C’è grande attesa a Pescara per il concerto di Cristina D’Avena con i Gem Boy a piazza Salotto, nel cartellone di Cartoons On The Bay, il festival internazionale dei Cartoni e dei Transmedia promosso da Rai e organizzato da Rai Com. A margine dell’evento, la regina delle sigle dei cartoni animati ha risposto a una delle domande che i suoi fan si fanno da anni: la vedremo mai a Sanremo?
La risposta è un sì condizionato, formulato con la chiarezza di chi sa esattamente chi è.
Le condizioni per Sanremo: “Non una sigla, non un dramma”
“Me lo dicono tutti di andare”, esordisce D’Avena. “Io devo capire, perché il palco di Sanremo è veramente adrenalinico, è un palco molto particolare e nel momento in cui tu ci sali, devi avere delle consapevolezze”.
La cantante bolognese, che ha iniziato la sua carriera a tre anni e mezzo partecipando allo Zecchino d’Oro con Il valzer del moscerino, ha poi messo in fila i requisiti che la canzone giusta dovrebbe avere: “Nel momento in cui vai a Sanremo devi cantare una canzone super potente, che ti appartenga veramente. Insomma te la devi sentire bene addosso. Quindi o la devo scrivere io o me la deve scrivere qualcuno che mi conosce, ma comunque deve essere un pezzo non banale, ma un pezzo super riconoscibile che è adeguato a me. Non deve essere una sigla, ma nemmeno un dramma. Deve essere un giusto compromesso. Io sono molto solare. Mi ci vedreste a cantare una canzone struggente? Non sarei io…”.
L’esperienza di Sanremo c’è già: “Occhi di gatto” versione punk con le Bambole di Pezza
D’Avena non è estranea all’Ariston. All’ultimo Festival era stata protagonista nella serata delle cover, quando aveva intonato Occhi di gatto in versione punk rock con le Bambole di Pezza. Un’esperienza che ricorda con entusiasmo: “Quando sono stata contattata dal loro manager per cantare una delle mie sigle abbiamo deciso di fare ‘Occhi di gatto’. Loro mi sono piaciute molto, sono una bellissima rock band e ho detto subito: ‘Fatela bella potente, perché noi dovremo essere potentissime sul palco’. Hanno fatto una rielaborazione rock mettendoci dentro anche i Led Zeppelin. Bravissime loro e bravissima la cantante Cleo. È stata un’esplosione di energia e di potenza”.
Kiss me Licia: “Il cartone un po’ della mia vita”
Tra le 800 sigle interpretate nel corso della sua carriera, D’Avena ne cita alcune con affetto particolare. Kiss me Licia occupa un posto a sé: “Beh, insomma, è stato il cartone animato un po’ della mia vita. E poi dopo i cartoni animati, sono usciti tutti i telefilm. Quindi diciamo che noi siamo stati i primi”. Con una nota di orgoglio ironica: “Sono stata la prima cosplayer però alla fine a travestirmi da cartone animato”.
Le canzoni più richieste ai concerti rispecchiano la storia della sua carriera: ‘Kiss Me Licia’, ‘Mila e Shiro’, ‘Holly e Benji’, ‘Lady Oscar’ e ‘Occhi di gatto’. E Charlotte, che amava da bambina: “Con mia sorella a casa cantavo sempre La canzone di Charlotte”.
Le 800 sigle: quelle bellissime che nessuno conosce
C’è però un lato della sua discografia che quasi nessuno conosce. Delle 800 canzoni interpretate, alcune non hanno mai avuto la visibilità che meritavano. “Purtroppo alcune non sono state valorizzate, vuoi perché magari il cartone durava poco, vuoi perché non aveva avuto un certo riscontro”, spiega D’Avena.
Ne cita due in particolare. La prima: Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo, sigla di un cartoon di nicchia. La seconda è ancora più specifica: Curiosando nei cortili del cuore che è un’altra sigla di un cartoon che andò in onda di notte e quindi la videro in pochissimi. Ma era scritta da Franco Fasano, ed era meravigliosa”. E poi chiude con la battuta che sintetizza tutta la carriera: “Invece poi dopo ovviamente quando ti metti a cantare da Mila e Shiro e Occhi di gatto vengono giù i palazzetti…”.
Foto: Facebook.






Commenta con Facebook