La FIALC CISAL non ha sottoscritto l’ipotesi negoziale sul piano di mitigazione degli esuberi di Wyeth Lederle (gruppo Pfizer) di Catania. Il documento è stato definito al termine del confronto in Confindustria, nell’ambito della procedura avviata ai sensi della legge 234/2021.

“Non firmare è una scelta motivata e non intacca in alcun modo l’impegno contro i 330 licenziamenti”, così esordisce il segretario provinciale FIALC CISAL Catania e responsabile nazionale del comparto chimico-farmaceutico Giuseppe La Mendola.

“La procedura 234 è stata attivata dall’azienda a proprio uso e consumo, per raggiungere obiettivi che sono esclusivamente suoi e non quelli dei lavoratori”, spiega La Mendola. La FIALC CISAL siede a quel tavolo solo perché lo impone la legge, ma contesta radicalmente il modus operandi di Pfizer. Proprio quest’ultima lo scorso 22 luglio ha dichiarato che il sito di Catania potrebbe essere ceduto a un soggetto non farmaceutico. Il Ministero del Lavoro ha poi confermato che, in assenza di acquirenti del settore, l’ipotesi resta in campo.


Da un lato, dunque, l’azienda prospetta lo smantellamento della farmaceutica a Catania. Dall’altro gestisce gli esuberi secondo la propria agenda.

“Siamo costretti a trattare, non a condividere. E quando si superano i limiti di una trattativa già subita, la FIALC CISAL non aderisce e non firma”, spiega La Mendola.

Il confronto sugli strumenti indicati dall’azienda doveva chiudersi con un semplice verbale d’incontro, che registrasse le posizioni delle parti. Si è scelto invece un testo con premesse e clausole d’intesa: un’ipotesi negoziale che, nella sostanza, è una preintesa.

“Firmarla significa avallare, anche solo indirettamente, la correttezza di una procedura che corretta non è stata”, continua il segretario.

“Per circa tre mesi il MIMIT ha di fatto congelato i termini della 234, alla ricerca di una soluzione industriale che a oggi non esiste – spiega La Mendola -. Avrebbe dovuto aprire un tavolo di crisi d’impresa da affiancare alla procedura. Invece ha sospeso il confronto. Ora quel tempo perduto si vorrebbe recuperare con due giorni di trattativa e una firma in fretta e furia, sotto la pressione di entrambi i Ministeri”.


Secondo la FIALC CISAL, l’incentivo all’esodo previsto non è ancorato ad alcuno strumento giuridico esistente. È un accordo sindacale che si trasforma in una transazione privata tra azienda e singolo lavoratore.

“Il sindacato non può prestarvi la propria firma”, spiega il segretario.

Resta poi un silenzio che pesa. Sul rischio di cessione a un soggetto non farmaceutico, Filctem CGIL, Femca CISL, Uiltec UIL e UGL Chimici non hanno mai speso una parola dall’inizio della vertenza.

“Ci chiediamo il perché di tanta fretta”, continua Giuseppe La Mendola. “Il tempo non è scaduto: è stato messo in naftalina. Chiediamo al Ministero di restituire alla trattativa i tre mesi sottratti e di aprire finalmente un vero tavolo di crisi. Lo diremo con chiarezza ai tavoli del 20 ottobre al MIMIT e del 22 al Ministero del Lavoro, a difesa dei lavoratori e del futuro farmaceutico di Catania”, conclude il segretario provinciale FIALC CISAL Catania e responsabile nazionale del comparto chimico-farmaceutico.

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