Si è svolto il 24 e 25 gennaio 2026 a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di via pezza, l’ottavo convegno storico – culturale internazionale, incentrato sulla storia del XIII Secolo e sugli sguardi sulla rivoluzione delle lingue e le eversioni concettuali che incubarono le visioni del mondo della modernità”. L’evento è stato organizzato dal Prof. Carlo Ruta che ha curato l’introduzione storica è stato realizzato in collaborazione con le Università degli Studi di Bari, l’Università degli Studi di Genova, Unitelma Sapienza di Roma e il laboratorio di studi marittimi e navali Ferdinando Pratelli, che è collegato all’università di Genova.
Ne suo intervento iniziale ha voluto tracciare una interazione logica sul XIII secolo in Europa e la rivoluzione delle lingue, dal sedimento popolare all’esperimento dotto e alle confluenze nazionali. Indagine sulle eversioni concettuali che incubarono le visioni del mondo della modernità occidentale.
“Il mio compito dice il Prof. Carlo Ruta è quello di tracciare una specie di una piccola premessa storica. Alla luce dell’oggettività storica, verificabile. Si può partire da una presa d’atto tra il sesto e il dodicesimo secolo. L’Europa, composta da una pluralità di aree antropiche che andavano confrontandosi. Importante è l’artigianato del tredicesimo secolo. L’Europa e la rivoluzione delle lingue, parte dal sentimento popolare all’esperimento dotto e alle confluenze nazionali. Indagini sulle versioni concettuali che incubano previsioni del mondo della modernità”.
“La storia parte da lontano e vede una stasi profonda e plenaria dopo secoli di tumulti sociali, di confronti tra la Roma imperiale e tutto quello che rumoreggiava fuori e dentro i suoi confini. Si imponevano svolte organizzative, sperimentazioni. Nazionali. e approcci diversificati per la ricerca e l’impiego delle risorse necessarie alla vita sociale organizzata basate sulla Parola”.
“Una Rivoluzione continua il Prof. Ruta, un percorso di emersioni tecnologiche ma anche culturali, con lo sviluppo ad esempio del romanico e del gotico dopo l’anno 1000, portarono al progresso di attività, cioè alla nascita di attività professionali come quella, ad esempio, di architetto e di maestro costruttore. Negli studi generali e tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo i copisti e miniatori sono delle categorie professionali specializzate nella produzione di codici, cioè. È chiaro che stiamo partendo da tutta una serie di elementi che in apparenza possono apparire eterodossi, ma in realtà sono la chiave di volta, come dire di una rappresentazione storica che da cui oggi necessariamente si deve partire nello sviluppo delle lingue”.
“La vera rivoluzione della lingua non incomincia in Sicilia ma da altre zone, la scuola siciliana era solo una scuola, che partiva dalla Corte palermitana e di Federico II. Molti Storici cadono in questo errore Federico ha dal 1230 al 1250 non era più in Sicilia, cioè in Sicilia aveva vissuto fino a vent’anni, poi, quando lui assume la carica di imperatore si trasferisce. Il Sacro romano impero germanico a questo punto va via dalla Sicilia e le sue sedi di riferimento sono nella Puglia della Capitanata di Puglia. A Napoli fa istituire uno dei primi. Studia università d’ Europa e non sceglie Palermo. Questa è la prova. Che Federico II sceglie l’Impero”.
“Il tredicesimo, in una serie di movimenti in paesi di spessa caratura intellettuale è stato in grado di discernere modelli linguistici e generare, come dicevo prima, una vera e propria eversione. Nascono i laboratori cognitivi e operativi della modernità, ecco perché, secondo me, c’è un nesso fondamentale, è tra il tredicesimo secolo e la modernità nello sviluppo delle lingue”
A seguire il contributo del Prof. Marco Leonardi dell’Università degli Studi di Catania che esordisce parlando del tredicesimo secolo “Il tredicesimo secolo, parliamo anche di quello che è stato il secolo per antonomasia, che ha visto prima la nascita, l’affermazione e poi la diffusione degli ordini mendicanti, quegli ordini che sono stati la manifestazione dell’epoca. Nonostante il pieno riflesso nella realtà mutata di una realtà che ha visto l’affermarsi di tutta una serie di Istituzioni, in primis il comune, secondariamente in studio universitario all’epoca degli studi generali, che hanno letteralmente segnato un diverso approccio”.
Continua il Prof. Leonardi: “Ancora oggi, nell’anno domini 2026, noi siamo eredi di quel tardo Medioevo che aveva inizio con il tredicesimo secolo. Nel momento in cui ci ha ci approssimiamo di costruire le modalità con le quali si, in un certo qual modo trasmetteva il sapere nel tardo Medioevo, non possiamo non andare in origini della definizione di cronica quando noi oggi parliamo di cronaca”
“La cronica si deve riferire necessariamente a fatti o ad eventi già accaduti. Un dettaglio volutamente chiaro nel 1210 quando il vescovo di Siviglia non tende a specificare un dettaglio che è decisivo per capire il significato delle finalità della cronica. Nel mondo medievale. Sei Annales riportavano in maniera cronologica quegli eventi che erano andati in un certo qual modo, alla ribalta dell’attualità dell’epoca. La cronica opta per una selezione”
“Importante ricordare dice il Prof. Leonardi che la stessa costituzione degli Stati Uniti d’America. datata, 1776. prende spunto dall’Ordine domenicano, l’ordine domenicano al suo interno, è basato su una rotazione delle cariche e su una mobilità delle cariche”.
A seguire il contributo della Prof.ssa Sandra Origone, medievista dell’Università degli Studi di Genova che ha parlato del notaio, professionista della penna e l’incontro con realtà diverse.
“Il notaio nell’undicesimo secolo proprio parte nel contesto genovese, il notaio è dotato di pubblica fidas è un fenomeno che avviene precocemente a Genova e Parallelamente allo sviluppo comunale quindi ci sono questi aspetti che possono essere valutati, l’aspetto importante a base della cultura notarile la cultura storica. La figura del notaio medievale e quella di un professionista che attraverso la penna riconduce all’ordine, alla compiutezza l’incontro tra interessi, individui, classi sociali diversi. Reagisce tra il privato e il pubblico ed infine anche gestisce rapporti tra uomini di lingua, etnia, religione differenti. Ha precedenti nell’attività di una gamma di figura indicate, con nomi diversi a seconda dei contesti e delle circostanze, in un susseguirsi di situazioni. Nel mondo romano già esistevano ed in quello ravennate sono importantissimi come anche nel periodo barbarico e altomedievale, questi professionisti sono definiti tabellione, scribi notai e possono essere chierici o laici”
Il contributo della Prof.ssa Giuseppa Tamburello dell’Università degli studi Palermo ha avuto titolo “Un XIII secolo cinese con le sue implicazioni linguistiche e letterarie.”
“La direzione giuridica e amanuense e influenzata dalla religione dice la Prof.ssa Tamburello, Confucio aveva già espresso questo concetto che lo studio e lo strumento attraverso il quale l’essere umano diventa gin. L’uomo nobile si fonda sulla benevolenza e sul concetto di giustizia. È un concetto che segue l’evoluzione cinese per tutta la sua storia. Ancora ancora fino ai tempi moderni. Da questa parte si opera sempre con una base quella della religione, quindi di un di una dimensione che unisce l’essere umano alla divinità. Confucio porta i cinesi fuori dalla dimensione dell’entità superiore, che può controllare il comportamento o il destino degli esseri umani e responsabilizza però gli esseri umani perché dice loro, guardate se ognuno si comporta secondo i principi morali e secondo la virtù allora non ci sarà neanche bisogno di un imperatore o di un governante all’epoca c’erano ancora i sovrani che davano delle indicazioni perché tutto scorresse tranquillamente nella direzione giusta. “
Un contributo estemporaneo quello della Prof.ssa Lavinia Benedetti dell’Università degli Studi di Catania si è soffermato sulla cultura cinese dell’epoca: “La poesia, la pittura e la calligrafia durante l’epoca. Han, i letterati hanno continuato a far parte sia del governo, perché comunque i governanti. Han ne facevano uso per forza di cose, perché non potevano esimersi dal fare uso di questi funzionari. Molte realtà locali erano comunque lontane dall’imperatore, e quindi l’imperatore si doveva per forza di cose appoggiare sui funzionari locali e per forza di cose essi avevano sfere di influenze. Molti funzionari cinesi sono rimasti sia funzionari locali, ma anche quelli più vicini al potere.”
L’Intervento del Prof. Antonello Folco Biagini, storico Sapienza Università degli Studi di Roma ha puntato su: “Lingue dominanti e lingue minori nei processi multiculturali tra età moderna e contemporanea”.
“La lingua dice il Prof. Folco Biagini si è sviluppata nel corso del tempo e in base alle esigenze del momento e sicuramente ai grandi fenomeni di immigrazione nella storia, le grandi migrazioni nel corso della storia hanno prodotto dei fenomeni di trasformazione di quelle che potevano essere, le lingue locali, per esempio, tutta la versione del passaggio dal latino, base per l’Impero Romano che dominava, la sua economia globale. La gran parte del mondo conosciuto di allora era latino, ma poi c’è il passaggio al volgare. Uno degli esempi partono dalle repubbliche marinare che imposero nel mediterraneo il loro parlare che poi sarà l’italiano”.
L’Intervento del Prof. Alberto Cazzella e Giulia Recca, storici della Sapienza Università degli Studi di Roma ha puntato sul “Rapporto tra linguistica e archeologia in relazione al problema dell’Indoeuropeo”
“Le lingue sono connesse in particolare in Europa da fenomeni linguistici e culturali che hanno differenti meccanismi di trasmissione e che quindi non necessariamente subiscono le trasformazioni nei due ambiti e sono andate di pari passo. Nonostante sia acquisita tale consapevolezza che si realizza nello studio della linguistica, sia la storia che la paletnologia, cioè studio della preistoria e protostoria, è quello relativo alla diffusione delle lingue europee le eventuali tracce archeologiche a essa connesse, in particolare in Europa”
La relazione del Prof. Famoso, geografo, storico, dell’Università degli studi di Catania: Evoluzione letteratura gaelica alla svolta del XIII secolo. L’impatto del colonialismo inglese.
“Il percorso della letteratura gaelica irlandese ripercorre 1500 anni, cioè dal terzo secolo a.C. Al tredicesimo secolo d.C., l’Irlanda è riuscita a mantenere puntuali caratteri nazionali che le hanno permesso di distinguersi in un variegato panorama europeo. In forza di uno strenuo coraggio, di un convinto orgoglio di irlandesi, sono riusciti a salvare il loro ricco patrimonio gaelico e la loro originale lingua.”
“Il gaelico è stato considerato una bandiera della lotta degli irlandesi. Dal colonialismo britannico e fino al 1921, con la nascita della Repubblica Irlandese, verrà riconosciuto anche nella costituzione irlandese come lingua ufficiale nazionale. Ma ormai la sua consistenza ai giorni nostri si è ridotta di gran lunga ed è oggi ridotta a poca cosa. Ovvero esiste in piccoli luoghi sparsi e ristrette, comunità discontinue ubicati lungo la costa occidentale, oggi ridotte ad attrazione, curiosità dei numerosi turisti”.
La giornata del 25 gennaio è stata caratterizzata dalla tavola rotonda a cui hanno partecipato Sandra Origone, Nunzio Famoso, Carlo Ruta, Maristella Trombetta e Giuseppe Varnier. Le conclusioni del convegno a cui hanno partecipato on line migliaia di persone hanno creato una premessa storica importante sull’origine della lingua che oggi parliamo.
Dalle parole del Prof. Carlo Ruta le conclusioni: “Possiamo considerare Dante un precursore della rivoluzione linguistica odierna che parte dal de vulgari eloquentia del tredicesimo secolo, un periodo storico per la lingua italiana. Noi in questo momento stiamo parlando la lingua del tredicesimo secolo evoluta. È chiaro che ci sono otto secoli. di evoluzione e quindi, di trasformazione, cioè di aggiunte, di apporti, di prestiti linguistici e così via. Oggi i prestiti linguistici Americani e Inglesi stanno squassando tutto e l’esempio della lingua Gaelica degli Irlandesi come diceva il prof. Famoso si sta avverando anche ai nostri giorni. Ora, ad esempio, i prestiti. linguistici. Anglo americani stanno squassando praticamente tutto. Diciamolo, un po’ succede quello che diceva il professor famoso ha proposito della lingua gaelica. La lingua italiana è una grande lingua ma ha aperto oggi questo processo di grande inversione culturale”.
Luogo: Ragusa , via pezza , 108, RAGUSA, RAGUSA, SICILIA
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