E’ una Sicilia che viaggia a gonfie vele quella raccontata dal Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno in occasione della tradizionale cerimonia del ventaglio. Come da tradizione a fine luglio, Palazzo dei Normanni ospita l’incontro tra la stampa parlamentare e il vertice di Sala d’Ercole. Davanti ai cronisti, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, ha tracciato un bilancio dettagliato e denso di numeri sull’attività legislativa, ispettiva e finanziaria dell’ultimo anno. Una relazione che fotografa una XVIII legislatura decisamente più produttiva della precedente, contrariamente alla narrazione che ne viene generalmente fatta, coronata da uno storico traguardo finanziario: il definitivo azzeramento del disavanzo e la nascita di un tesoretto miliardario, ma anche da un numero di disegni di legge superiore alla media e alla precedente così come il numero di leggi approvate e un forte incremento di interrogazioni e interpellanze alle quali si è data risposta.
Conti pubblici: addio al profondo rosso, c’è un avanzo da 2,15 miliardi
Il dato politico ed economico della relazione riguarda lo stato di salute delle casse regionali in linea con quanto raccontato dal governo. L’Ars ha completato ieri sera l’allineamento dei bilanci approvando i rendiconti dal 2020 al 2022 che sono già stati al centro di parifica con prescrizioni da parte della Corte dei Conti.
Il percorso di risanamento mostra una traiettoria chiara: nel 2020 il passivo toccava quota -6,97 miliardi di euro ma nel 2022 il disavanzo era già sceso a -4,13 miliardi. Nel 2024 c’è il definitivo sorpasso del passivo con l’emersione di un avanzo disponibile di 2,15 miliardi di euro.
A questo quadro si aggiungono altri 1,8 miliardi di euro sbloccati grazie a una norma statale che cancella i debiti contratti con lo Stato per le anticipazioni di liquidità nel settore sanitario, proiettando la Sicilia verso una stagione di ampi spazi di manovra finanziaria. Inoltre, per il terzo anno consecutivo, la sessione di bilancio si è chiusa regolarmente entro il 31 dicembre 2025, evitando lo spettro dell’esercizio provvisorio.
Boom di disegni di legge, ma l’Aula lavora di più delle Commissioni
Parallelamente non è vero che l’Ars lavori poco. I dati dell’attività parlamentare snocciolati da Galvagno parlano di un trend stabile negli ultimi tre anni e in crescita rispetto alla legislatura precedente.
- 1.196 disegni di legge presentati dall’inizio della legislatura (contro i 1.060 del periodo corrispondente della passata legislatura).
- 113 leggi approvate (+6 leggi voto), segnando un +7 rispetto al passato.
- 34 leggi sfornate solo nell’ultimo anno (dal 24 luglio 2025 a oggi).
Si registra però un cambio di passo nei tempi dei lavori: le sedute d’Aula sono diventate più lunghe pur essendo numericamente inferiori (1.007 ore totali contro le 730 della passata legislatura, con una media a seduta che sale a 3 ore e 46 minuti). Al contrario, si riduce il tempo speso nelle commissioni legislative. Una direzione opposta a quella auspicata dallo stesso Galvagno
Leggi migliori, crollano le impugnative di Roma: “Azzerati i conflitti con lo Stato”
Un altro successo rivendicato dalla presidenza dell’Ars è il drastico calo delle leggi regionali impugnate dal Consiglio dei Ministri. Nell’ultimo anno (2025-2026), un solo articolo e una sola legge sono stati impugnati dal governo nazionale. Nel periodo corrispondente della scorsa legislatura, Roma aveva rispedito al mittente ben 16 norme su 36 approvate, sfiorando una percentuale record del 50% di bocciature.
Le leggi “stralci” come strumento necessario e non incapacità della maggioranza
Per il Presidente dell’Ars, poi va corretta l’abitudine a considerare le “leggi stralcio” come fallimenti della maggioranza. Si tratta di strumenti importanti anche per rispondere alle emergenza oltre a garantire i passaggi fondamentali delle leggi finanziarie in tempo.
Procedure nate per non disperdere i tantissimi emendamenti presentati durante la sessione finanziaria, le norme sono diventate essenziali. Le commissioni di merito hanno istruito e approvato i testi condivisi (approvati finora lo stralcio I, III, V e VI), mentre l’ultimo voto è atteso in queste ore.
Fra queste ci sono misure fondamentali
- Emergenza Ciclone Harry: 30 milioni di euro stanziati in tempi record per i danni nella Sicilia orientale.
- Politiche sociali e parità: Riserve di posti per i disabili psichici, fondi contro la violenza di genere e l’introduzione della quota minima del 40% di genere nelle giunte dei Comuni sopra i 3.000 abitanti.
- Economia e Lavoro: Aiuti alle imprese contro il caro carburante, incentivi per il southworking e blocco delle assunzioni negli enti strumentali regionali.
C’è, poi l’attività Ispettiva che mostra una vera e propria impennata di atti d’indirizzo con 1.479 interrogazioni presentate solo nell’ultimo anno.
L’appello alla riforma del regolamento d’aula
Ma Galvagno è tornato a lanciare un appello per riformare il regolameto d’aula dicendosi disposto a ritirare la propria proposta su abolizione (o limitazione) del voto segreto, contingentamento dei tempi e maggiore pressione sulla Commissioni piuttosto che sull’Aula.
“Si tratta di una questione che ha sempre ostacolato i lavori d’aula. Per questo a partire dalla prossima legislatura, quindi non un provvedimento che non avrebbe effetti su questa, potrebbe mettersi in campo uno strumento utile che viaggia nella direzione della trasparenza e della chiarezza. Sono convinto c he l’abolizione o quantomeno la limitazione del voto segreto sarebbe una riforma da fare”.
“Ho detto anche che sarei pronto a ritirare tutte le proposte che ho fatto per avere, in cambio, una proposta da parte dell’opposizione, quantomeno sulla la limitazione del voto segreto. Una offerta che metto sul piatto a condizione che, arrivati in aula, non ci sia qualcuno che chieda, poi, il voto segreto sull’abolizione del voto segreto”.
Altro tema quello di spostare parte del lavoro dall’aula alle Commissioni “Ci auguriamo che ci possa essere un lavoro maggiore nelle commissioni di merito che siano anche propedeutico all’approvazione dei disegni di legge in aula. Questo significherebbe magari, dibattere un po’ di più in commissione e consentire all’aula di essere un po’ più veloce nel poter esitare le norme. Ma non è una critica, è soltanto un’esortazione, un invito a potersi riunire di più”.






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