Non è più soltanto una forza di protesta radicata nello Stretto, ma un asse politico consolidato che punta a ridisegnare gli equilibri dell’intera regione. All’indomani della tornata delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, che ha visto al voto ben 71 comuni siciliani (coinvolgendo il 20% dell’intera popolazione isolana), il movimento Sud chiama Nord guidato da Cateno De Luca traccia il bilancio dei propri numeri. I dati, presentati ufficialmente nella Sala Stampa del Parlamento Siciliano, restituiscono l’immagine di una formazione in forte espansione, capace di imporsi come primo partito nelle realtà al voto con il sistema proporzionale.
I numeri: oltre 74mila voti e il 20,5%
Guardando ai 17 grandi comuni siciliani dove si è votato con il sistema proporzionale, Sud chiama Nord ha schierato le proprie liste o siglato alleanze strategiche in ben 14 realtà su 17. Il dato più eclatante emerge dalla classifica assoluta dei voti validi conseguiti dai singoli simboli: con 74.471 preferenze, il movimento di De Luca si attesta al 20,54% su base regionale. Una performance che stacca nettamente le forze tradizionali del centrodestra e del centrosinistra: Fratelli d’Italia si ferma al 7,95% (28.844 voti), il Partito Democratico al 6,73% (24.394 voti) e Forza Italia al 6,84% (24.791 voti).
Anche sul fronte della popolazione coinvolta, l’onda giallo-rossa ha coperto la quasi totalità del bacino elettorale, con liste presenti in aree che sommano oltre 650mila abitanti, pari al 90,2% dei cittadini chiamati alle urne nei comuni proporzionali.
La mappa deluchiana: Messina e Barcellona feudi incontrastati
Il peso specifico del voto si riflette chiaramente sulle coalizioni e sulla popolazione amministrata. Sud chiama Nord guiderà direttamente due tra i centri più importanti della tornata, ovvero Messina e Barcellona Pozzo di Gotto. Da soli, questi due enti valgono una popolazione amministrata di 261.275 abitanti. Una cifra monstre se paragonata ai sei comuni in mano al Centrodestra + civici (168.048 abitanti complessivi) o ai cinque conquistati dal Centrosinistra (172.573 abitanti). Restano invece sospesi i tre comuni strategici rimasti al ballottaggio: Ispica, Bronte e Agrigento.
Se analizzato invece il dato delle coalizioni complessive nei comuni proporzionali, il Centrodestra unito (che racchiude FdI, Forza Italia, Lega, Grande Sicilia, UDC, DC e Noi Moderati) raccoglie il 48,63% dei consensi contro il 25,71% del Centrosinistra, posizionando Sud chiama Nord come un formidabile “terzo polo” autonomo e autosufficiente dal 20,54%.
Un esercito di eletti: 137 poltrone nell’Isola
Il radicamento territoriale si misura, infine, nel conteggio complessivo degli eletti tra sindaci, assessori e consiglieri. Al termine degli scrutini, Sud chiama Nord porta a casa un “esercito” di 137 rappresentanti istituzionali
Il dettaglio: comuni al voto col Maggioritario
Il movimento conquista 25 sindaci eletti con il proprio sostegno (di cui 3 storici iscritti diretti nei comuni di Alì Terme, Limina e Graniti), accompagnati da 52 consiglieri comunali e 15 assessori
Il dettaglio: comuni maggiori al voto col Proporzionale
Oltre ai 5 sindaci vincenti (tra cui spiccano le riconferme di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto), si contano 36 consiglieri comunali e 18 assessori
L’exploit a Messina: Nella città dello Stretto il successo è totale, con ben 6 presidenti di circoscrizione conquistati su 7 e ben 38 consiglieri circoscrizionali eletti su 63






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