Stipendi non pagati da mesi, sede chiusa, un contributo regionale da oltre mezzo milione che il Consorzio dice di non aver incassato. E ora un passaggio che sposta la partita dalla politica alle carte giudiziarie: l’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano scrive di aver ritenuto “mio dovere trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica territorialmente competente” e di aver “informato la Procura regionale della Corte dei conti”. La crisi del Consorzio universitario di Siracusa “Giovanni Paolo II” (Cusir) potrebbe dunque avere risvolti giudiziari, mentre il polo universitario aretuseo si ferma.

 Un consorzio nato per portare l’università in provincia

Il Cusir è l’erede del Consorzio universitario Megara Ibleo, la realtà nata per promuovere gli studi universitari nel Siracusano e poi ribattezzata con il nome di Giovanni Paolo II. Non eroga lauree in proprio: gestisce aule, segreterie e servizi, mentre i docenti li mette l’Università di Messina in base a una convenzione. Tra i soci, stando alla lettera di Turano, figurano enti locali. Il rapporto con l’Ateneo non è mai stato una passeggiata.

Nell’estate 2023 UniMe ha esercitato il recesso dalla convenzione, impugnato dal Consorzio davanti al Tar di Catania. Il Consorzio sarebbe risultato debitore di circa 530 mila euro, oltre agli interessi poi la pace è arrivata con la nuova convenzione del maggio 2024, nella quale il Cusir si impegnava a rinunciare al ricorso.

I corsi e la sede

Tra i corsi attivati dall’anno accademico 2020/2021 figurano le triennali in Consulente del lavoro e scienze dei servizi giuridici e in Scienze politiche, amministrazione e servizi, oltre alla magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza. La sede operativa è in via Agati, a Siracusa. A Melilli, “grazie all’interessamento dell’amministrazione comunale è stata assicurata la continuità del corso di Scienze infermieristiche” precisa Turano, Con l’accreditamento della sede siracusana, ricorda Turano, si erano create le condizioni per portare in città altri corsi dell’Ateneo messinese.

I conti: la slavina

Il quadro economico, che andrà verificato sui bilanci, è da brividi. Già nel 2023 l’Ateneo messinese quantificava in circa 530 mila euro il debito del Consorzio nei suoi confronti. È qui che la slavina prende velocità. Secondo il vicepresidente Sebastiano Caporale, dall’ottobre 2025 il Consorzio non riesce a pagare con regolarità le retribuzioni, e i versamenti tardivi non avrebbero sanato gli arretrati.

Il personale è in sciopero a oltranza da fine settembre e, senza chi apre e chiude i locali, la sede non è più accessibile. Da qui l’annuncio di chiusura e di sospensione dei servizi. Il Consorzio chiede la liquidazione del contributo regionale 2024, 539.821,74 euro (decreto n. 2573 del 16 dicembre 2024), e denuncia “il silenzio delle istituzioni”. UniMe ha intanto avviato lezioni online e si dice aperta a nuovi accordi per restare a Siracusa. Il Consorzio non si scioglie e non è in liquidazione.

La lettera di Turano

Sul perché i soldi non arrivino, la lettera dell’assessore ribalta la lettura. Il Cusir sarebbe stato escluso dal riparto del contributo regionale previsto dall’art. 66 della legge regionale 2/2002 per l’assenza sia del presidente sia dei revisori di nomina regionale. Il Tar di Palermo, con l’ordinanza 430 del 9 luglio 2026, ha respinto la cautelare del Consorzio. Turano cita il passaggio in cui i giudici scrivono che “il soggetto individuato non è mai stato posto nelle condizioni di insediarsi e di esercitare le proprie funzioni”. La mancata percezione delle risorse, argomenta l’assessore, sarebbe dunque imputabile al Consorzio stesso.

Pesano poi le dimissioni del Collegio dei revisori, che avrebbero denunciato un “atteggiamento manifestamente ostruzionistico tenuto da codesto Consorzio”, oltre a libri verbali non aggiornati. Elementi che Turano dice di aver girato alle Procure, con una cautela: “Non spetta certamente alla Regione stabilire se vi siano responsabilità penali o erariali. Spetta alle Autorità competenti esaminare i fatti e assumere, in piena autonomia, le determinazioni che riterranno necessarie”. Nella lettera, dunque, non viene ipotizzata alcuna fattispecie di reato.

Governance e ricorsi: la partita a scacchi

Il capitolo più spinoso è quello degli organi. Fu lo stesso assessorato, con decreto del 2 novembre 2023, a nominare Giovanni Perino presidente del Cda. La sua revoca, sottolinea Turano, “non è stata disposta dalla Regione” ma dall’Assemblea dei soci, e sul punto pende un giudizio. Seguirono due designazioni regionali: la prima non fu seguita dalla nomina dell’Assemblea, la seconda fu impugnata dal Cusir al Tar di Catania. Poi la rinuncia al ricorso, dichiarato improcedibile con sentenza 339 del 4 febbraio 2026. Non basta. Un ente locale presente all’Assemblea che votò la revoca avrebbe poi dichiarato di non essere socio: se confermato, scrive l’assessore, pone un interrogativo sulla corretta composizione di quella seduta.

 Cosa resta da chiarire

Restano due verità che non coincidono. Per il Consorzio sono crediti certi che la Regione non salda, per l’assessore è un ente che si è tagliato fuori da solo. Toccherà ai giudici e alle Procure dire se, e dove, vi siano responsabilità. Per Turano il punto fermo è un altro: “Il Consorzio non è un’attività privata della governance di turno e non può essere gestito secondo logiche estranee alla sua funzione pubblica”.