Il Tribunale del Riesame di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per il commesso di 42 anni indagato per violenza sessuale su una tredicenne. La decisione ribalta quella del giudice per le indagini preliminari, che a fine agosto aveva applicato il solo obbligo di firma. I giudici hanno accolto il ricorso della procura. Il rischio di reiterazione del reato è stato ritenuto concreto.
Cos’era successo il 28 agosto
I fatti contestati risalgono al 28 agosto, in un minimarket del quartiere Borgo Vittoria, alla periferia di Torino.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, la ragazzina era entrata nel punto vendita per acquistare delle bibite destinate ai fratelli. Le molestie sarebbero avvenute all’interno del negozio, dove l’uomo lavorava come commesso. La tredicenne è uscita dall’esercizio commerciale in stato di choc.
Il secondo episodio contestato
Il fascicolo non riguarda soltanto quel caso. Poco prima, secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe molestato anche un’altra persona, una donna di quarant’anni. Anche per quell’episodio il commesso risulta indagato.
La decisione del gip e le prime 48 ore
Il primo passaggio giudiziario si era chiuso con un esito diverso. Il 31 agosto il giudice per le indagini preliminari aveva riconosciuto l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza. Non aveva però convalidato il fermo. La motivazione riguardava l’assenza del pericolo di fuga. Al 42enne era stato applicato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Prima di quella decisione l’uomo era rimasto in custodia per 48 ore. Nel frattempo si era detto dispiaciuto per avere molestato la tredicenne.
Il ricorso della procura
L’accusa non ha ritenuto adeguata la misura. Il primo settembre il pubblico ministero Eleonora Sciorella ha impugnato l’ordinanza. La richiesta era l’applicazione di una misura inframuraria, cioè la detenzione in carcere. Nel ricorso la procura ha evidenziato due elementi: il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato.
Cosa ha deciso il Riesame
L’udienza si è celebrata ieri. I giudici si erano riservati di decidere. La decisione, arrivata successivamente, ha sostituito l’obbligo di firma con la custodia cautelare in carcere. Il commesso non tornerà però subito in cella. L’effetto della decisione del Riesame non è immediato. La difesa, inoltre, può appellarsi alla Corte di Cassazione.
La linea della difesa
L’indagato è assistito dall’avvocata Francesca D’Urzo. Nel corso dell’udienza il legale ha depositato una memoria contenente le dichiarazioni spontanee del suo assistito. Nel testo il 42enne ha ribadito il proprio pentimento. Ha dichiarato di voler smettere di lavorare a contatto con il pubblico. Come possibile alternativa ha indicato l’impiego di lavapiatti. Si è inoltre detto disponibile a seguire un percorso per uomini maltrattanti.
La prossima udienza
Il procedimento non si esaurisce con la decisione di questi giorni. Per il 17 settembre è fissata l’udienza sul ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza del gip. In quella sede sarà esaminata l’impugnazione del provvedimento adottato dal giudice per le indagini preliminari.
Il caso politico e le minacce alla gip
La scarcerazione di fine agosto aveva avuto una coda fuori dalle aule.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva disposto l’invio di ispettori. Era intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Aveva criticato la decisione di rimettere in libertà l’uomo. La giudice che aveva firmato l’ordinanza era stata minacciata sui social. Nei suoi confronti la prefettura aveva attivato la vigilanza dinamica.
Il commento dalla politica
Sulla decisione del Riesame è intervenuta la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Ambrogio. “La decisione del Tribunale del Riesame rappresenta un passo importante verso la giustizia e contribuisce a sanare una ferita profonda nella fiducia dei cittadini verso le istituzioni”, ha dichiarato.
Il quadro processuale resta quello della fase cautelare. Il 42enne è indagato. Nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.






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