Il settore agricolo siciliano, già provato da un quinquennio di emergenze climatiche, si trova oggi davanti a un vicolo cieco. Al centro dell’attenzione c’è il silenzio istituzionale post-Ciclone Harry, un evento che ha devastato le produzioni e messo a rischio la competitività dell’Isola sui mercati internazionali. Pesanti i danni al comparto anche nei Comuni della riviera jonica: Giarre, Riposto, Mascali e Fiumefreddo.


Il deputato autonomista Santo Primavera, intervenendo all’Assemblea Regionale Siciliana, ha alzato la voce per denunciare lo stallo nei ristori e la mancata proclamazione dello stato di crisi in agricoltura, un passaggio burocratico fondamentale per attingere a risorse finanziarie oltre i confini regionali. Secondo Primavera, il settore non può più permettersi attese. L’accumulo di eventi avversi negli ultimi cinque anni ha decimato i raccolti, trasformando quella che è una colonna portante dell’economia siciliana in un comparto fragile e sotto assedio.


“Sorprende che non sia stato deliberato lo stato di crisi dell’agricoltura – ha dichiarato Primavera. “Senza questo passaggio, l’agricoltura siciliana resta esclusa dalle risorse extra-regionali necessarie per la ripartenza.” Per uscire dall’impasse, il gruppo parlamentare autonomista catanese (composto anche dai deputati Giuseppe Lombardo e Ludovico Balsamo) ha presentato una richiesta formale per un’audizione urgente dell’Assessore regionale all’Agricoltura presso la Commissione Attività Produttive. 


L’obiettivo è creare un fronte comune che includa i sindaci dei Comuni colpiti dal Ciclone Harry e i rappresentanti delle organizzazioni di categoria, per dare voce diretta a chi lavora la terra. Nell’audizione programmata, i parlamentari chiederanno conto dei ritardi nell’iter burocratico e pretenderanno chiarezza sulle misure compensative.

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