Il Partito Democratico chiede al governo di verificare se esistano i presupposti per sciogliere Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, per apologia del fascismo. La questione è arrivata oggi, venerdì 18 settembre, alla Camera con un’interpellanza urgente del deputato Roberto Morassut. A rispondere per il Viminale è stata la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, secondo la quale le “enunciazioni” dell’ex generale “rientrano nella libertà di pensiero”. Tra gli elementi richiamati dal Pd c’è la denuncia presentata contro Vannacci da un avvocato catanese, Antonio Fiumefreddo.

Cosa ha chiesto il Pd al ministro Piantedosi

Morassut ha presentato questa mattina l’interpellanza urgente, indirizzata al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il deputato vuole sapere se il governo intenda accertare eventuali violazioni delle leggi Scelba e Mancino da parte del leader e degli esponenti di punta di Futuro Nazionale. L’atto parlamentare chiede, sulla scorta delle recenti notizie di stampa relative all’europarlamentare e al partito da lui fondato, se l’esecutivo intenda avviare le iniziative di competenza per lo scioglimento di gruppi resisi responsabili di condotte integranti l’apologia del fascismo.

“Roberto Vannacci, parlamentare europeo eletto con la Lega nel 2024 e attualmente presidente del partito Futuro Nazionale, è stato recentemente denunciato dall’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo, che contesta all’ex generale istigazione a delinquere, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e associazione sovversiva”, ha dichiarato Morassut.

“Numerose dichiarazioni pubbliche di Roberto Vannacci, i suoi continui richiami alla X Flottiglia Mas capitanata da Junio Valerio Borghese e alleata dei nazisti dopo l’armistizio del 1943, nonché numerosi passaggi del suo libro ‘Il mondo al contrario'”, ha spiegato il deputato dem, “sono da tempo oggetto di analisi giuridiche in relazione alla possibile configurabilità del reato di apologia del fascismo ai sensi della legge Scelba. Tali vicende hanno sollevato un ampio dibattito pubblico circa la compatibilità dell’attività politica di Vannacci e del suo partito con i principi dell’ordine democratico sanciti dalla Costituzione italiana e dalla legislazione antifascista”.

Come ha risposto il Viminale

Nella risposta in Aula, Ferro ha precisato che la legge Scelba del 1952 è “stata applicata due volte”, così come la cosiddetta legge Mancino del 1993, che ha avuto “due sole applicazioni”.

Poi il passaggio sui principi: “Il sistema di libertà e garanzie preordinato dai Padri costituenti, proprio per proteggere i valori di libertà e prevenire possibili rigurgiti autoritari, si fonda sulla nettissima e qualitativa diversità tra l’espressione di idee, anche poco o per nulla condivisibili, e la realizzazione di minacce violente contro l’ordinamento democratico. A quell’insegnamento dei padri costituenti tutti i governi della Repubblica si sono sempre attenuti e certamente non saremo noi a venirvi meno”.

La replica di Morassut in Aula

Il deputato del Pd ha replicato alla sottosegretaria, che aveva evocato la libertà di pensiero: “La storia non si ripete sempre con le stesse forme”, ha concluso Morassut, “ma può ripetersi attraverso comportamenti che possono innescare processi simili. E noi siamo molto vicini a questa possibilità. Quella del governo è una risposta molto debole e reticente”.