La portata del disastro in Venezuela si misura ora in milioni. Secondo una valutazione preliminare diffusa dalle Nazioni Unite attraverso l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), fino a 6,8 milioni di persone potrebbero essere state colpite dai due terremoti di mercoledì. Nella sola area metropolitana di Caracas vivono circa due milioni di abitanti. I dispersi registrati sulla piattaforma Desaparecidos terremoto Venezuela hanno intanto superato quota 51mila: sono, infatti, 51.130 le persone di cui non si hanno notizie, su un totale di 60.034 segnalazioni pervenute. Solo 8.904 sono state rintracciate.

Tajani da Dubrovnik: “Dati ancora approssimativi. Non sappiamo cosa c’è sotto le macerie”

Dal vertice di Dubrovnik, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fornito il primo bilancio aggiornato sulla comunità italiana in Venezuela: “Abbiamo ancora dati molto approssimativi. Ci sono alcuni italo-venezuelani che sono deceduti, credo 3, ci sono 5 feriti al momento accertati, ci sono sicuramente 35 dispersi. Tenendo presente che gli italiani iscritti all’AIRE in Venezuela sono circa 150 mila”. Poi ha aggiunto: “Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”.

La risposta italiana è già in moto. “Sono partiti e stanno arrivando in Venezuela i soccorsi italiani, l’unità di crisi del ministero degli Esteri, i vigili del fuoco, la protezione civile”, ha precisato Tajani. “Tra oggi e domani arriveranno un centinaio di esperti di soccorso nei casi di calamità naturali”. Il ministro ha confermato di aver aperto i canali diplomatici al più alto livello: “Ho parlato sin dal primo momento con la presidente ad interim e con il ministro degli Esteri, cercheremo di fare tutto quello che loro chiedono per dare un contributo concreto alle operazioni di soccorso”. Ha inoltre segnalato che “è partito anche il meccanismo di protezione civile dell’UE”.

Tra le vittime anche il siciliano Giuseppe Colaianni e manca all’appello Francesca Mannina, originaria di Balestrate.

Ospedali danneggiati e richiesta di squadre mediche all’Onu

Sul terreno, la situazione sanitaria è tra le emergenze più urgenti. Le agenzie Onu hanno riferito che una ventina di ospedali d’emergenza negli Stati di La Guaira, Miranda, Aragua, Carabobo, Falcón, Zulia, Yaracuy e Lara, oltre che nel distretto di Caracas, hanno subito danni strutturali. Il governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez ha chiesto all’Onu l’invio di tre squadre mediche d’emergenza dotate di capacità chirurgiche: una è già in partenza dagli Stati Uniti. Caracas ha inoltre richiesto medicinali, attrezzature e forniture sanitarie che le agenzie delle Nazioni Unite stanno acquistando e preparando per la spedizione, attraverso Panama o direttamente verso il Venezuela.

Il crollo di edifici e i danni alle infrastrutture stanno limitando l’accesso ai servizi di base. La priorità immediata resta la ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie. Il numero degli sfollati, avvertono le Nazioni Unite, è destinato ad aumentare con l’emergere di nuovi danni e con l’evacuazione delle aree più colpite.