Amato e Minadeo richiamano l’attenzione sulle criticità della Legge di Bilancio: «Fondo Sanitario non allineato all’inflazione, medicina di territorio abbandonata e deroghe fittizie. Senza un cambio di rotta la risposta sarà la mobilitazione».
Non basta sventolare l’aumento del Fondo Sanitario Nazionale per dichiarare risolta l’emergenza della sanità pubblica. Confintesa Sanità esprime fortissima preoccupazione per i contenuti della Manovra di Bilancio relativi al settore salute, recependo e facendo proprie le istanze che in queste ore provengono sia dai professionisti del settore sia dalle amministrazioni regionali. La spesa sanitaria italiana continua a soffrire di una strutturale carenza di risorse in rapporto al PIL, allontanando il nostro Paese dagli standard europei e lasciando soli sia gli operatori in trincea sia le Regioni chiamate a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza.
La distanza tra i reali fabbisogni del Servizio Sanitario Nazionale e lo stanziamento effettivo in Manovra è troppo ampia. L’adeguamento del Fondo Sanitario non copre i costi legati all’inflazione, all’incremento delle spese di gestione e al rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. Risultano gravemente penalizzati i servizi sul territorio: la medicina primaria è lasciata priva di investimenti strutturali e il rischio concreto è che le nuove Case di Comunità finiscano per rimanere “cattedrali nel deserto” privarle dell’organico necessario.
A commentare il quadro attuale è il Segretario Nazionale di Confintesa Sanità, Domenico Amato:
«Continuare a parlare di risorse record per la sanità significa ignorare la realtà quotidiana che vivono i nostri ospedali e i nostri presidi territoriali. La verità è che il divario tra quanto stanziato e quanto servirebbe davvero per coprire i costi contrattuali e l’inflazione è enorme. Non servono “misure di facciata” o carte da 300 euro per l’assistenza privata che finiscono solo per impoverire la sanità pubblica e spingere i cittadini verso la spesa di tasca propria. Le risorse stanziate devono essere dirottate interamente e direttamente all’interno del Fondo Sanitario per sostenere la gestione ordinaria e abbattere davvero le liste d’attesa. Se non si sbloccano i tetti di spesa per il personale e non si danno risposte concrete sugli stipendi, la sanità pubblica rischia un irreversibile collasso».
Accanto alla carenza complessiva di fondi, la questione cruciale resta la valorizzazione dei professionisti sanitari. L’assenza di un piano straordinario di assunzioni e il continuo ricorso a incentivi temporanei per specifici settori non risolvono l’emorragia di medici, infermieri e professionisti sanitari.
A sottolineare il disagio operativo dei lavoratori è il Vicesegretario Nazionale di Confintesa Sanità, Alessio Minadeo:
«I lavoratori della sanità sono esausti e non possono più sostenere turni massacranti per colpa di organici sottodimensionati. Gli incentivi a pioggia e le misure spot non aumentano l’attrattività del settore se non si ridanno dignità retributiva e garanzie di carriera a chi ogni giorno garantisce le cure nei reparti e nei Pronto Soccorso. Gli sforzi sostenuti per la realizzazione delle strutture territoriali del PNRR rimarranno lettera morta se non si prevede una copertura economica dedicata per assumere il personale necessario a farle funzionare. Chiediamo con forza al Governo di accogliere i correttivi durante la discussione parlamentare: in assenza di risposte adeguate, porteremo i lavoratori in piazza e valuteremo tutte le azioni di protesta necessarie».
Confintesa Sanità ribadisce la propria disponibilità al confronto istituzionale, ma preannuncia che continuerà a mobilitarsi affinché la Manovra venga modificata, per restituire centralità al Servizio Sanitario Nazionale e garantire la tutela dei diritti dei lavoratori e della salute dei cittadini.
Luogo: Segreteria Nazionale Confintesa Sanità, Via Giovan Battista Vaccarini, 1, PALERMO, PALERMO, SICILIA

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