Un percorso transitorio intensivo per sbloccare lo stallo delle Prime Comunioni a Palermo e permettere ai bambini più grandi di ricevere il sacramento già nel 2027. È la proposta formale che Confimprese Palermo, guidata dal presidente Giovanni Felice, ha inviato all’Arcivescovo metropolita, Monsignor Corrado Lorefice. L’obiettivo è riannodare i fili del dialogo con la Curia dopo mesi di silenzio e proporre una soluzione concreta che metta d’accordo le esigenze pastorali della Chiesa con la tenuta economica di centinaia di microimprese del territorio.
La proposta: un “recupero anni” come a scuola
La proposta dell’associazione di categoria non punta a smantellare il nuovo progetto catechistico della Diocesi, ma suggerisce una sorta di “corso di recupero” sul modello scolastico. L’idea è quella di concentrare nell’anno pastorale 2026-2027 i contenuti delle annualità mancanti per i bambini più grandi.
“Non si chiede di eliminare parti del programma o di modificare stabilmente il nuovo progetto pastorale – spiega Giovanni Felice – ma solo di variare la scansione temporale per questa fase transitoria, lasciando alle parrocchie il compito di definire modalità e tempi”. Il rischio concreto, secondo Confimprese, è che molti ragazzi finiscano per ricevere la Prima Comunione a 13 o 14 anni, aumentando le probabilità di un progressivo abbandono del percorso di fede.
Lo scontro tra fede e profitto: “Noi siamo famiglie”
La lettera inviata a Lorefice punta a smontare la contrapposizione tra le esigenze educative della Chiesa e gli interessi economici, emersa in una nota della Curia dello scorso marzo.
“Gli operatori coinvolti – si legge nel documento – sono contemporaneamente lavoratori, genitori, fedeli e cittadini”. Si parla di un tessuto produttivo fatto di microimprese familiari: fotografi, ristoratori, bombonieristi, acconciatori e artigiani. Confimprese rivendica che difendere il lavoro non significa anteporre il profitto alla persona, ma tutelare il sostentamento delle famiglie stesse, che sono parte integrante della comunità cristiana.
Anche sui festeggiamenti, spesso criticati per l’eccessivo sfarzo, Felice è netto: “Allungare il percorso non elimina ristoranti, fotografie o abiti. La Chiesa ha il diritto di richiamare alla sobrietà, ma non si può usare la festa per rappresentare il lavoro degli operatori come antagonista della fede”.
L’ultimatum alla Curia: “Ora serve una risposta”
La palla passa adesso alla Chiesa di Palermo, a cui viene chiesta una risposta pubblica e nel merito. Finora, lamenta Confimprese, le richieste di interlocuzione (compresa una nota ufficiale del maggio 2026) sono cadute nel vuoto.
Il tempo per salvare la stagione del 2027 e dare certezze a famiglie e imprese ci sarebbe ancora, ma la pazienza dell’associazione è agli sgoccioli. Se anche questo appello dovesse rimanere senza risposta, Confimprese Palermo si dice pronta a cambiare linea, attivando strumenti di rappresentanza e iniziative pubbliche di protesta.





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