L’anniversario della strage di Capaci si tinge di una nuova luce attraverso il racconto di chi, quel drammatico 23 maggio del 1992, si trovò a documentare l’orrore a pochi passi dal baratro. Antonio Vassallo, allora giovane fotografo poco più che ventenne, ha scelto di affidare la sua memoria alle pagine di un romanzo intitolato “Negli occhi di Giovanni”, scritto a quattro mani con l’autore Fabrizio Silei ed edito da Il Castoro, offrendo una preziosa testimonianza civile alle nuove generazioni.
Oggi il libro è presentato alla Feltrinelli a Palermo in via Cavour.
Quel sabato pomeriggio di trentaquattro anni fa, la terra tremò a Capaci alle ore 17.58, quando una carica di tritolo sventrò l’autostrada Palermo-Trapani, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Vassallo si trovava sul terrazzo della propria abitazione intento a caricare un rullino fotografico per la festa di compleanno di un’amica. Notata l’immediata e densa colonna di fumo nero, il giovane salì in sella al suo motorino per raggiungere il luogo dell’esplosione, dove si trovò di fronte a uno scenario di devastazione totale.
Sul sito dell’attentato, il fotografo incrociò lo sguardo ancora vivo del magistrato e iniziò a scattare istantanee per documentare i primi, convulsi soccorsi. Tuttavia, prima di poter lasciare l’area, Vassallo venne intercettato da due individui non identificati che si spacciarono per poliziotti, i quali gli requisirono il rullino con la forza. Le immagini impresse in quegli scatti, che avrebbero potuto immortalare dettagli cruciali o figure chiave presenti sul posto nei minuti immediatamente successivi alla strage, non sono mai state ritrovate.
La vicenda personale di Vassallo si intreccia profondamente con la storia del territorio e con quella di un altro Giovanni, un vicino di casa legato agli ambienti malavitosi che, come si scoprì in seguito, aveva messo a disposizione una stalla come base logistica per preparare l’attentato. La presa di coscienza del giovane fotografo, maturata tra il trauma della strage e la scoperta delle complicità locali, lo ha spinto a intraprendere un percorso di radicale ribellione contro l’illegalità e la prepotenza mafiosa.
Da quel momento, la vita del testimone è diventata un veicolo di impegno sociale. Insieme a un gruppo di coetanei, battezzato Gruppo 88, Vassallo si è speso per la riqualificazione del proprio comune, riuscendo a inaugurare la “Spiaggia libera Tienanmen” per sottrarre un tratto di costa alla speculazione edilizia. Oggi, attraverso incontri nelle scuole e manifestazioni pubbliche in tutta Italia, continua a trasmettere la sua memoria storica ai ragazzi, trasformando il dolore di un intero Paese in uno strumento di riscatto e di educazione alla legalità.






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