L’annuncio di Carlo Auteri su un accordo sottoscritto a Caltanissetta tra Dc e Lega, con vista sulle Regionali e sulle Politiche, non ha retto nemmeno 48 ore.

La Direzione Nazionale e il Consiglio Nazionale scudocrociato, riuniti a Roma, hanno smentito seccamente qualsiasi intesa: “Non esiste alcun accordo, né alcun tipo di intesa, tra la Democrazia Cristiana e la Lega per Salvini”, si legge nella nota ufficiale, che rimanda ogni decisione al ventunesimo Congresso Nazionale, convocato per il 25 ottobre: “Ogni decisione sarà presa nel ventunesimo Congresso Nazionale della DC”. Un cortocircuito che dice più sulla Dc di oggi che sull’accordo in sé.

“Nessun accordo con la Lega”

Il comunicato ufficiale è un testo costruito con cura chirurgica. Al primo punto, gli Organi Nazionali del Partito ribadiscono che “non esiste alcun accordo con la Lega per Salvini, né sul piano regionale, né su quello nazionale per la presentazione di liste comuni”. Ma è il secondo punto quello che pesa di più, perché va oltre la semplice smentita politica e chiama in causa direttamente un nome: “Non solo non esiste alcun accordo, ma neppure è stata avviata una semplice interlocuzione da chiunque autorizzato a disporre del nome e del logo della Democrazia Cristiana con l’Onorevole Luca Sammartino”. Un passaggio che smaschera la vera posta in gioco: non tanto smentire un’intesa politica, quanto rivendicare chi ha titolo per parlare a nome della Dc.

Il terremoto nella Dc

Perché è qui che si annida il nodo. L’operazione raccontata da Auteri non nasce dal nulla: affonda le radici nella Festa dell’Amicizia di un anno fa, quando il partito era ancora saldamente nelle mani di Totò Cuffaro. Poi è arrivato il terremoto giudiziario, l’inchiesta della Procura di Palermo sulla corruzione nella sanità, e la parola fine, politicamente parlando, sulla stagione dell’ex governatore. Da lì, gli “orfani” di Cuffaro si sono rimessi in cammino, bussando alla porta del Carroccio per costruire una pattuglia solida da spendere all’Ars.

I patti a Siracusa

Il disegno, nel Siracusano, sembrava avanzato: gli incontri tra Auteri, l’ex parlamentare regionale Giovanni Cafeo, uomo vicino a Sammartino, e il sindaco di Priolo Pippo Gianni raccontavano di una lista unica già in cantiere, con Dc e Lega dentro lo stesso simbolo. Un asse pragmatico, con l’obiettivo dichiarato di dare più peso alla Sicilia nei tavoli romani.

Dc divisa

Ma la Dc non è un blocco compatto, e il comunicato lo certifica. C’è un pezzo di partito che guarda altrove, attratto dal progetto ultracentrista di Raffaele Lombardo, il “mondo di mezzo” che vorrebbe mettere insieme cristiano democratici, civici, moderati e meridionalisti. Una prospettiva che con Sammartino, notoriamente non in sintonia con il leader del Mpa, non trova alcuna sponda.

Il risultato è un partito spaccato in due anime che si contendono l’eredità del cuffarismo: da un lato chi vuole blindare l’alleanza con la Lega come sbocco naturale, dall’altro chi preferisce la rotta lombardiana. Nel mezzo, la linea ufficiale del Congresso di ottobre, che formalmente serve a prendere tempo, ma che nella sostanza è anche un modo per silenziare chi ha già scelto da che parte stare.

La nota si chiude con un avvertimento: “Chiunque senza alcun titolo avvii o abbia avviato interlocuzioni con altri Partiti, avrebbe al più vincolato o vincolerà solo se stesso”. Una formula che pesa come un monito interno più che come una comunicazione rivolta all’opinione pubblica. Segno che la partita si gioca innanzitutto dentro le stanze del partito, non fuori.