Ha preso il via venerdì 10 luglio, alle ore 17, nel Chiasso Beato Pino Puglisi, a pochi passi dal Duomo di Monreale, la seconda edizione di Chiasso d’Arte, la rassegna letteraria ideata dalla dott.ssa Claudia Scavone e promossa dall’Associazione Culturale Festina lente, in collaborazione con il Comune di Monreale.

A inaugurare il nuovo ciclo di appuntamenti è stato lo scrittore Francesco Teriaca, autore del romanzo Je suis Ducrot, accolto da un pubblico numeroso che ha riempito l’antico spazio urbano, divenuto nel tempo luogo di incontro e di iniziativa culturale.


Il Chiasso Beato Pino Puglisi, oggi isola pedonale, è stato progressivamente restituito alla fruizione pubblica anche grazie all’impegno costante dell’Associazione Culturale Festina lente, che da anni opera per sottrarre il luogo al degrado e al silenzio, favorendone una nuova funzione sociale e culturale.

Ad aprire l’incontro è stato il presidente dell’Associazione Culturale Festina lente, dott. Rosario Lo Cicero Madè, che ha introdotto la manifestazione e passato la parola a Claudia Scavone, ideatrice della rassegna, giunta alla sua seconda edizione su richiesta del sindaco di Monreale Alberto Arcidiacono, dell’assessore allo Sport e Spettacolo Salvatore Giangreco e dell’assessore all’Istruzione Patrizia Roccamatisi.


L’edizione 2026 vede inoltre la collaborazione dell’Auser di Monreale – Circolo Biagio Giordano, rappresentata durante l’incontro dal sindacalista Biagio Cigno e dalla poetessa Maria Sapienza.

Tra il pubblico erano presenti rappresentanti dell’Auser e dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il generale Rocco, presidente dell’Associazione Nazionale Guardia di Finanza, il prof. Stefano Gorgone, già dirigente scolastico ed ex sindaco di Monreale, e l’artista Pippo Madè.

Al centro del confronto il romanzo di Francesco Teriaca, dedicato alla figura di Vittorio Ducrot, protagonista di una stagione nella quale Palermo seppe coniugare impresa, arte, artigianato e innovazione.


Le Officine Ducrot rappresentarono uno dei luoghi nei quali la Palermo tra Otto e Novecento dialogò con le grandi esperienze europee. Il rapporto con l’architetto Ernesto Basile, l’elaborazione di un linguaggio Liberty ispirato alle forme della natura e la volontà di integrare produzione industriale e qualità estetica contribuirono a fare della fabbrica un punto di riferimento economico e culturale.

Il libro ricostruisce anche le difficoltà di un imprenditore costretto ad affrontare crisi economiche, regime fascista e guerra, cercando al tempo stesso di garantire continuità al lavoro dei suoi circa 1.500 dipendenti.

Gli interventi di Biagio Cigno e Maria Sapienza hanno sottolineato proprio uno dei nuclei più significativi del romanzo: la necessità di raccogliere e tramandare una storia ancora poco conosciuta e di riportare alla luce l’impegno di un imprenditore che considerava il lavoro non soltanto come produzione di profitto, ma come costruzione di competenza, qualità e bellezza.


A condurre il confronto è stata Claudia Scavone, che ha posto all’autore una serie di domande collegando la vicenda di Ducrot alla filosofia, alla letteratura contemporanea e al tema della conservazione della memoria.

Particolarmente significativa la riflessione sul valore degli oggetti che sopravvivono alle persone. Partendo dai mobili Ducrot, ancora oggi presenti in case, edifici e collezioni, Scavone ha richiamato il pensiero di Ruth Millikan e il rapporto tra oggetto, funzione, storia e trasmissione, collegandolo anche a I convitati di pietra di Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026.

Il confronto ha quindi affrontato il tema della memoria materiale: un mobile non è soltanto un oggetto d’uso, ma può conservare il progetto di chi lo ha disegnato, la mano di chi lo ha costruito, la storia degli ambienti che lo hanno accolto e la vita delle persone che lo hanno utilizzato.


L’intervento dell’artista Pippo Madè ha riportato il pubblico alle atmosfere della Palermo del primo Novecento e del dopoguerra. Al termine della manifestazione, Madè ha omaggiato Francesco Teriaca con una propria opera dedicata alla storia della Targa Florio disputata nel Parco della Favorita di Palermo, idealmente collegata a quella stagione particolarmente felice della città raccontata anche nel romanzo.

Dal ricordo di quella Palermo il dibattito si è spostato sulla tutela della bellezza e del patrimonio. Claudia Scavone ha ricordato la distruzione di Villa Deliella, uno degli episodi più drammatici della storia urbanistica palermitana, ponendo all’autore una domanda centrale: «Cosa possiamo fare di concreto per la cura della bellezza?»

Francesco Teriaca ha individuato nella conservazione degli archivi, nello studio, nella ricerca e nell’approfondimento strumenti essenziali per impedire che storie, opere e persone vengano cancellate dalla memoria collettiva.

Il libro, oggi letto anche fuori dall’Italia e oggetto di interesse in ambito universitario, diventa così non soltanto ricostruzione storica, ma strumento per interrogare il presente e il nostro rapporto con il patrimonio, il lavoro e la qualità.


L’incontro si è concluso con una domanda legata all’immaginazione e alle possibilità future dell’intelligenza artificiale. Scavone ha chiesto a Teriaca che cosa avrebbe domandato a Vittorio Ducrot se una tecnologia del futuro rendesse possibile dialogare con una ricostruzione di chi non è più fisicamente presente ma continua a vivere attraverso la memoria e le opere.

La risposta dell’autore è arrivata con ironia: «Perché non hai pensato di delocalizzare l’azienda, visti tutti i problemi?»

Una battuta che riassume, però, uno dei temi centrali del romanzo: il legame profondo tra Ducrot, Palermo, i suoi lavoratori e un progetto d’impresa costruito intorno alla convinzione che il lavoro potesse produrre anche cultura e bellezza.


La seconda edizione di Chiasso d’Arte proseguirà con altri due appuntamenti, sempre alle ore 17 nel Chiasso Beato Pino Puglisi.

Il 24 luglio sarà protagonista lo scrittore, poeta e batterista jazz Francesco Cusa, con la presentazione del libro Rime Sboccate. L’incontro proseguirà con la performance Drums & Books, nella quale parola, letteratura e improvvisazione musicale entreranno in relazione attraverso il suono della batteria. Rime Sboccate è un libro che lavora sul linguaggio con libertà, ironia e provocazione, restituendo alla parola una dimensione ritmica e performativa.

Il 31 luglio sarà invece ospite Francesca Bommarito con il libro Albicocche e sangue. Un titolo che accosta dolcezza e ferita e apre a una narrazione capace di attraversare memoria, esperienza e complessità emotiva, offrendo al pubblico un nuovo spazio di confronto sul potere della letteratura di dare forma anche a ciò che spesso rimane difficile da raccontare.


Tre appuntamenti, tre linguaggi differenti e un unico progetto: restituire al cuore antico di Monreale un luogo nel quale i libri non vengano soltanto presentati, ma discussi, interrogati e condivisi.

Chiasso d’Arte conferma così la propria vocazione: trasformare uno spazio urbano in un luogo stabile di relazione, conoscenza e cultura.

Luogo: Chiasso Beato Pino Puglisi, Chiasso Beato Pino Puglisi, 3, MONREALE, PALERMO, SICILIA

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