“Leggo dalle notizie di stampa che si starebbe valutando di affrontare le problematiche sollevate da esercenti e residenti attraverso la chiusura anticipata dei locali. Temo però che il problema non sia stato finora correttamente inquadrato, perché è fuorviante ridurre tutto alla cosiddetta malamovida”. L’attacco è di Carolina Varchi, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di Palermo che interviene sul progetto condiviso in sde di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e che il Comune di Palermo valuta di mettere in pratica entro il fine settima . Un progetto contro il quale si sono scagliate organizzazioni di categoria e opposizioni e adesso anche un npezzo rilevcante della maggioranza
“Salvo rare eccezioni, infatti, i fatti di particolare allarme sociale non si verificano nei locali regolari. Al contrario, un’attività aperta fino a tarda notte rappresenta spesso un presidio di sicurezza e di legalità nel tratto di strada di propria pertinenza”.
“Per questo – prosegue Varchi – non condivido l’ipotesi di una riduzione degli orari di apertura, che rischierebbe di erodere porzioni di fatturato a chi opera nel rispetto delle regole, garantendo controllo dell’utenza, tracciabilità dei prodotti e sicurezza”.
“Credo, invece, che la soluzione sia il presidio fisso nelle zone rosse e controlli serrati sugli esercizi abusivi, a partire da bancarelle e minimarket aperti fuori orario”, ha concluso il parlamentare di Fratelli d’Italia.
La proposta osteggiata da destra a sinistra
Il riferimento è alle parole dell’assessore comunale Giuliano Forzinetti: “Entro il prossimo fine settimana sarà in vigore una nuova ordinanza per regolamentare la movida a Palermo. Abbiamo affrontato con le associazioni di categoria tanti aspetti per cercare di coniugare il lavoro dei titolari dei locali e la sicurezza in città. Si punta sulla limitazione alla vendita dell’alcool oltre una certa ora e nel contrasto agli abusivi” aveva detto ieri Forzinetti che insieme al comandante della polizia municipale Angelo Colucciello ha partecipato all’incontro con Confcommercio, Confesercenti e Assoimpresa al tavolo aperto dopo le indicazioni emerse dal comitato dell’ordine e la sicurezza in prefettura a Palermo.
Le proposte sul tavolo
“Per quanto riguarda l’orario di chiusura dei locali la questione è ancora sul tavolo. Invece gli esercenti hanno richiesto un maggiore presidio da parte delle forze dell’ordine che per loro rappresenta una garanzia per lo svolgimento del loro lavoro – aggiunge l’assessore – Comunque tra domani e dopodomani il nuovo provvedimento sarà pronto”.
Poi spetterà agli agenti della polizia municipale controllare il rispetto di quanto stabilito dalle norme e perseguire insieme alle forze dell’ordine quanti venderanno alcool oltre l’orario prestabilito. Sono previsti maggiori controlli nelle zone rosse.
Contro la chiusura dei locali anticipata già da ieri si erano levate più di una critica. Da parte delle organizzazioni di categoria e consiglieri comunali.
Confcommercio
“L’attenzione delle istituzioni non può che essere un segnale importante per chi come Confcommercio, con spirito di responsabilità, ritiene che la sicurezza e il decoro siano elementi imprescindibili per la vita della città e delle sue attività imprenditoriali” ha detto Antonio Cottone, vice presidente di Confcommercio Palermo e presidente di Fipe (pubblici esercizi) dopo la riunione indetta dal Comune per ridefinire le strategie di vigilanza sulla movida notturna.
“Sono state tenute nella giusta considerazione le nostre proposte che puntano a un ulteriore rafforzamento della vigilanza soprattutto nelle zone di maggiore rischio. Il divieto del consumo di alcolici nelle pubbliche vie dopo l’una di notte può essere un utile deterrente contro la movida selvaggia, a condizione che si facciano rigorosi controlli sui numerosi locali abusivi che alimentano la movida selvaggia fuori dalle regole e rappresentano anche un rilevante danno economico per gli imprenditori”.
Una lettera di Confimprese a sindaco e prefetto
Confimprese Palermo ha, invece, trasmesso al Sindaco di Palermo, al Prefetto e al Questore una nota contenente alcune riflessioni sulle misure adottate per rafforzare la sicurezza nelle aree della movida cittadina e sulla possibile rimodulazione degli orari delle attività.
Nella lettera l’associazione riconosce la necessità di affrontare con determinazione il tema della sicurezza e considera la limitazione temporanea degli orari come una misura che può essere valutata nell’ambito di una fase sperimentale, finalizzata a verificare l’effettiva riduzione delle situazioni di rischio nelle fasce orarie maggiormente interessate dagli episodi più gravi.
Allo stesso tempo, l’analisi dei principali fatti di cronaca degli ultimi anni evidenzia alcuni elementi che meritano attenzione. In diversi casi, infatti, gli sviluppi investigativi e giudiziari hanno fatto emergere contrasti personali preesistenti, rivalità tra gruppi o altre dinamiche che hanno trovato nelle aree della movida il luogo in cui manifestarsi, ma non necessariamente la propria origine.
Confimprese Palermo richiama inoltre l’attenzione sulla frequente presenza di armi da fuoco o da taglio negli episodi più gravi e sulla necessità di valutare il possibile spostamento delle aggregazioni verso aree diverse della città, considerando che le modalità di ritrovo giovanile non si esauriscono all’interno dei pubblici esercizi.
Per questo motivo l’associazione nella persona del suo presidente Giovanni Felice propone che gli effetti delle misure adottate siano accompagnati da un monitoraggio periodico fondato su dati oggettivi relativi agli episodi registrati, alla loro distribuzione per fascia oraria, alla localizzazione territoriale e alle dinamiche emerse dalle successive attività investigative. “La sicurezza rappresenta un interesse comune delle istituzioni, dei cittadini e delle imprese- conclude Felice- Per questo riteniamo necessario affrontare il tema sulla base di dati ed evidenze concrete, evitando semplificazioni e verificando nel tempo gli effetti reali delle misure adottate”.
Non solo movida, il rischio sicurezza e le intimidazioni sbarcano a Roma
La vicenda della violenza a Palermo sbarca alla Camera con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che risponde ad una interrogazione di Davide Faraone di Italia Viva supportata dalle opposizioni. Il Ministro fa riferimento al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla proposta della chiusura anticipata e conferma che le zone rosse saranno prorogate fino dopo l’estate (fino al 23 ottobre). poi promette un ulteriore incremento della vigilanza con finanziamenti per aggiungere ulteriori 60 telecamere in città
Faraone: “Piantedosi non sa cosa succede a Palermo”
“E’ evidente che mentre a Palermo si torna a sparare, i boss vengono scarcerati e la mafia si riorganizza, il ministro dell’Interno Piantedosi non ha la più pallida idea di quello che accade in città” ha detto Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, durante il question time con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Qualche giorno fa, a Palermo, è stato sparato di nuovo un colpo di fucile, stavolta contro una ragazza. Anche gli esercizi commerciali sono bersaglio di colpi di kalashnikov, oltre che di richieste di pizzo. I boss vengono scarcerati, tornano nei quartieri e ricostruiscono la loro rete mafiosa, servendosi delle baby gang come manodopera. Non si vedono più posti di blocco perché i poliziotti sono pochi e, nonostante sforzi enormi, i presidi non funzionano. Sono stati solo uno spot. La città è insomma abbandonata a se stessa e vive una condizione di assoluta insicurezza. Ho per questo chiesto al ministro Piantedosi di trovare delle soluzioni. E lui che fa? L’unica sua risposta è una gara tra governi, dunque una becera polemica politica. Ci aspettavamo delle misure straordinarie, abbiamo scoperto che Piantedosi non solo non sa come risolvere il problema: non ne ha proprio consapevolezza”, ha concluso
Schlein e Barbagallo
Il ritorno al pizzo preopccupa ancora di più per il Pd “Le istituzioni hanno il dovere assoluto di schierarsi e rimanere al fianco di chi opera nel rispetto della legalità e del tessuto economico sano della città di Palermo. E di fronte alla recente escalation di atti intimidatori, anche incendiari, raffiche di kalashnikov nei confronti di esercizi commerciali, l’eccessiva presenza e utilizzo di armi da fuoco che mette a rischio l’incolumità di cittadini e cittadine innocenti, come l’ultimo episodio che ha riguardato una ventiduenne ferita alla testa, chiediamo misure straordinarie che non possono limitarsi solo alla videosorveglianza”. Il Partito Democratico insiste sulla “questione sicurezza a Palermo” alla Camera, con un’interrogazione urgente al Governo, prima firmataria la segretaria nazionale Elly Schlein con il segretario regionale, Anthony Barbagallo.
Schlein lo scorso 23 maggio ha voluto incontrare – privatamente – associazioni e esercenti di Sferracavallo, destinatari di bottiglie incendiarie, richieste di pizzo e sventagliate di fucile mitragliatore. Ha ascoltato i loro racconti, ha “percepito” la sensazione di generale insicurezza e ha raccolto la richiesta di maggiore presenza dello Stato.
“Non bastano soltanto gli impianti di videosorveglianza – si legge nell’atto ispettivo a firma Schlein e Barbagallo – ma l’adozione di di misure speciali e di pattugliamenti intensificati, in particolare nelle fasce orarie notturne, nei quartieri periferici come Sferracavallo, Zen, Cep e nelle zone del centro storico di Palermo. Vogliamo sapere inoltre se si intenda provvedere a un ulteriore e urgente potenziamento degli organici delle Forze dell’ordine operanti sul territorio palermitano, promuovendo al contempo, mirate politiche di riqualificazione urbana e sociale dei quartieri coinvolti”.






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