Caltanissetta

Crollo pontile di Gela, prosciolti dirigenti regionali e funzionari comunali

Il gup Roberto Riggio del tribunale di Gela ha prosciolto tutti gli imputati del disastro colposo relativo al crollo del pontile sbarcatoio di Gela.  Gli imputati erano: Giuseppe Battaglia, dirigente generale del dipartimento dell’ambiente della Regione Siciliana, Olimpia Campo e Aldo Guadagnino dirigenti territoriali del medesimo assessorato e Raffaella Galanti, Emanuela Tuccio e Santi Nicoletti  funzionari del Comune di Gela. Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Massimo Motisi, Dario Vecchio, Rita Calò, Giacomo Ventura, Feliciano Ponzio, Massimo Blandi.

Una vicenda annosa

La vicenda relativa al pontile sbarcatoio risale a moltissimi anni fa trattandosi di un bene demaniale affidato nel 2014 dalla Regione al Comune di Gela “per consentire come da tradizione la passeggiata dei cittadini sopra il pontile”. Nel corso degli anni, probabilmente a causa delle mancate manutenzioni e della corrosione conseguenti all’assenza di fondi ebbero a verificarsi alcune cadute di calcinacci che hanno portato la Procura a contestare il reato di disastro colposo per cui ieri tutti gli imputati sono stati prosciolti.

Pendente processo parallelo

E’ ancora pendente, invece presso il tribunale di Gela un parallelo processo nei confronti di alcuni funzionari comunali per il reato di omissione di lavori sul medesimo ponte.

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Nel gennaio del 2021, crollò un ampio tratto del pontile sbarcatoio. Era già in condizioni al limite e da un punto di vista strutturale aveva subito diversi cedimenti, anche prima di quello definitivo. Per quei fatti, i pm della procura avviarono un’indagine su sei, tra funzionari e dirigenti, davanti al gup del tribunale. La contestazione è di crollo colposo. Secondo i magistrati, sia negli uffici del dipartimento regionale ambiente che in quelli dei lavori pubblici, a Palazzo di Città, non sarebbero stati disposti i necessari interventi, per mettere in sicurezza il pontile sbarcatoio. Gli investigatori, nel corso degli accertamenti successivi al crollo, individuarono il deterioramento del calcestruzzo e la corrosione dell’acciaio. Non sarebbero stati effettuati i lavori di consolidamento e messa in sicurezza.

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