OPERAZIONE ANTIMAFIA A PALERMO: BENE I 15 FERMI, MA SERVE UN CONTROLLO STRUTTURALE DEL TERRITORIO
All’alba di ieri, un’importante operazione della Direzione Distrettuale Antimafia e dei Carabinieri ha colpito duramente il mandamento mafioso di Tommaso Natale e San Lorenzo. L’intervento ha disarticolato la cosiddetta “banda dei kalashnikov”, responsabile di una violenta escalation criminale a partire da novembre 2025.I militari hanno eseguito 15 provvedimenti di fermo: 9 fermi per estorsione, tentata estorsione e detenzione di armi da guerra. I criminali intimidivano le attività commerciali e le concessionarie con bottiglie incendiarie e colpi di kalashnikov. 6 fermi per la gestione di una rete parallela di traffico di cocaina, hashish e marijuana tra San Lorenzo e lo Zen 2. Questo intervento segue gli altri 8 fermi già eseguiti all’inizio di giugno 2026.
Da cittadino esprimo il mio profondo ringraziamento alle forze dell’ordine e alla Procura per il costante impegno. I dati di cronaca confermano che le operazioni di polizia sono fondamentali per azzerare temporaneamente i vertici militari dei clan.
Tuttavia, la lotta alle mafie non può esaurirsi nella logica della singola retata. Senza un controllo continuo e capillare, i vuoti di potere vengono rapidamente colmati dalle nuove leve criminali.
Per estirpare il fenomeno mafioso alla radice, l’azione repressiva deve essere integrata da tre pilastri strutturali e come un disco rotto devo ripetermi:
Finanziamento e risorse umane: Aumento stabile degli organici delle forze dell’ordine e della polizia locale sul territorio.
Formazione continua: Aggiornamento costante del personale per contrastare le nuove forme di criminalità, in particolar modo nei quartieri a rischio.
Educazione civica e inclusione: Interventi sociali mirati a scardinare la cultura dell’illegalità diffusa.
Ma non possiamo non segnalare che il deficit di presenza costante dello Stato si manifesta macroscopicamente in fenomeni quotidiani che alimentano il micro-sistema del controllo illegale, fino a rafforzare la rete mafiosa sul territorio. Per questo urge spezzare alla radice il paradosso di un sistema così articolato:
Il parcheggio abusivo come controllo del territorio: Questo fenomeno è il sintomo diretto dell’assenza dello Stato. Il parcheggiatore abusivo – come ogni attività abusiva nel territorio – agisce come sentinella della criminalità locale, presidiando piazze e strade pubbliche.
Sfruttamento dei minori: Durante i grandi eventi, i criminali utilizzano minori di 14 anni come scudo penale. Sfruttando la loro non imputabilità (Art. 97 del Codice Penale), li trasformano in strumenti intoccabili dal sistema giudiziario ordinario.
Il corto circuito dell’automobilista: In mancanza dell’autorità legittima, il cittadino percepisce l’abusivo come l’unica “autorità” presente. Ciò lo predispone all’obbedienza verso chi si impone al di fuori delle regole.
Il patto di convivenza forzato: Il pagamento della sosta non è una mancia, ma un’estorsione preventiva per evitare danni al veicolo. – stessa cosa avviene quando ci approcciamo al commercio abusivo – Questo meccanismo crea un tacito accordo che alimenta la micro-criminalità.
Da qui deriva il paradosso finale: l’automobilista diventa complice involontario di un vizio sistemico. Questo circolo vizioso, nato originariamente dal mancato controllo del territorio da parte dello Stato, finisce per legittimare e strutturare il potere mafioso nella vita di tutti i giorni.
in poche parole: «La brillante operazione di oggi dimostra che lo Stato c’è ed è capace di sferrare colpi durissimi alla criminalità organizzata. Tuttavia, per fare in modo che questi arresti non si traducano semplicemente in un temporaneo cambio della guardia ai vertici dei clan, è necessario un cambio di paradigma radicale. Non possiamo più tollerare che le nostre strade e la quotidianità dei cittadini siano ostaggio di un welfare criminale alternativo. Riprendersi il territorio significa investire stabilmente in sicurezza, educazione e presidio sociale. Per questo dobbiamo batterci in ogni sede istituzionale affinché la repressione giudiziaria sia affiancata da politiche strutturali capaci di restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni e una reale giustizia sociale. La lotta alla mafia si vince ogni giorno, strada per strada, riaffermando la presenza e l’autorità dello Stato.»
Emilio Corrao
Luogo: Palermo, via mariano d’amelio, 19
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