Una patrimoniale sui super ricchi in Italia costerebbe 26 mila euro l’anno a chi possiede un patrimonio netto di 8 milioni e 240 mila euro a chi ne ha 20. Sono i conti della proposta di Oxfam Italia rilanciata dal Dataroom di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera. Non è una legge: è una proposta, che torna nel dibattito mentre nel centrosinistra Avs prepara un emendamento alla manovra con un proprio schema di prelievo.

Come funzionerebbe la tassa proposta da Oxfam

Lo schema prevede un’imposta aggiuntiva crescente per fasce di patrimonio. Sotto i 5,4 milioni di euro non si pagherebbe nulla in più.

  • 1% per la parte di patrimonio tra 5,4 e 8 milioni di euro;
  • 2% tra 8 e 20,9 milioni;
  • 3% oltre i 21 milioni.

Chi ha 8 milioni pagherebbe quindi l’1% sulla differenza tra 5,4 e 8 milioni, cioè 26 mila euro. Il gettito stimato sarebbe di circa 13 miliardi l’anno, da destinare secondo la proposta a sanità, scuola, sostegno ai salari e interventi contro il cambiamento climatico.

Chi verrebbe colpito

La quota più consistente, secondo Dataroom, ricadrebbe sui 3.100 italiani che, in base al rapporto Global Wealth di Boston Consulting Group, possiedono più di 100 milioni di dollari e controllano il 18,6% della ricchezza finanziaria nazionale.

Il Dataroom ricorda anche che i 50 mila italiani più facoltosi, lo 0,1% della popolazione, hanno una tassazione complessiva effettiva del 32,6%, contro una media del 45% per i lavoratori dipendenti del ceto medio e del 40% per le classi popolari.

La proposta di Avs per la manovra

Alleanza Verdi Sinistra, come riporta HuffPost, presenterà emendamenti alla legge di bilancio con aliquote diverse da quelle di Oxfam: 1,7% per patrimoni oltre 5,4 milioni e fino a 7,5 milioni, 2,1% tra 7,5 e 10 milioni, 3,5% oltre i 10 milioni. Sarebbe esclusa la prima casa con valore catastale fino a 500 mila euro. I contribuenti interessati sarebbero circa 50 mila, per un gettito stimato di circa 15,9 miliardi (forchetta tra 13 e 18 miliardi).

«Oggi il sistema fiscale è squilibrato, tassa i redditi, anche delle fasce medio basse di contribuenti, e non riesce ad intercettare la ricchezza, che ogni anno si rivaluta senza mai diventare reddito tassabile», ha detto Marco Grimaldi, capogruppo Avs in Commissione bilancio alla Camera.

Le obiezioni: fuga dei capitali e doppia tassazione

Il timore più citato è la fuga dei capitali. Il Dataroom riporta studi condotti nella Ue e nel Regno Unito secondo cui i contribuenti più ricchi che hanno lasciato il Paese sono tra lo 0,1 e lo 0,5% del totale, con un impatto definito trascurabile su investimenti e occupazione. La seconda obiezione riguarda la doppia tassazione della stessa ricchezza. Resta poi il nodo dell’applicazione: patrimoni detenuti tramite trust e società rendono più difficile individuare la base tassabile, e servirebbe un coordinamento tra Stati.

Cosa succede negli altri Paesi

In Francia l’economista Gabriel Zucman propone una tassa minima del 2% sui patrimoni oltre i 100 milioni di euro, che riguarderebbe circa 1.800 famiglie; un disegno di legge ispirato alla misura è stato bocciato dall’Assemblée Nationale. In California il 3 novembre si vota sulla Proposition 40, che prevede una tassa una tantum del 5% sul patrimonio di 246 miliardari.