Le autorità turche hanno avviato procedimenti giudiziari nei confronti di 162 sospettati, nove associazioni e tredici attività commerciali. È il bilancio di una maxi operazione condotta in 15 province e diretta contro la comunità LGBTQ+. L’ha annunciata ieri, domenica 13 settembre, il ministro della Giustizia Akin Gurlek. I raid si sono svolti di notte. Hanno riguardato sedi di associazioni, abitazioni di attivisti e locali pubblici.
L’operazione “La mia famiglia è al sicuro”
Questo il nome dato all’iniziativa dalle autorità.
Il coordinamento delle indagini è affidato alle procure capo di Istanbul, Ankara, Izmir, Aydin e Mersin.
Sul terreno sono intervenute unità di polizia e gendarmeria. Hanno eseguito fermi, perquisizioni e sequestri.
Secondo una delle ricostruzioni diffuse, le persone arrestate sarebbero un centinaio.
Quali reati vengono contestati
Le ipotesi di accusa indicate dal ministro riguardano più fattispecie.
C’è il favoreggiamento della prostituzione. E la messa a disposizione di locali destinati a tale attività.
C’è poi la produzione o la diffusione di contenuti osceni. E le attività che avrebbero esposto minori a materiale di questo tipo.
In alcune città compaiono altri due capi d’accusa. La costituzione di un’organizzazione finalizzata alla commissione di reati. E la detenzione o l’acquisto di stupefacenti per uso personale.
Come sono state condotte le indagini
Gurlek ha illustrato anche i metodi impiegati dagli investigatori.
Sono stati usati agenti sotto copertura. E attività di sorveglianza, sia tecnica sia fisica.
Si sono aggiunte le testimonianze raccolte. Poi l’analisi del materiale digitale e le registrazioni video.
Oltre agli stupefacenti, sono stati sequestrati dispositivi e file. Le autorità hanno poi bloccato l’accesso a diversi account social e a vari siti web riconducibili ai gruppi coinvolti.
L’inchiesta di Ankara sull’associazione Kaos
La Procura capo di Ankara ha aperto un fascicolo dopo una segnalazione.
Nell’esposto si sosteneva che il sito e gli account social dell’associazione Kaos contenessero materiale osceno accessibile ai minori.
Sono stati emessi provvedimenti nei confronti di 18 persone legate all’associazione. Ad esse si aggiungono altre 8. Sono accusate di reati legati all’oscenità e alla prostituzione tramite siti web e social.
I sospettati fermati sono 21. Proseguono le ricerche per rintracciare gli altri 5.
L’accesso al sito dell’associazione dal territorio turco è stato bloccato.
I fermi a Istanbul e il materiale sequestrato
Un secondo filone si è concentrato su Istanbul e ha riguardato sei associazioni.
In questo ambito sono state fermate 26 persone.
Le operazioni hanno interessato 38 sospettati presso 38 indirizzi, distribuiti in più province. In tutto sono stati coinvolti 54 tra locali, abitazioni e sedi di associazioni. Nella sola Istanbul si contano 10 attività e 6 associazioni LGBT.
L’elenco di quanto sequestrato è lungo. Stupefacenti, 2.000 bottiglie di alcol di contrabbando, una pistola priva di licenza, dispositivi di registrazione e telefoni cellulari.
Un locale è stato posto sotto sequestro. Avrebbe operato al di fuori dei termini previsti dalla propria licenza.
I mandati di Izmir
La Procura capo di Izmir ha proceduto separatamente.
Ha emesso mandati di fermo nei confronti di 24 persone. L’accusa è di reati legati all’oscenità e alla prostituzione tramite i social media, oltre ad altre attività ritenute lesive dell’ordine pubblico.
I fermati sono 16. Per gli altri 8 le ricerche sono in corso.
L’indagine sui finanziamenti
Un capitolo distinto riguarda i flussi di denaro.
Il Masak è l’agenzia turca per le indagini sui crimini finanziari. Sta esaminando trasferimenti legati ad alcune associazioni. Le autorità le hanno descritte come impegnate nella “promozione delle tematiche Lgbt e dell’immoralità”.
Secondo il ministro, alcune avrebbero ricevuto ingenti finanziamenti dall’estero. Le fonti indicate sono istituzioni e organizzazioni pubbliche straniere.
Gli investigatori stanno verificando la provenienza dei fondi. E gli eventuali collegamenti con le attività oggetto delle indagini.
La cornice politica
Gurlek ha collocato le operazioni all’interno di un programma governativo.
Si tratta della campagna lanciata dal presidente Recep Tayyip Erdogan per il “Decennio della famiglia e della popolazione 2026-2035”.
Il ministro ha dichiarato che le indagini proseguiranno. Riguarderanno le organizzazioni criminali, le reti di sfruttamento e le attività illegali che prendono di mira bambini, giovani e famiglie.
Le persone coinvolte nei procedimenti sono indagate. Nei loro confronti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.






Commenta con Facebook