Con 153 voti favorevoli, 42 contrari e 82 astenuti, la Camera ha approvato stamattina in via definitiva il disegno di legge in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti. Un voto che racconta già molto: l’ampio numero di astensioni segnala un provvedimento condiviso nei principi, ma contestato nei mezzi.

Cosa prevede la nuova legge

La misura introduce la detenzione domiciliare a scopo terapeutico e di recupero per chi è stato condannato per reati commessi sulla spinta della tossicodipendenza, quando la condanna non supera gli otto anni di reclusione, anche come pena residua. Il percorso si svolge in comunità, in alternativa alla permanenza in carcere.

Il testo prevede inoltre una nuova forma di patteggiamento: l’imputato che dimostri nel corso del processo di essere tossicodipendente o alcoldipendente, e che il reato commesso abbia una correlazione con lo stato di dipendenza, potrà chiedere di accedere a un trattamento di recupero ed espiare l’intera pena fuori dal carcere.

L’individuazione effettiva della platea dei beneficiari spetterà a una commissione di esperti, che dovrà essere istituita e che fisserà le linee guida.

I numeri del sovraffollamento

A fare da sfondo al provvedimento c’è la condizione degli istituti penitenziari italiani, fotografata in aula da Debora Serracchiani del Partito Democratico: “Ci sono 64.645 persone ristrette in istituti penitenziari su 51.183 posti disponibili, di cui 4.941 di fatto non lo sono. Dunque ci sono 64.645 persone ristrette su 46.242 posti disponibili in questo momento. Da inizio anno si registrano 24 suicidi. Oggi c’è quasi il 140% di sovraffollamento”.

Le ragioni della maggioranza

Per la Lega è intervenuta Simonetta Matone, che ha chiarito la finalità della norma: “Non è svuotare le carceri ma evitare che chi delinque, se tossicodipendente, ci torni. Se la causa della condotta criminale è la dipendenza combattere la dipendenza significa ridurre il rischio di nuovi reati”.

Carolina Varchi, di Fratelli d’Italia, ha rimarcato i confini del provvedimento: la legge contiene “limiti invalicabili. Contro la criminalità organizzata di stampo mafioso e i reati più gravi non c’è nessun passo indietro da parte di questa maggioranza”. E ha aggiunto: “Siamo consapevoli che la persona va messa al centro del percorso di recupero, che è efficace solo se strettamente legato all’esecuzione della pena: stai in detenzione domiciliare nella misura in cui acconsenti di essere recuperato”.

La soddisfazione di Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’approvazione con una nota. Il provvedimento, ha spiegato, “rafforza la concreta possibilità, per chi è stato condannato per reati commessi sulla spinta della tossicodipendenza, di affrontare un percorso di recupero in detenzione domiciliare in comunità invece che restare in carcere, quando la condanna non supera gli otto anni di reclusione”.

La premier ha rivendicato anche il percorso parlamentare del testo: “Si tratta di un disegno di legge del governo, che al Senato si è arricchito con il contributo delle opposizioni, e quindi con il recepimento di emendamenti da loro proposti, e che è l’esito della concorde proposta di tutto il mondo delle dipendenze, a cominciare dalle comunità. Una proposta qualificante, ampiamente condivisa, fatta propria e rilanciata dalla Conferenza nazionale sulle dipendenze, svolta a Roma nel novembre scorso”.

Per Meloni si tratta di “una vittoria su più fronti: per chi usufruirà di questa opportunità, in maniera per un verso più estesa, per altro verso più seria, rispetto alla legislazione finora in vigore; per la sicurezza di tutti, perché con un recupero verificato viene eliminata la molla che spinge una fascia di persone a tornare a delinquere; per la popolazione penitenziaria, che verrà alleggerita dalla presenza di chi sceglierà il percorso in comunità”.

Nordio: “Provvedimento epocale”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo al question time della Camera, ha definito la legge “un provvedimento epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone, tossicodipendenti che hanno commesso reati e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena”.

Il ministro ha poi aggiornato sul fronte dell’edilizia penitenziaria: “Il piano sta andando avanti secondo i piani prefissati: nei giorni scorsi abbiamo inauguarato un padiglione modello per il 41 bis nel Cagliaritano ed il commissiario all’edilizia carceraria sta portando avanti la costruzione di edifici per 10mila detenuti. Questo, insieme all’altro provvedimento, contribuirà ad una deflazione della popolazione carceraria”.

Le astensioni: principio condiviso, risorse insufficienti

Il Partito Democratico ha scelto l’astensione. Serracchiani ha spiegato: “Sulla detenzione domiciliare speciale noi condividiamo il principio ed è per questo ci asterremo”, perché la norma “contiene delle criticità, ad esempio le risorse dl tutto insufficienti”.

Stessa scelta per Alleanza Verdi e Sinistra. Devis Dori ha premesso il consenso di merito: “Naturalmente noi siamo d’accordo con le finalità di questo provvedimento perché far scontare la pena a certe condizioni a un tossicodipendente fuori dal carcere è giusto e noi lo chiedevamo da tempo. È anzi tardivo e frutto di una terribile emergenza di sovraffollamento che il ministro Nordio ha sempre negato senza un briciolo di umanità”.

Poi la motivazione dell’astensione, con una stima che ribalta quella del ministro: “Tuttavia ci asteniamo nel voto finale perché la legge non prevede stanziamenti e senza soldi all’incirca solo 500 su circa 20mila tossicodipendenti attualmente detenuti potranno realmente lasciare il carcere. È comunque qualcosa, ma totalmente insufficiente”.

L’affondo del Movimento 5 Stelle

La contestazione più netta è arrivata da Valentina D’Orso, capogruppo M5S in commissione Giustizia, nella dichiarazione di voto in aula a Montecitorio.

“Se questo provvedimento servisse esclusivamente a far sì che escano dal carcere, per andare a seguire percorsi di recupero, detenuti affetti da dipendenze che abbiano già scontato una parte di pena, ci troverebbe d’accordo. Purtroppo invece questo Ddl consentirà a soggetti che si macchiano di reati gravi di non entrarvi neanche un giorno in carcere. E questo è un messaggio devastante per i cittadini e potrebbe avere pure potenziali effetti criminogeni”.

Il nodo, secondo la deputata, è il modo in cui è calcolato il limite degli otto anni: “Il testo non precisa che questi 8 anni debbano essere la risultante di un cumulo di pene derivanti da diversi reati minori, come volevamo fare noi con un emendamento che è stato bocciato. Quindi potrà beneficiare dello sconto di pena in carcere anche chi ha commesso un unico reato grave punito con 8 anni. Si tratta di persone potenzialmente assai pericolose che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza nessuna vigilanza e controllo”.

La preoccupazione maggiore riguarda però il nuovo istituto processuale: “Ma quello che più ci preoccupa è la nuova forma di patteggiamento speciale: l’imputato che dimostri nel corso del processo di essere tossicodipendente o alcoldipendente e che il reato commesso ha una correlazione con lo stato di dipendenza, potrà chiedere di accedere ad un trattamento di recupero ed espiare l’intera pena fuori dal carcere. Un soggetto alcoldipendente che picchia selvaggiamente un’altra persona procurandogli lesioni permanenti gravissime potrebbe scontare integralmente la pena attraverso la detenzione domiciliare”.

D’Orso ha poi rivolto un affondo diretto alla maggioranza: “Potrà patteggiare 8 anni ed andare in comunità di recupero ed evitare il carcere anche il black bloc che in Val di Susa spacca la testa al poliziotto se riuscirà a dimostrare di essere tossicodipendente e che era su di giri durante la manifestazione. I colleghi di Lega e Fratelli d’Italia che ieri si sgolavano al grido di ‘Nessuno tocchi le divise’ lo hanno compreso o no? Cosa diranno ai commercianti che subiscono rapine ed estorsioni? Ah già, a loro diranno di farsi giustizia da soli. Sono gli stessi che hanno introdotto una cinquantina di nuovi reati, Quindi era pura propaganda. Stanno prendendo in giro i cittadini”.

Infine il tema dei tempi e degli organici: “Peraltro, sia chiaro che non uscirà un solo detenuto dal carcere prima di diversi mesi, forse anni: l’effettiva individuazione della platea di soggetti beneficiari spetterà ad una Commissione di esperti che dovrà essere istituita e che darà le linee-guida. Infine, nulla è previsto per il rafforzamento degli organici e tutti gli auditi ci hanno detto che, a risorse umane invariate, non hanno le forze per garantire l’attuazione di questa legge. Resterà lettera morta”.