A Catania una giornata di formazione dedicata ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La presidente Vincenza Zarcone: “Non basta una diagnosi, occorre comprendere la persona, le sue relazioni e i suoi contesti di vita”
Riconoscere precocemente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dsa), intervenire con trattamenti specialistici basati sulle evidenze scientifiche e accompagnare bambini, adolescenti e adulti in percorsi capaci di valorizzarne le potenzialità, superando le difficoltà che possono compromettere il rendimento scolastico, l’autonomia e il benessere psicologico. Sono questi alcuni dei temi affrontati nel corso della giornata di formazione “DSA: Aggiornamento 2026 tra diagnosi clinica, comorbidità e intervento”, organizzata dall’Ordine degli Psicologi della Regione siciliana, che si è tenuta al Palazzo della Cultura di Catania, in occasione della Settimana Nazionale della Dislessia.
L’iniziativa, rivolta agli psicologi e agli psicoterapeuti, ha rappresentato un’importante occasione di aggiornamento scientifico e professionale sulla dislessia, sulla disortografia, sulla disgrafia e sulla discalculia, disturbi del neurosviluppo che possono incidere significativamente sui percorsi di apprendimento e sulla qualità della vita delle persone. Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: una diagnosi tempestiva è essenziale, ma da sola non basta. Occorrono professionisti adeguatamente formati, interventi personalizzati, una stretta collaborazione tra scuola e famiglia e un’attenzione costante agli aspetti emotivi, psicologici e relazionali che accompagnano le difficoltà di apprendimento.
“Quest’evento non è il primo che organizziamo come Ordine degli Psicologi sul tema dei disturbi dell’apprendimento – sottolinea Vincenza Zarcone, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana – Individuarli in maniera precoce è fondamentale affinché nel percorso scolastico, di vita e lavorativo degli individui non si frappongano ostacoli che, se individuati in tempo, possono essere affrontati e compensati, dando la possibilità alle persone di avere una vita serena, nell’ambito dello studio, dell’apprendimento, del lavoro e delle relazioni in generale”. La presidente richiama soprattutto la necessità di superare un approccio limitato alla sola valutazione diagnostica: “Bisogna andare oltre i test, oltre le diagnosi. È proprio questo il focus della giornata di formazione che, come Ordine, abbiamo voluto organizzare a Catania in occasione della Settimana Nazionale della Dislessia. Non bisogna mai dare un’etichetta a una persona. Anche per i disturbi specifici dell’apprendimento bisogna comprendere il suo mondo, le sue relazioni, i suoi contesti di vita e da lì partire con percorsi utili ed efficaci”.
Un’impostazione che pone al centro la formazione continua degli psicologi, chiamati a integrare le più recenti conoscenze scientifiche con strumenti diagnostici e terapeutici aggiornati, tenendo conto anche delle possibili condizioni associate ai Dsa, come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Tra gli aspetti approfonditi durante l’evento, anche l’evoluzione della dislessia dall’infanzia all’età adulta e l’importanza di riconoscere difficoltà che, in molti casi, possono accompagnare la persona per tutta la vita. “La dislessia è un disturbo del neurosviluppo, con una significativa componente genetica, che influenza lo sviluppo funzionale e strutturale del cervello – spiega Mirco Fasolo, professore associato di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara – Si manifesta nella difficoltà di trasformare i segni grafici, cioè le lettere, in suoni e di riconoscere correttamente le parole. Questo può comportare una lettura più lenta, un maggior numero di errori e difficoltà nella comprensione del testo, anche in età adulta”.
Fasolo sottolinea il valore della collaborazione tra famiglie, istituzioni scolastiche e professionisti: “Le famiglie e le scuole fanno già molto, ma la loro stretta collaborazione è fondamentale. Quando c’è una diagnosi bisogna insistere sui corretti trattamenti con l’aiuto di psicologi specializzati. Oggi abbiamo a disposizione strumenti compensativi e misure dispensative che supportano gli studenti, rendendo il loro percorso più equo e attenuando quella fatica che gli altri compagni di classe non incontrano”. Un’attenzione particolare va rivolta anche agli adulti che non hanno mai ricevuto una diagnosi. “Se leggere un testo richiede uno sforzo di concentrazione particolarmente elevato o bisogna rileggerlo più volte per comprenderlo, potrebbe essere utile approfondire la presenza di eventuali difficoltà. Anche in età adulta è possibile effettuare una valutazione diagnostica. Comprendere finalmente le ragioni delle difficoltà vissute nel passato può aiutare le persone ad accettare meglio la propria storia e a migliorare il proprio benessere psicologico”, aggiunge Fasolo.
Un altro punto centrale della giornata ha riguardato l’efficacia dei trattamenti specialistici, che possono favorire il miglioramento delle abilità di apprendimento e contribuire a rendere progressivamente autonomi gli studenti. “I bambini con dislessia, già per la loro naturale evoluzione, tendono a migliorare anche senza esercizi specifici. Ma con un trattamento specialistico possiamo aiutarli a migliorare molto di più e in tempi più brevi rispetto alla loro evoluzione naturale – evidenzia Gianluca Lo Presti, psicologo esperto di dislessia e Dsa – È proprio su questo che puntiamo come psicologi specializzati: quando un bambino con dislessia migliora, si innesca un circolo virtuoso. Più migliora e meno fatica, meno fatica e meglio riesce a utilizzare gli strumenti compensativi. E quanto meglio utilizza questi strumenti, tanto più velocemente diventa autonomo nello studio. È questo, alla fine, il nostro obiettivo”.
Accanto agli interventi clinici, la formazione ha riservato ampio spazio al ruolo della famiglia e alle conseguenze che le difficoltà di apprendimento possono avere sulle relazioni quotidiane, soprattutto durante lo svolgimento dei compiti a casa. “Il momento dei compiti mette spesso a dura prova il rapporto tra genitori e figli, specialmente quando i bambini presentano disturbi specifici dell’apprendimento – osserva Francesca Cardini, psicologa, psicoterapeuta e divulgatrice – Attraverso un supporto specifico ai genitori possiamo aiutarli ad affrontare un momento che può diventare molto conflittuale, tutelando la sicurezza della relazione. Questo ha ripercussioni positive non soltanto sul rapporto familiare, ma anche sul processo di apprendimento, perché imparare è strettamente collegato al contesto emotivo e relazionale nel quale si apprende. Il mio intervento vuole offrire ai colleghi psicologi strumenti utili per sostenere quei genitori che, avendo figli con Dsa, sono chiamati a un impegno particolarmente intenso nell’aiuto allo studio e nello svolgimento dei compiti a casa”.
La giornata formativa, moderata dagli psicologi Paolo Sidoti Olivo e Gianluca Lo Presti, ha visto anche il contributo di Pietro Muratori, psicologo dirigente dell’Irccs Fondazione Stella Maris, che ha approfondito il rapporto tra immagine di sé, comportamento e apprendimento, evidenziando l’importanza di considerare anche le dimensioni psicologiche che possono influenzare il percorso educativo. L’incontro si è posto inoltre l’obiettivo di contribuire all’elaborazione di indicazioni operative per la professione psicologica, attraverso l’integrazione delle evidenze scientifiche con le esperienze cliniche e i modelli di intervento, in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali.
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