Le indagini sull’arresto di Angelo Pizzuto, 58 anni, direttore della Motorizzazione e un passato tra dirigente di Aci, direttore del Parco delle Madonie e capo di gabinetto dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò di Fratelli d’Italia, sono ancora all’inizio.

Non è chiaro il contesto in cui sarebbe maturata la presunta corruzione. Al momento l’unica cosa che si sa e che i poliziotti della stradale della sezione Pg lo hanno bloccato in casa con una busta nello zaino con dentro con 5.500 euro.

Soldi ritenuti il frutto di una mazzetta che sarebbe stata consegnata da Ignazio Pepati di 56 anni, un ex militare abilitato a fare l’istruttore di guida con responsabilità amministrative e contabili in Gestione Aci Palermo, società in house che svolge attività in convenzione con l’Automobile Club. Non è chiaro se l’accordo servisse a ottenere una corsia privilegiata per alcune pratiche gestite dagli uffici di via Fonderia Oretea (struttura pubblica più volte scossa dalle inchieste su favori e bustarelle) o percorsi facili ai candidati agli esami per ottenere la patente. Di fatto, i ruoli dei due in Aci (l’ufficio palermitano è commissariato per via di una montagna di debiti) e nel mondo dei trasporti lascia spazio a ipotesi affaristiche di non poco spessore. Forse a business collegati alla gestione dell’Automobile Club, avviato a liquidazione.

Pizzuto si trova agli arresti nella sua casa a due passi dal palazzo di giustizia, dove giovedì sera sono piombati gli agenti, che lo tenevano d’occhio da tempo. La stessa misura è stata adottata per Pepati. Sui provvedimenti restrittivi sarà chiamato a pronunciarsi il gip, che nei prossimi giorni chiamerà in udienza gli indagati e deciderà le misure cautelari da adottare.

Angelo Pizzuto, tramite i suoi legali, gli avvocati Roberto Tricoli e Massimiliano Miceli, ha fatto sapere di respingere le accuse e di avere «formalizzato le dimissioni da dirigente della Motorizzazione per non intralciare il lavoro dell’ufficio e le indagini della Procura». Il burocrate, che è anche presidente di Amg gas, società estranea ai fatti e dalla quale non si è dimesso, si dice «fermamente convinto di poter dimostrare la correttezza del suo operato» e di «essere in grado di poter spiegare l’origine dei soldi» che gli sono stati trovati in una busta dentro lo zaino.

Si attende l’interrogatorio per conoscere maggiori dettagli sulla spinosa faccenda e per avere contezza degli atti che gli agenti della Polstrada hanno trasmesso ai magistrati della Procura. L’inchiesta sarebbe stata incardinata già da tempo e gli investigatori, dopo avere acquisito alcune informazioni sul presunto giro di mazzette, hanno atteso il momento giusto per entrare in azione. Dopo avere avuto la certezza dell’avvenuta consegna del denaro, probabilmente anche grazie ad attività di intercettazione e pedinamento, hanno seguito Pizzuto sino al suo arrivo a casa, nella zona di via Tripoli, ed hanno fatto scattare la perquisizione.

Gli agenti, a colpo sicuro, hanno controllato lo zaino del direttore della Motorizzazione, dove si era insediato nel 2025, e trovato la busta con il denaro. A Pizzuto è stata contestata l’accusa di corruzione e per lui, di fatto, sono stati disposti i domiciliari. Stessa sorte toccata a Pepati.

Sui risultati dell’indagine gli inquirenti hanno alzato un muro di fitto riserbo e si attende di comprendere se la scoperta della busta con il denaro rappresenti un caso isolato o l’episodio di una più ampia trama di affari legati alla gestione degli uffici della Motorizzazione, dove in passato non sono stati rari arresti e avvisi di garanzia per episodi corruttivi legati soprattutto al superamento degli esami per conseguire le patenti di guida, o a faccende sulla gestione dell’Aci.

Angelo Pizzuto, dirigente pubblico legato a esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia, già in passato aveva avuto qualche problema con la giustizia, poi risolto grazie all’assoluzione in appello. Una vicenda che risale al 2011 e che aveva riguardato una missione in Canada per promuovere i prodotti madoniti. Un viaggio per il quale alla Regione era stato chiesto dalla Camera di commercio italiana in Canada il pagamento di fatture per poco più di 49 mila euro. Pizzuto, ex presidente del Parco delle Madonie, che al viaggio non aveva partecipato, e che all’epoca era capo di gabinetto vicario dell’assessore regionale al Territorio, in carica nel 2011 col governo Lombardo, Gianmaria Sparma, era stato assolto in appello dopo una condanna in primo grado. Il procedimento era nato da una denuncia per truffa e falso dell’ex governatore Rosario Crocetta dopo la richiesta dei pagamenti da Montreal. Un capitolo riguardava anche alcuni rimborsi chiesti alla Regione dall’ente Parco. Angelo Pizzuto aveva dimostrato la correttezza del suo operato e nel secondo grado di giudizio aveva ottenuto l’assoluzione. Ora sul burocrate s’abbatte una nuova tegola giudiziaria, un’inchiesta nella quale è chiamato in causa per corruzione.