali ridisegna in parte la geografia del benessere nei tre grandi capoluoghi dell’Isola.

Trapani all’ultimo posto per l’infanzia

La nota più dolente arriva dalla classifica dedicata ai bambini (0-14 anni), dove Trapani si posiziona all’ultimo posto in Italia. Le province meridionali occupano ben 18 delle ultime 20 posizioni della classifica nazionale, penalizzate soprattutto dalle carenze nelle competenze scolastiche (numeriche e alfabetiche) e dalla carenza cronica di strutture ricreative o asili nido.

Il focus sulle tre grandi province: Palermo, Catania e Messina

L’analisi dettagliata di Lab24 – Il Sole 24 Ore per le tre principali realtà urbane dell’Isola mostra sfumature diverse per ciascuna generazione, evidenziando luci e ombre specifiche per ogni territorio.

Palermo: le reti familiari salvano gli over 65

Nel capoluogo regionale, la qualità della vita dei più piccoli soffre a causa della scarsità di servizi per l’infanzia e per il dato sulle competenze scolastiche inadeguate, ben al di sotto della media nazionale. Anche sul fronte dei giovani la situazione rimane complessa: la fascia tra i 18 e i 35 anni resta schiacciata tra l’alto tasso di disoccupazione e la difficoltà di raggiungere una piena autonomia economica.

La vera nota positiva per Palermo arriva invece dalla classifica degli anziani. Il territorio capitalizza al massimo il nuovo indicatore sulle relazioni sociali, che premia la presenza di parenti o amici su cui poter contare. Inoltre, l’accessibilità a piedi a farmacie e negozi nei quartieri offre un paracadute fondamentale per la popolazione della terza età.

Catania: tiene la natalità, ma pesa l’allarme NEET

La provincia etnea registra uno dei trend demografici più interessanti del Mezzogiorno, distinguendosi in positivo per i parametri legati alla fertilità e alla buona disponibilità di spazio abitativo per le famiglie.

Il report evidenzia però una forte criticità per la fascia dei giovani. Sebbene Catania mostri spunti di vivacità sul fronte dell’imprenditoria giovanile, sconta un altissimo numero di NEET (ragazzi che non studiano e non lavorano). A questo si aggiunge l’impatto dei canoni di locazione elevati rispetto al reddito disponibile, che frena l’indipendenza dei più giovani. Per la popolazione anziana si registra invece una discreta tenuta grazie alla presenza capillare dei servizi commerciali di prossimità.

Messina: equilibrio nei servizi a piedi, ma i giovani fuggono

La provincia dello Stretto si posiziona in modo leggermente più equilibrato rispetto alle sorelle maggiori, pur rimanendo nella metà inferiore della classifica nazionale. Messina beneficia enormemente del nuovo indicatore sui servizi entro i 15 minuti a piedi. La struttura urbana agevola gli anziani nel raggiungere presidi medici, negozi e attività ricreative, registrando buone risposte anche sul fronte della partecipazione civile.

Al contrario, l’indice dei giovani è fortemente penalizzato dal continuo flusso migratorio verso le università e i centri occupazionali del Centro-Nord. Per quanto riguarda i bambini, pesano i ridotti finanziamenti storici per le strutture scolastiche e le difficoltà strutturali legate all’istruzione.
I punti di forza: dove la Sicilia e il Sud resistono

L’umanità che salva la Sicilia

Nonostante il divario nei servizi strutturali rispetto al Nord-Est (con Trieste e Bolzano saldamente in testa), l’indagine mette in luce gli storici ammortizzatori sociali dell’Isola:
Relazioni umane: La presenza di reti familiari forti compensa parzialmente le carenze del welfare pubblico.

La sicurezza

Nonostante gli episodi continui di cronaca, poi, i giovani del Sud e della Sicilia continuano a esprimere una buona percezione della sicurezza quando camminano da soli nel proprio quartiere, un dato in controtendenza rispetto al calo di fiducia registrato nelle grandi metropoli del Nord come Milano e Roma.