INFRASTRUTTURE E TRASPORTI IN SICILIA: GLI SCALI ATTUALI SONO SATURI. SERVE UN NUOVO AEROPORTO INTERCONTINENTALE DA 25 MILIONI DI PASSEGGERI PER TRASCINARE IL PIL A 400 MILIARDI

Lo studio è stato curato dal Centro Ricerche Consumatori. Coordinato da Vicky Amendolia, Claudio Melchiorre e Gabriella Chiarello, l’analisi ha visto la collaborazione di Mec, Sd, il Comitato per la tutela dell’aeroporto degli iblei e i Comitati Vussia e Cassutta.


Il sistema aeroportuale siciliano ha raggiunto la saturazione strutturale e frena lo sviluppo dell’Isola. Il Prodotto Interno Lordo reale della Sicilia, se escludiamo la finanza straordinaria, è fermo agli 89 miliardi del 2019. Claudio Melchiorre invece chiede di rilanciare: “Con una nuova dotazione infrastrutturale precisa e una nuova strategia nei trasporti, la regione può raggiungere i 230 miliardi di PIL entro dieci anni e i 400 miliardi entro venti anni.”


Il confronto impietoso con le isole del Mediterraneo

Spiega Melchiorre: “Gli aeroporti siciliani gestiscono circa 23 milioni di passeggeri in condizioni di forte disagio per tutti. Le altre isole del Mediterraneo registrano numeri nettamente superiori.”

• Le isole Baleari sommano 47 milioni di passeggeri con Palma di Maiorca che supera i 33 milioni, su una popolazione di 1,2 milioni di abitanti.

• Creta: 15 milioni di passeggeri totali attesi nel 2026, a fronte di soli 620mila abitanti.

• Malta: record storico di 10 milioni di passeggeri nel 2025 su una superficie ridotta e hub logistico e di manutenzione aeronautica.


In Sicilia, i dati sono deludenti:

• Catania ha 12,3 milioni di passeggeri stabili tra il 2024 e il 2025, con limiti e pesanti congestioni viarie (fino a 40 minuti per raggiungere il terminal dalla bretella autostradale).

• Palermo (9,2 milioni nel 2025) con primi segni di flessione legati a limiti fisici e orografici.

• Trapani un milione senza collegamenti ferroviari

• Comiso 0,3 milioni e soffre di forti deficit operativi (come la celebre “scala mobile immobile”, mai entrata in funzione dal giorno dell’inaugurazione).

Il miraggio della privatizzazione e la proposta del “Nuovo Aeroporto della Terra degli Dèi”

Lo studio smonta l’idea della privatizzazione delle aerostazioni attuali. “Un investimento privato stimato in 1,35 miliardi di euro su Catania – spiega Melchiorre -comporta quote di ammortamento e costi finanziari insostenibili per un fatturato di 112 milioni.”


“È evidente – spiega Vicky Amendolia, vicesegretario di Sd – che questi investimenti dichiarati ma non garantiti non ci saranno. Il costo della privatizzazione sarà pure scaricato sui passeggeri, senza risolvere la saturazione degli spazi e i problemi di sicurezza.”

La conclusione dello studio è che serve un nuovo aeroporto intercontinentale privato. “Costa meno degli adeguamenti straordinari degli aeroporti esistenti e avrebbe una capacità programmata di 25 milioni di passeggeri. Il ritorno sull’investimento sarà superiore al 8%. Inoltre, un nuovo scalo eviterà che un privato possa sfruttare la posizione di monopolio e intercetterebbe la forte domanda di viaggio verso la Sicilia. Comiso e Trapani sarebbero trainati da questa nuova opera, mentre Catania e Palermo proseguiranno la loro attività con maggiore qualità del servizio, oggi gravemente deficitaria.”


Un piano da 54 miliardi per l’intermodalità di terra

Il nuovo scalo intercontinentale diventerà il nucleo di una rete intermodale. I costi per completare l’anello autostradale e ferroviario regionale (830 km complessivi) e la dorsale interna (280 km) costeranno 54,4 miliardi. “Sembrano tanti, ma sono meno dei soldi non spesi dalla Regione Siciliana negli ultimi vent’anni.” Ricorda Melchiorre.

Gabriella Chiarello spiega anche l’impatto sociale di questi investimenti: “Finalmente avremo una rete veloce che connetterà tutti i principali centri e porti commerciali dell’Isola (da Messina a Trapani, passando per Palermo, Siracusa e Pozzallo). I benefici sociali saranno enormi, e non solo in termini di aumento della ricchezza. Maggiore benessere porterà anche minore devianza e ci darà città più sicure e carceri meno affollate di disperazione o rabbia.”


L’impatto economico: la Sicilia come terzo polo d’Italia

Secondo il Centro Ricerche Consumatori, la realizzazione di questo piano aprirebbe per la Sicilia uno “scenario irlandese”:

• Taglio dei tempi e produttività: La sola ottimizzazione dei trasporti interni genererebbe un valore di 60 miliardi di euro di valore aggiunto all’anno.

• Turismo raddoppiato: Gli arrivi aggiuntivi porterebbero il fatturato dei servizi turistici dagli attuali 6,9 miliardi a ben 16,9 miliardi di euro.

• Crescita del PIL nazionale: Con 400 miliardi di PIL stabili, la Sicilia diventerebbe il terzo polo economico italiano, portando un beneficio complessivo per l’Italia pari al 10% del PIL nazionale.

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