La procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo sulla morte di Pier Paolo Pasolini, ucciso all’Idroscalo di Ostia la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975. Al centro c’è un testimone mai ascoltato prima. Chi sia e cosa possa raccontare, però, non è stato reso noto.

L’indagine è affidata alla pm Silvia Santucci ed è partita da un esposto dell’avvocato Stefano Maccioni. Il legale assiste l’Ordine dei giornalisti del Lazio, il regista David Grieco e lo scrittore Giovanni Giovannetti. In passato ha rappresentato anche Guido Mazzon, uno dei cugini di Pasolini.

Chi è il nuovo testimone del caso Pasolini

Del testimone si sa soltanto che non era mai stato sentito. Maccioni ha presentato l’istanza a novembre 2025 e a maggio 2026 l’ha integrata chiedendo proprio di ascoltare questa persona. Identità e contenuto delle possibili dichiarazioni non sono stati resi noti.

Secondo quanto riporta Il Tempo, l’istanza segnalava «nuovi elementi emersi anche dalla visione delle immagini fornite dalla Rai del telegiornale dell’epoca, ma soprattutto fondata sulla elaborazione dei dati finora raccolti che devono necessariamente essere letti unitariamente e che conducono ad un’unica conclusione: Giuseppe ‘Pino’ Pelosi non era con certezza da solo la sera dell’omicidio quindi è fondamentale accertare chi fosse con lui quella sera».

Cosa ha detto l’avvocato Maccioni

Il legale ha commentato così la decisione dei magistrati: «Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione».

Nella sua nota ha aggiunto: «Come evidenziato oramai da quasi 18 anni la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste».

E ancora: «La nuova istanza presentata nel mese di novembre 2025 e poi integrata nel mese di maggio 2026 si basa su nuovi elementi raccolti da questa difesa. Confidiamo che la Procura della Repubblica di Roma riesca finalmente, attraverso il sostituto procuratore della Repubblica dott.ssa Silvia Santucci a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando e nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare».

Perché il caso Pasolini viene riaperto ora

Non è il primo tentativo. Dal 2009 le istanze di riapertura sono state almeno quattro:

  • marzo 2009: la prima istanza porta a nuovi accertamenti del Ris dei carabinieri. Sui reperti emergono tracce di Dna che non appartengono né a Pasolini né a Pelosi. L’inchiesta viene archiviata il 25 maggio 2015;
  • 2016: nuova richiesta, respinta;
  • marzo 2023: l’istanza punta a dare un nome ai tre profili genetici isolati. Anche questa viene respinta;
  • novembre 2025: l’esposto da cui nasce l’indagine aperta in questi giorni, integrato a maggio 2026.

Nel 2023 la procura aveva definito gli elementi presentati eterogenei per tipologia e generici per portata.

Chi era Pino Pelosi, l’unico condannato

Per la giustizia italiana l’omicidio ha un solo autore: Giuseppe “Pino” Pelosi, all’epoca diciassettenne. Nel 1976 il Tribunale per i minorenni lo condannò in primo grado, con una sentenza che parlava di omicidio commesso “in concorso con ignoti”. In appello quel riferimento fu cancellato e Pelosi rimase l’unico responsabile. La Cassazione rese definitiva la condanna il 26 aprile 1979.

Nel 2005 Pelosi ritrattò in tv. Si disse innocente e raccontò che quella notte all’Idroscalo erano arrivate altre persone. Quelle dichiarazioni portarono a una breve riapertura del caso, presto archiviata. Negli anni le sue versioni sono cambiate più volte. È morto il 20 luglio 2017, a 59 anni.

Cosa resta da chiarire

I nodi irrisolti del delitto sono molti: la dinamica dell’aggressione, i tre Dna mai identificati, il movente. Li ripercorre la ricostruzione di Cose dell’Altro Mondo sulla notte dell’Idroscalo e sui misteri che restano aperti.

Ora il primo passaggio spetta alla procura: ascoltare il nuovo testimone e verificare se le sue parole reggono. Dall’esito di quella audizione dipendono i prossimi passi di un’indagine che arriva 51 anni dopo il delitto.