Ad una settimana esatta dall’incendio che ha devastato un capannone abbandonato alla Zona Industriale di Catania, non si ‘spengono’ le polemiche sul degrado e sulla mancanza di sicurezza nella parte periferica della città.

A denunciare “l’indifferenza preoccupante di buona parte delle autorità preposte” è il segretario provinciale della Ugl Metalmeccanici Angelo Mazzeo.

Mazzeo è anche uno dei lavoratori che come RSU della STMicroelectronics ‘vive’ l‘area industriale nella sua quotidianità.

“Il capannone nella zona industriale continua a bruciare e a produrre fumo nero – denuncia Mazzeo – e tutto questo a distanza di una settimana dall’incendio che ha provocato tensione e preoccupazione tra i lavoratori della zona”.

La nube di fumo nera prodotta dal rogo di cumuli di rifiuti, materiale di risulta e dalla struttura abbandonata che è andata a fuoco è stata ben visibile per ore lo scorso 7 giugno. E i vigili del fuoco del Comando provinciale di Catania sono stati impegnati per le successive 36 anni a spegnere i focali, a bonificare la zona e a mettere in sicurezza l’area industriale.

“Attendiamo ancora risposte sugli accertamenti di eventuale tossicità dei fumi – continua il segretario Ugl – ma tali sentenze in vista sembrano non esserci, dal momento che gli organismi preposti devono ancora rendere pubbliche le analisi. Ci sono tante domande irrisolte e tante incertezze sui numeri del disastro”.

“La zona industriale è stata chiusa in una cappa scura – ribatte Mazzeo – e sarebbe opportuno capire perché, dopo sette giorni arrivando a lavoro incappiamo ancora con strani ‘ritorni di fiamma’ e comprendere quando i Vigili del Fuoco saranno in grado di spegnere definitivamente le fiamme o probabili focolai. L’area interessata è enorme e i lavoratori che transitano e vi operano sono decine di migliaia”.

La richiesta che Mazzeo fa, anche a nome di tutti i lavoratori della Zona Industriale è ben precisa. Secondo il sindacalista, il rogo, è di natura dolosa.

“Ma intanto le domande che restano, si spera non svaniscano proprio come il fumo di questi giorni. Sarebbe utile e opportuno fornire l’elenco completo di tutte le operazioni e analisi svolte, per capire i reali pericoli ed effettivamente quali materiali sono andati bruciati. La natura dolosa dell’incendio, intuita da molti, dovrà avere immediati riscontri da parte delle autorità giudiziarie. Soprattutto sarebbe giusto, per i lavoratori di un territorio già martoriato ed umiliato da tutte le istituzioni, capire quali rischi potrebbero sorgere dopo il disastro di questi giorni”.

“Una catastrofe poco raccontata – conclude Angelo Mazzeo – perché forse non affascinante quanto la nave Concordia, perché nelle fabbriche non si hanno storie esotiche da raccontare, ma che forse meriterebbe un’attenzione ed una preoccupazione differente”.