Droni e missili iraniani hanno colpito il terminal T1 dell’aeroporto internazionale del Kuwait City nella notte tra il 2 e il 3 giugno, causando danni strutturali all’edificio passeggeri e il ferimento di diverse persone. L’Autorità generale per l’aviazione civile del Kuwait ha disposto la sospensione immediata di tutti i voli e il dirottamento del traffico aereo verso scali alternativi. Nessuna scadenza per la riapertura è stata comunicata.

Il portavoce ufficiale del Ministero della Difesa kuwaitiano, il generale di brigata Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale senza margini di ambiguità: “Oggi diversi droni ostili hanno colpito l’edificio passeggeri (T1) dell’aeroporto internazionale del Kuwait, a seguito dell’aggressione criminale iraniana, provocando ingenti danni materiali all’edificio e il ferimento di diverse persone, che hanno ricevuto le cure mediche necessarie”. Al-Otaibi ha aggiunto che “le forze armate stanno monitorando la situazione in coordinamento con le autorità competenti e sono in stato di massima allerta per affrontare qualsiasi sviluppo e adottare tutte le misure necessarie per preservare la sicurezza e la stabilità del Paese”.

Sequenza degli eventi: da Qeshm al terminal T1

L’innesco diretto della spirale notturna va cercato nel fine settimana precedente. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver condotto attacchi di autodifesa contro radar e siti di comando e controllo di droni iraniani a Goruk, in Iran, e sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Le operazioni, avvenute sabato e domenica, si sono svolte in risposta a quello che il Centcom ha definito “azioni aggressive iraniane”, tra cui l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava su acque internazionali. Secondo il comunicato ufficiale pubblicato su X, nessun militare americano è rimasto ferito.

L’IRGC, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha ribattuto con una versione opposta: le unità di difesa aerea iraniane avrebbero individuato e abbattuto il drone MQ-1 perché aveva violato lo spazio aereo iraniano nel Golfo Persico. Teheran ha poi inquadrato i propri attacchi notturni come una risposta diretta ai raid americani su Qeshm.

Nell’annuncio dell’esercito iraniano diffuso dalla tv di Stato Irib su X, si legge: “Avevamo precedentemente avvertito che in caso di aggressione, la risposta sarebbe stata diversa e più severa; e stasera abbiamo dato seguito alla nostra parola. A seguito dell’attacco statunitense a un’antenna di telecomunicazioni e a una petroliera iraniana, abbiamo preso di mira la Quinta Flotta degli Stati Uniti e una base aerea statunitense nella regione”.

Bahrein: tre missili abbattuti, la difesa aerea regge

Il Comando Generale delle Forze di Difesa del Bahrein ha annunciato l’intercettazione e la distruzione di tre missili e diversi droni, accusando l’Iran di proseguire il suo “approccio ostile sistematico” prendendo di mira obiettivi civili nel Regno. Il comunicato ufficiale del Comando Generale delle Forze di Difesa del Bahrein precisa che “l’Iran continua la sua aggressione sistematica attraverso attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture civili” e che “i sistemi di difesa aerea del Bahrein hanno intercettato e distrutto con successo tre missili e diversi droni”.

Il Centcom ha confermato la versione bahrenita. Secondo Washington, l’operazione ha colpito una stazione di controllo militare iraniana e ha distrutto tre droni d’attacco diretti verso navi civili in transito nelle acque regionali. Nel comunicato pubblicato su X, il Centcom ha scritto: “L’Iran ha lanciato diversi missili balistici verso Paesi della regione, ma tutti hanno mancato il bersaglio”, precisando che “due missili iraniani lanciati verso il Kuwait sono caduti prima di raggiungere il territorio o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili diretti contro il Bahrein sono stati immediatamente intercettati dalle difese aeree degli Stati Uniti e del Bahrein”.

La versione iraniana: rappresaglia e avvertimento sullo Stretto di Hormuz

La tv di Stato iraniana Irib ha pubblicato su X una ricostruzione alternativa dei fatti, ripostando un contenuto del Centcom relativo a una “nave non collaborativa” messa fuori uso e aggiungendo: “Di conseguenza l’Iran mette fuori uso le basi americane non collaborative in Kuwait, nel Golfo Persico occidentale”. In un secondo post, Irib ha mostrato quello che sosteneva essere “un missile di difesa statunitense in Kuwait, dopo aver fallito nell’intercettare i missili lanciati, precipitato in una zona non militare”.

L’IRGC ha rivendicato il lancio di almeno dieci missili balistici contro il Kuwait, definendo l’operazione una “prima risposta” e avvertendo che eventuali nuove azioni americane saranno seguite da una rappresaglia “diversa e più severa”. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha avvertito inoltre che qualsiasi minaccia alla sicurezza dello Stretto di Hormuz comporterà un prezzo pesante per le forze statunitensi.

Il quadro più ampio: petrolio, negoziati e la V Flotta in Bahrein

Le tensioni hanno spinto il prezzo del petrolio verso l’alto, con il Brent a 97,2 dollari, un rialzo del 6,7%. Goruk e l’isola di Qeshm si trovano lungo la costa meridionale iraniana, nella fascia che affaccia sullo Stretto di Hormuz, il corridoio marino attraverso cui transitava, prima del conflitto, circa il 20% dell’energia mondiale.

Gli scontri rappresentano uno dei più gravi scambi di attacchi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dello scorso aprile, mentre restano appese a un filo le trattative per una de-escalation regionale. Secondo quanto riferito da CBS News, il presidente americano Donald Trump ha chiesto ulteriori modifiche a una proposta di accordo con l’Iran volta a prolungare il cessate il fuoco. La bozza più recente incorporerebbe un’interruzione delle ostilità di 60 giorni, misure per sbloccare lo Stretto di Hormuz e una cornice per riprendere i negoziati sul programma nucleare iraniano. Nessun accordo formale è stato tuttavia ancora dichiarato.