Fine vita e cure palliative, Caputo: “Serve una legge nazionale, non norme regionali dettate dal consenso”

Il tema del fine vita  torna al centro del dibattito politico nazionale, riaccendendo il confronto tra Governo, Parlamento e Regioni. A intervenire con fermezza è Salvino Caputo, vice segretario regionale dell’Udc in Sicilia, che chiede un intervento immediato dell’Esecutivo per impugnare davanti alla Corte Costituzionale le norme approvate da alcune Regioni, tra cui Emilia-Romagna, Veneto e Umbria.

Caputo richiama la necessità di riportare la discussione nell’alveo delle competenze parlamentari, sottolineando come su una materia così delicata non possano prevalere iniziative locali frammentate e orientate, secondo la sua lettura, più alla ricerca del consenso che a una visione organica del bene comune. La questione, afferma, riguarda il diritto alla vita, la dignità della persona e il dovere dello Stato di garantire cure adeguate a chi soffre.


Il vice segretario Udc fa riferimento anche all’indicazione già espressa dalla Corte Costituzionale, che aveva sollecitato Governo e Parlamento a intervenire con una disciplina chiara e complessiva sul fine vita e sulle cure palliative. Per Caputo, proprio quel richiamo conferma la necessità di una  legge nazionale organica, capace di assicurare uniformità di trattamento e di evitare che su un tema tanto sensibile possano intervenire singole Regioni in modo disomogeneo.

“Una materia così delicata come quella che riguarda il diritto alla vita e il ricorso alle cure mediche che garantiscono il rispetto della dignità di chi soffre – osserva Caputo – non può essere lasciata all’arbitrio politico delle Regioni. Su questi temi deve pronunciarsi il Parlamento, attraverso un confronto serio, approfondito e rispettoso dei valori fondamentali della persona”.


Nel suo intervento, Caputo richiama anche il ruolo delle associazioni e della Chiesa, evidenziando il sostegno alle iniziative promosse da diversi movimenti Pro Vita sul territorio nazionale. Secondo il dirigente Udc, il dibattito non può prescindere dal rispetto della vita come bene inviolabile e dalla necessità di tutelare chi vive situazioni di sofferenza estrema con strumenti sanitari e umani all’altezza della sfida.


Accanto al tema del fine vita, Caputo rilancia con forza quello delle cure palliative, considerate una risposta concreta e civile alla sofferenza. Per l’esponente centrista, il servizio sanitario pubblico deve garantire assistenza qualificata, personale specializzato e copertura economica totale, affinché nessun paziente venga lasciato solo o privo di sostegno.


“Va rilanciato invece il ricorso alle cure palliative – spiega – che assicurano in ogni momento l’assistenza a chi soffre, con personale specializzato e con costi a carico del servizio sanitario pubblico. L’Udc è da sempre impegnato in tutte le Regioni e presso i gruppi parlamentari per affermare la sacralità del diritto alla vita”.

La posizione del partito è chiara: no a una frammentazione normativa affidata alle singole Regioni, sì a una legge nazionale approvata dal Parlamento dopo un ampio confronto democratico. Una linea che punta a tenere insieme tutela della vita, dignità della persona e rafforzamento delle cure palliative come risposta concreta e universalmente accessibile.


In un passaggio politico sempre più sensibile, l’Udc sceglie dunque di collocarsi con decisione nel solco di una visione fondata su responsabilità istituzionale, centralità del Parlamento e difesa dei valori non negoziabili. Una posizione che mira a riportare il confronto su un terreno di serietà, equilibrio e garanzia per tutti i cittadini.

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