Chi aveva diritto all’ex bonus Renzi ma non l’ha ricevuto in busta paga, o ne ha ricevuto meno del dovuto, può ancora recuperare fino a 1.200 euro. La strada è il 730 integrativo, da presentare entro il 26 ottobre 2026. Oggi il bonus si chiama trattamento integrativo: vale fino a 100 euro al mese ed è confermato per il 2026. Ma non spetta in automatico a tutti i lavoratori dipendenti, e il calcolo fatto dal datore di lavoro può essere sbagliato.

Dagli 80 euro al trattamento integrativo

Il beneficio nasce nel 2014 come bonus da 80 euro al mese. Nel 2020 è stato sostituito dal trattamento integrativo, che la manovra del 2022 ha ridefinito nella struttura e nei limiti di reddito. Come ricostruisce il Giornale, oggi spetta:

  • ai lavoratori dipendenti pubblici e privati;
  • ai titolari di redditi assimilati, come collaboratori coordinati e continuativi, borsisti e stagisti retribuiti;
  • a chi percepisce Naspi o Dis-Coll.

Sono esclusi i redditi da pensione.

Chi ha diritto: le tre fasce di reddito

Tutto dipende dal reddito complessivo ai fini Irpef.

  • Fino a 15.000 euro: il bonus spetta se l’imposta lorda sul reddito da lavoro supera la detrazione per lavoro dipendente, ridotta di 75 euro in proporzione ai giorni lavorati. Chi rientra nella no tax area, fino a 8.500 euro, non ne ha diritto.
  • Da 15.000 a 28.000 euro: serve una verifica in più. Alcune detrazioni devono superare l’imposta lorda, e il bonus è pari alla differenza, fino a un massimo di 1.200 euro.
  • Oltre 28.000 euro: il bonus non spetta.

Nella fascia intermedia contano solo le detrazioni previste dalla norma. Secondo La Nuova Sardegna sono queste:

  • le detrazioni per lavoro dipendente e per i familiari a carico;
  • gli interessi su alcuni mutui e prestiti contratti entro il 2021;
  • le rate di alcune spese sanitarie ed edilizie.

Le altre spese detraibili non bastano.

Nel calcolo del reddito entrano anche gli affitti con cedolare secca, mentre è escluso il reddito della casa di abitazione e delle sue pertinenze.

Perché il bonus può mancare in busta paga

Il datore di lavoro, come sostituto d’imposta, calcola il bonus con i dati che ha a disposizione. Non sempre sa se il lavoratore:

  • ha un secondo impiego;
  • ha percepito la disoccupazione prima dell’assunzione;
  • ha altri redditi, per esempio da immobili.

Per questo i casi più a rischio sono il cambio di azienda nel corso dell’anno, la presenza di più Certificazioni uniche e le entrate aggiuntive.

L’errore può andare anche nel verso opposto. Il Giornale fa l’esempio di chi ha due part-time da 9.000 euro ciascuno e riceve 600 euro di bonus da ogni datore. Sommati, i due redditi arrivano a 18.000 euro e fanno scattare le regole più strette della seconda fascia. Senza detrazioni sufficienti, l’intero importo andrebbe restituito.

Come controllare la Certificazione unica

Il punto di partenza è la Certificazione unica 2026, che riguarda i redditi del 2025, da confrontare con le buste paga e con la dichiarazione già presentata. Se si hanno più CU, vanno considerate tutte.

Nella sezione «Crediti e bonus» ci sono tre campi da guardare:

  • campo 390: il codice 1 indica che il bonus è stato riconosciuto ed erogato, tutto o in parte; il codice 2 indica che è stato negato, oppure riconosciuto ma non pagato;
  • campo 391: l’importo effettivamente pagato in busta paga;
  • campo 392: l’importo riconosciuto ma non pagato.

Come recuperare il bonus e le scadenze

Non serve annullare la dichiarazione già inviata. Se la correzione porta a un credito maggiore, a un debito minore o non cambia l’imposta, basta presentare il 730 integrativo tramite un Caf o un professionista abilitato, entro il 26 ottobre 2026.

Secondo La Nuova Sardegna, se invece la correzione riduce il credito o aumenta il debito, si usa il modello Redditi correttivo, entro il 2 novembre 2026.

L’importo recuperato arriva in busta paga dal datore di lavoro. Se non c’è un sostituto d’imposta, lo rimborsa l’Agenzia delle Entrate. Se invece si scopre di aver ricevuto più del dovuto, la somma va restituita: sopra i 60 euro, secondo il Giornale, la trattenuta è divisa in otto rate mensili a partire dal primo cedolino utile dopo il conguaglio.

Per verificare il proprio caso, entrambe le fonti consigliano di rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato, che controlla reddito, periodo lavorato, detrazioni e bonus già ricevuto.